Una stagione dai due volti, quella vissuta da Alessandro Verre. Una prima parte brillante, con buone prestazioni soprattutto nelle corse a tappe e una seconda al di sotto delle attese, principalmente delle sue. Anche se viene difficile pensare che la chiusura del rapporto con la MBH Bank dipenda da quella, in fin dei conti poteva essere nell’ordine delle cose dividere le proprie strade dopo un contratto annuale e infatti il distacco è stato scevro di malcontento.


Eppure Verre aveva collezionato tante buone prestazioni, fino a riassaporare il gusto della vittoria a Visegrad: «Sì, ma non è stata una vittoria tra i professionisti – afferma il lucano – era una prova 1.2, anche se fa sempre piacere alzare le braccia al cielo. Effettivamente ci sono stati degli alti e bassi. Neli ultimi due mesi, quando forse si doveva fare qualcosa in più non ho reso come volevo e come ci si aspettava e questo mi ha lasciato l’amaro in bocca».
Qual è stato il momento più bello di questa stagione?
Potrei dire al Giro di Sardegna perché dopo tutti questi anni alla fine sono riuscito ad ottenere il mio primo podio in una corsa a tappe. E’ stata la dimostrazione di una crescita, un cammino arrivato a quel punto, il compimento di quello che avevo fatto gli anni scorsi, con una crescita graduale nella ricerca della costanza, specialmente in questo tipo di corse.


E’ la corsa a tappe la tua dimensione ideale?
Da quello che ho visto in questi ultimi anni penso di sì. Ho difficoltà nelle gare di un giorno, invece su questo tipo di brevi corse a tappe come al Giro di Sardegna, penso di poter dire la mia quando specialmente si adattano alle mie capacità.
Con l’MBH Bank com’è stato il rapporto?
E’ stato bello perché sono ritornato nell’ambiente che avevo lasciato qualche anno fa, prima che passassi tra i professionisti e devo esser sincero, ho ritrovato lo stesso clima che avevo lasciato, giusto con qualche anno di esperienza in più da entrambe le parti. Apprezzo la gestione familiare che ancora c’è e che permette di accogliere il corridore in un modo diverso rispetto a quello a cui ero abituato negli anni precedenti.


Immagino che ti stia guardando intorno e da quel che si sa nell’ambiente c’è anche la possibilità di andare a correre insieme a chi è considerato un po’ il tuo mentore, Pozzovivo…
Sì, per me Domenico è stato sempre un idolo. In Basilicata non abbiamo una grande cultura dello sport in generale e del ciclismo soprattutto. Sono pochi i grandi campioni usciti dalla nostra regione, Pozzovivo è uno di questi. Domenico per me è un esempio perché so che tante cose che io vivo nel mio percorso di crescita le ha affrontate anche lui, quindi in un certo senso mi dà anche una sorta di tranquillità in quello che faccio.
Tu sei ancora molto giovane e stai crescendo da tutti i punti di vista. Preferiresti avere Domenico compagno di squadra o in un’altra figura?
Quando smise la prima volta, fin dall’inizio dissi che il mio sogno era quello di correre con lui in squadra assieme, perché volevo imparare il più possibile da lui. In questi ultimi anni ci siamo avvicinati molto e specialmente in quest’ultimo anno mi ha seguito, è stato il mio allenatore e nonostante poi abbia deciso di ritornare a correre, è stato sempre professionale nei miei confronti. Ammetto che sarei molto curioso di vederlo da una prospettiva diversa, che sarebbe quella appunto di essere suo compagno di squadra.


Questo fatto di poter correre con lui ti dà più ottimismo adesso nell’avvicinarsi alla nuova stagione?
Sì, non posso ancora dare l’ufficialità del mio ingaggio, ma sono tranquillo, lo stesso Pozzovivo non ha ancora detto se correrà o no. Io posso solo dire che mi piacerebbe molto condividere i numeri di gara, le partenze, le esperienze, sarebbe tutto nuovo materiale per la mia crescita.
Hai già ripreso a prepararti?
Ho ricominciato proprio in questa settimana, perché mai come quest’anno ho sentito la necessità di dover staccare dopo le ultime corse. Di solito ero abituato a fare un breve periodo di transizione fino alla fine di ottobre, per poi staccare agli inizi di novembre, però quest’anno appunto ho sentito proprio la necessità di nascondere la bici in una stanza e non vederla più per qualche giorno. E dopo due settimane sono ripartito.


E’ dipesa anche da questa sorta di “nausea” l’ultima parte di stagione che mi dicevi non è stata pari alle tue attese?
Diciamo che è sopravvenuta soprattutto negli ultimi giorni della stagione – sottolinea Verre – dopo quella vittoria in Slovacchia, ho staccato una settimana perché appunto volevamo preparare bene il finale di stagione, tutte le corse che erano previste in Italia. Da lì in poi forse le cose sono state fatte un po’ affrettate perché dovevo andare a correre in Repubblica Ceca ma l’avvicinamento non era stato perfetto. Mi sono ammalato e sono andato in altura sullo Stelvio, come mia abitudine negli ultimi anni, ma in quelle condizioni forse non era proprio l’ideale andare o magari spingere in un determinato modo.
Il tuo umore com’è?
Sono tranquillo, alla fine ho azzerato tutto e sono ripartito con nuovo spirito, sono pronto a rimettermi in gioco e cercare di far meglio di quello che ho fatto quest’anno.