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Italiani e corse a tappe: la spiegazione (dura) di Locatelli

16.05.2022
7 min
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Olivano Locatelli è tornato sull’ammiraglia. La squadra si chiama Onec Cycling e ha base a Parma. Con lui sale a volte Salvatore Commesso, suo allievo da dilettante. Locatelli ha vissuto vicende che quanto a qualità e quantità basterebbero per tre vite. In un titolo di tanti anni fa, lo definimmo “Lo stregone dei dilettanti”. Non sono stati sempre rose e fiori. I suoi metodi sono stati spesso discussi e hanno portato a inchieste e archiviazioni. Diversi corridori hanno puntato il dito, come altri continuano a ringraziarlo, ma nessuno può negare che la sua esperienza sia qualcosa di raro. Per questo e conoscendo bene le sue convinzioni tecniche, abbiamo fatto con lui una fotografia del dilettantismo di oggi (nell’immagine photors.it in apertura, il bergamasco è con Aru al Val d’Aosta del 2012).

Alcune delle sue affermazioni renderanno la sedia scomoda. Però forse questa volta vale la pena accettare la posizione disagevole, ragionare sui singoli punti senza bocciarli a priori e chiedersi se valga la pena accettare tutto come viene o non varrebbe la pena chiedere qualche cambiamento.

Quest’anno Locatelli guida la squadra emiliana della Onec Cycling (foto Facebook)
Quest’anno Locatelli guida la squadra emiliana della Onec Cycling (foto Facebook)
Ce ne hai messo per rispondere…

Avevo lasciato il telefono a casa, ero a potare gli alberi. Me lo ha insegnato mio padre. Ho gli ulivi, ma questa volta ho potato quattro betulle. A inizio settimana scorsa invece ero in Norvegia da mia figlia, a Stavanger.

La città di Kristoff…

Davvero ? Non lo sapevo.

Che cosa ti pare di questo ciclismo dilettantistico?

Non voglio fare critiche, Vicennati, ma il bel ciclismo lo abbiamo visto noi. Il blocco olimpico non era un danno, al contrario (il divieto per i dilettanti di passare professionisti dall’anno pre-olimpico, rimasto in voga fino al 1992, ndr). Riempiva il serbatoio e il livello si alzava, perché i migliori si confrontavano fra loro. In più c’erano gli stranieri che ci aiutavano. I corridori restavano di più fra i dilettanti, non come adesso. Parlo di Belli, Casartelli, Bartoli e Pantani. Guardo Pozzovivo, che fece tre anni con me e il quarto alla Zalf, ed è ancora là.

L’ultimo blocco olimpico nel 1992: Casartelli (corridore di Locatelli) vinse a Barcellona, poi arrivarono tra i pro’ i ragazzi del 1990: da Bartoli a Pantani
L’ultimo blocco olimpico nel 1992: Casartelli (corridore di Locatelli) vinse a Barcellona, poi arrivarono tra i pro’ i ragazzi del 1990: da Bartoli a Pantani
Oggi chi può passa subito.

Non mi sento di condannarli. L’anno scorso ho letto una tesi di laurea, in cui si sosteneva che il maschio di oggi ha 1/5 degli spermatozoi rispetto a quello di 40 anni fa. Il maschio ha bisogno di lavorare per produrre testosterone. Prima da bambino ti davano il secchiello e la paletta, adesso ti danno il cellulare. Faccio un altro esempio. Fino a 10 anni fa, parlavo con i padri dei corridori, adesso vengono le mamme. E ogni tanto mollo loro una battuta. «Voi siete creatrici di maschi che non sposereste mai», gli dico. Dopo un po’ sapete che mi danno ragione? Ma la colpa non è dei ragazzi, vorrei che fosse chiaro.

E di chi è?

Una decina di giorni fa a Castiglion Fiorentino, un direttore sportivo ha detto che ormai non ci sono più corridori. Io gli ho risposto ad alta voce che invece non ci sono più direttori con gli attributi (la parola usata non è esattamente questa, ndr) e tutti i ragazzi intorno si sono messi a ridere.

Che cosa dovrebbero fare i direttori sportivi?

Smetterla di affidarsi soltanto ai test sui watt, che non sono fedeli per tutti. Se ci fossimo basati su quelli, Pozzovivo, Gotti e Aru avrebbero smesso subito. Ne avevano sui 260, ma avevano anche fibra rossa che matura più lentamente. Se fai questi test sugli allievi in cerca dei numeri più alti, di sicuro troverai passisti e velocisti, quelli con le fibre bianche. Gli altri, che hanno bisogno di più tempo per maturare, neanche li guardi. E li perdi. Ricordo bene quando il presidente della mia società disse che non capivo molto di ciclismo e di far smettere Aru al primo anno, perché non valeva nulla. I corridori li abbiamo, ma li abbiamo fatti accelerare troppo nel cervello.

