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Con Alé il dietro le quinte di una WorldTour femminile

10.11.2022
5 min
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Alé ha un animo femminile. Per questo cura i capi per le donne come mai nessuno prima attraverso lo studio della vestibilità e lo stile unico. Questa è la filosofia che viene applicata a 360 gradi in tutta la gamma Alé. Dalla vendita diretta all’e-commerce, fino alla realizzazione del vestiario per un Team WorldTour donne. Alessia Piccolo, AD di APG, è attrice in prima persona dell’intento rivolto a valorizzare il ciclismo rosa, con gamme dedicate e sponsorizzazioni a team giovanili per ragazze. 

Per questo viaggio dietro le quinte prendiamo come esempio il Team BikeExchange-Jayco che l’azienda veneta veste dai maschi alle femmine. Nella realizzazione di materiale tecnico per un team di questa caratura c’è un’attenzione ai dettagli che viene portata ad una cura di livello sartoriale. Scopriamolo insieme ad Alessandro Migliorini, Responsabile Marketing e Monica Rudella, Responsabile del Prodotto. 

La BikeExchange è un esempio di come l’azienda veneta lavori parallelamente su più fronti
La BikeExchange è un esempio di come l’azienda veneta lavori parallelamente su più fronti

La donna al centro

La cura di ogni dettaglio è ciò che fa la differenza, in ambito sportivo questo aspetto è amplificato all’ennesima potenza in più direzioni. Per Alé ogni esigenza e curva del corpo femminile ha un’importanza viscerale e non trascurabile. «Tutti i capi del Team BikeExchange – spiega Monica Rudella – sono studiati sull’anatomia delle donne. Non partiamo dal modello da uomo per poi svilupparlo per la donna, come fanno tutti quanti. Noi facciamo esattamente il contrario partiamo dal femminile ex novo. L’uso comune è quello di prendere il capo maschile e farlo in taglie ridotte. Le nostre modelliste studiano la fisicità femminile e la riflettono nei materiali. Così come il fondello studiato ad hoc per l’esigenze femminili, con punti di pressione totalmente differenti da quelli maschili. Questo secondo me è il plus di Alé.

«Essendo donna, Alessia Piccolo, ci tiene molto alla cura dell’abbigliamento femminile perché è una cosa che ci contraddistingue. Facciamo spesso indossare i nostri capi progettati in laboratorio alle nostre atlete WorldTour prima di metterci il nostro marchio e mandarlo in produzione. Facciamo anche dieci fitting prima di dire che il capo sia corretto».

Cura sartoriale

Alè vanta un’esperienza trentennale in questo settore, per questo la scelta dei tessuti e il saperli abbinare e cucire con cura è una delle arti che contraddistingue l’azienda. Garantire il massimo della performance e regalare le migliori sensazioni alle cicliste anche nelle situazioni più difficili è l’obiettivo che sta alla base di tutto.

«La scelta dei materiali – dice Migliorini – non si differenzia così tanto tra maschi e femmine perché vengono usati filati top di gamma ad alte prestazioni. Più che altro cambia la scelta delle grafiche e i tagli. La vestibilità è un elemento determinante per il comfort femminile. Per esempio fianchi più sciancrati. La parte dietro è adattata perché c’è un’altra fisionomia rispetto al corpo maschile. Le parti davanti non sono mai in rete ma sono chiuse per non essere trasparenti. Poi per quanto riguarda i materiali abbiamo fatto studi e l’esigenze rimangono le stesse. Il fitting rimane un elemento portante per la realizzazione della divisa e dei capi in generale.

«Oltre alla differenza maschio e femmina, bisogna considerare che ogni atleta ha il suo kit. Sono prodotti sartoriali. Per esempio a Sanchez gli piace la manica un centimetro più lunga mentre a Landa un po’ più corta, noi la realizziamo perché sia perfetta per ognuno di loro. Gli atleti hanno tutte le vestibilità fatte su misura. Per una squadra in media facciamo almeno venti tagli differenti, totalmente su misura per ogni corridore. Rispettiamo le esigenze al millimetro perché pensiamo siano dettagli che possono fare la differenza. Sono capi che vanno indossati a pelle quindi devono seguire le linee del corpo in ogni sua fisionomia. Dai training camp si prendono le misurazioni nei team e dopo pochi giorni siamo in grado di fornire i kit a tutta la squadra»

Qui Alessia Piccolo nel 1° Gran Premio Alé
Qui Alessia Piccolo nel 1° Gran Premio Alé

In prima linea Alessia Piccolo

Alessia Piccolo tiene molto al ciclismo femminile e all’attenzione del prodotto in ogni sua fase.

«Alessia vede tutto indossato in posizione bici – dice Monica Rudella – per poter apprezzare ogni dettaglio in movimento. L’atleta si mette sul rullo e cerchiamo ogni particolare registrando tutti i funzionamenti dei tessuti e delle vestibilità applicate. Qualsiasi cosa deve essere indossata in posizione atletica, non in piedi perché quella è la sua vera funzione. La visione di Alessia è totale, non lascia nulla al caso. Sia per la vestibilità, sia per i materiali, è fondamentale che tutto l’insieme sia progettato ad hoc per la donna. Le grafiche il design sono tutti curati, collaboriamo anche con stilisti esterni ma la supervisione passa sempre da lei. Alessia in primis testa i prodotti ed è la prima che ci fa notare correzioni e dettagli da curare prima di mandare in produzione».

La Piccolo è promotrice anche del ciclismo rosa, attraverso sponsorizzazioni. Il 4 settembre si è svolto il Gran Premio Alé Cycling dedicato alle ragazze delle categorie Esordienti ed Allieve.

Dai pro’ agli amatori

La ricerca ha bisogno di “cavie”. Quelle di Alé sono decisamente speciali. Sono i ciclisti professionisti con cui l’azienda collabora da anni. Nessuno come loro è infatti in grado di dare indicazioni e suggerimenti sui prodotti da sviluppare. 

«Viene sviluppato tutto anche in corsa. Per esempio – riprende Rudella – l’atleta ha provato un capo particolare e ha proposto qualche miglioramento o modifica. Noi lo ascoltiamo e lo miglioriamo in laboratorio per la successiva volta. Ed è da lì che noi partiamo per sviluppare la gamma che vendiamo al pubblico, sfruttando questi preziosi consigli per poi regalarli agli utenti che poi andranno ad acquistare i nostri capi. Siamo convinti che i nostri tester siano i corridori sul campo e che questo sia un elemento unico di cui Alé può essere orgogliosa».