Pozzovivo ha corso con Locatelli per tre anni, poi è andato alla Zalf, quindi è passato pro’
Pozzovivo ha corso con Locatelli per tre anni, poi è andato alla Zalf, quindi è passato pro’
In che senso?

Li senti parlare che se non hanno il procuratore non passeranno. Si è innescata una dinamica da cui non si torna più indietro. Tutto e subito.

E’ irreversibile?

La Federazione avrà il coraggio di bloccare tutto? Dieci anni fa, una sera a cena con Di Rocco (presidente uscente della FCI, ndr), mi disse che stava tenendo duro, ma che l’UCI vuole ridurre il numero di corse e di squadre in Italia. Favorendo semmai la nascita di una squadra WorldTour e un massimo di 250 corridori. Va così da 7-8 anni, senza che i ragazzi ne abbiano colpa.

Hai parlato dei direttori sportivi.

Una volta mi scontrai con Fabrizio Tacchino (responsabile della formazione FCI, ndr) in uno dei suoi corsi di aggiornamento. Dicevo che i watt non sono reali a 18 anni e che non si poteva ridurre tutto a questo. Venne fuori una discussione dopo la quale rimanemmo a lungo senza parlare. Finché due anni dopo, mi vide e disse che voleva dirmi qualcosa. Pensai che volesse tornare su quel discorso, invece mi chiese se nel corso che stava per cominciare, avrebbe potuto usare le mie parole. Gli chiesi quali…

Ivan Gotti corse nei dilettanti con Locatelli nel triennio 1988-1990
Ivan Gotti corse nei dilettanti con Locatelli nel triennio 1988-1990
E lui?

Mi disse che era rimasto colpito dal mio consiglio di non valutare i corridori al chiuso di quattro mura, che la posizione in sella di gennaio è diversa da quella di luglio e di settembre e insomma… i miei argomenti. Gli era piaciuta soprattutto la mia espressione sul fatto che per fare il tecnico serve… l’occhiometro.

Non tutti sanno valutare i corridori guardandoli.

Infatti i corridori se ne rendono conto e finiscono tra le braccia di chi fa i test. Attenti bene, io sono stato fra i primi a farli all’Università di Torino, ma non c’erano solo quelli. Aggiungete poi che i direttori sportivi di oggi sono stati corridori pochi anni fa, sono abituati a quel sistema, senza vedere la necessità di cambiarlo. Bisognerebbe ripartire dai corridori, consapevoli che da anni abbiamo svuotato il serbatoio.

Cosa dovrebbe fare la FCI?

Prendere determinate persone, mandarle in giro a individuare i talenti e poi trovare il modo di trattenerli, affinché maturino nel tempo che serve. Ho un elenco di oltre 20 corridori fatti smettere a 24 anni dopo che erano passati a 20

Cicone ha corso alla Maiet di Locatelli nel 2013, poi è stato per due anni al Team Colpack
Cicone ha corso alla Maiet di Locatelli nel 2013, poi è stato per due anni al Team Colpack
Torni per un attimo al discorso delle fibre rosse e le bianche?

Prendete Ciccone, che era con me poi è andato via. Non hanno capito che lui non era uno da buttare nelle classiche, ma da far crescere gradualmente nelle gare a tappe. Prendete Aru. Gli dissi che aveva fibre rosse, che doveva avere pazienza e sarebbe arrivato. Lui ha ascoltato e al terzo anno ha cominciato a fare i suoi risultati. Mi piacerebbe dare una mano per trovare corridori da corse a tappe, quelli che ci mancano. Ce ne sono tanti che dovrebbero aspettare, ma se glielo proponi, ti guardano come fossi matto, con tutti questi discorsi che ci sono. Allora bisognerebbe trovare una squadra che investa e li convinca a rispettare i loro tempi, liberandoli da tanti condizionamenti.

Di cosa parli?

Pagando di tasca mia, ho mandato quattro ragazzi da sei biomeccanici diversi. Ebbene, sono tornati con 24 posizioni differenti. La geometria non dovrebbe essere una scienza esatta? Anche questo li condiziona. A volte mi trovo con i miei ex e parliamo. Negli anni capisci. E così parlando con Gotti, gli ho detto che su certi allenamenti avevamo sbagliato tutto. Lui mi ha risposto che ci credeva e quindi andava bene. Ma se togli di mezzo un po’ di queste figure, a chi li dai in mano?

Olivano Locatelli è nato a Bergamo nel 1956, ha corso nei dilettanti (foto Facebook)
Olivano Locatelli è nato a Bergamo nel 1956, ha corso nei dilettanti (foto Facebook)
Cosa pensi del ruolo dei procuratori?

Hanno le loro responsabilità, al pari dei genitori dei ragazzi. Purtroppo quello dei giovani corridori è un commercio, con squadre che negli anni ne hanno fatti passare e smettere decine. Non condanno nessuno, è il sistema che è così. Ma datemi retta, il ciclismo migliore lo abbiamo visto tanti anni fa.