Alessandro Verre

Pozzovivo coach di Verre. Come procedono i lavori?

16.03.2026
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Alessandro Verre e Domenico Pozzovivo. Il corridore e l’ex corridore, ora preparatore. Entrambi lucani, entrambi scalatori, entrambi minuti… ma quante analogie ci sono! Oggi “Pozzo” è il coach di Verre e l’atleta della MBH Bank Pro Team si sta comportando bene.

Con Domenico dunque facciamo il punto su come sta andando questo lavoro congiunto. Come reagisce Verre ai suoi metodi. E soprattutto dove può arrivare. Per ora, stando a quanto visto al Giro di Sardegna, le sensazioni sono buone. Ricordiamoci sempre che parliamo di un ragazzo che è sì al quarto anno da pro’, ma che ha pur sempre appena 24 anni.

Pozzovivo, con la sua meticolosità, ha ripreso in mano tutti i dati di Verre, anche quelli del passato. Ha analizzato i volumi dei lavori di Alessandro sin qui. I dati espressi nelle corse. Hanno parlato delle sensazioni nei vari momenti. Ed eccoli qui…

Pozzovivo
Pozzovivo ha corso fino al 2024 con la Bardiani, da un paio di anni è diventato un preparatore
Pozzovivo
Pozzovivo ha corso fino al 2024 con la Bardiani, da un paio di anni è diventato un preparatore
Come sta andando con Alessandro, Domenico? Partiamo dalla persona…

La persona è un po’ la proiezione di me quando avevo la sua età, quindi forse è anche questa l’origine comune. Alla fine siamo bagnati dallo stesso fiume, nella Val d’Agri: lui è un po’ più a monte, io più a valle, però ci assomigliamo molto dal punto di vista caratteriale. Forse è anche un po’ la cifra distintiva dei lucani: non troppo esuberanti, ma comunque molto rispettosi degli altri e molto laboriosi.

Dal punto di vista dell’atleta, invece, che “motore” hai trovato? E come può evolversi?

Non ha paura di fare fatica, soprattutto di essere costante nel lavoro. E’ un motore che lascia aperte diverse porte, perché mentre caratterialmente siamo molto simili, dal punto di vista atletico lui arriva magari alle stesse conclusioni ma partendo da una base più esplosiva. Ha quindi delle caratteristiche che lo portano a essere performante di natura più sul breve. La resistenza è una cosa che sta sviluppando gradualmente, però forse non è ancora la sua carta migliore.

Alessandro Verre
Alessandro Verre (classe 2001) dopo tre stagioni all’Arkea è approdato alla MBH Bank Pro Team, la sua ex squadra da U23
Alessandro Verre
Alessandro Verre (classe 2001) dopo tre stagioni all’Arkea è approdato alla MBH Bank Pro Team, la sua ex squadra da U23
Si dice sempre che non tutti maturano allo stesso modo. Verre a che punto è?

Lo sviluppo fisico e quindi della performance, oltre a essere diverso da atleta ad atleta, procede anche a gradini. Non è qualcosa di lineare. Sicuramente nel secondo anno da under 23 ha fatto un bel salto dal punto di vista delle capacità condizionali. Poi ha avuto un plateau, una fase di stallo. E quel plateau, a un certo punto, spero sia adesso, ricomincerà a salire. I numeri che aveva già nei primi due anni da under facevano comunque propendere per il passaggio tra i professionisti, non era un passaggio troppo rischioso. Ovviamente col senno di poi magari gli avrebbero fatto bene altri due anni nella categoria. Adesso però sarebbe impensabile.

In pochi anni è cambiato tanto in effetti…

Sì, assolutamente. Anche psicologicamente sappiamo come si sente un under 23 al terzo o quarto anno: si sente un po’ all’ultima spiaggia. E non è mai una bella sensazione.

Domenico, hai parlato della resistenza. Come state lavorando su questo aspetto? E’ qualcosa che verrà più naturale?

No, ci stiamo lavorando ma con gradualità, perché per me i picchi sono la base della performance. C’è un po’ la moda di parlare di durability, di replicabilità dello sforzo. Per me è una cosa che arriva dopo. Prima vorrei raggiungere l’eccellenza o comunque un livello più alto dal punto di vista dei picchi, e poi riuscire a riprodurre quei picchi in maniera più agevole e quindi più ripetibile.

Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Secondo gli obiettivi che vi siete prefissati siete in tabella? O magari siete dietro o più avanti?

Direi che siamo in tabella. Mi aspettavo di trovare un Verre così. Nei nostri scambi prestagionali, quando ci siamo confrontati sulle opinioni e lui mi ha detto quando voleva essere in forma, l’obiettivo era proprio il Giro di Sardegna. Al Tour de la Provence non era al top, ma era in crescita. I numeri dell’allenamento non erano stati rispecchiati in corsa, avrebbe potuto fare meglio. Però in Sardegna ha raccolto le prime soddisfazioni in una corsa a tappe. Magari ci si aspettava qualcosa in più alla Strade Bianche.

E cosa non ha funzionato a Siena? Noi alla vigilia lo avevamo visto bene, sereno…

E’ scivolato proprio quel giorno. E questo ti condiziona anche un po’ nella guida.

Ma dove può arrivare veramente Verre? Oggi servono dei mega motori, ma si può arrivare a quei livelli? Ci viene in mente un Tiberi, per esempio…

A me piace stare con i piedi per terra. Quando parliamo di Verre dobbiamo tenere conto che è un buon atleta anche per le cronometro e questo può far sì che possa curare anche la classifica generale. Forse nelle tre settimane, almeno per adesso, non ce lo “vedo sul pezzo”. Come ho detto prima stiamo lavorando sulla continuità. Però nelle gare di una settimana, se c’è anche una crono, può dire la sua.

Verre
Quest’anno Verre non farà Grandi Giri. Da una parte potrebbe mancargli qualcosa, ma dall’altra è l’occasione per reimpostare certi lavori (foto Instagram – @gettysport)
Verre
Quest’anno Verre non farà Grandi Giri. Da una parte potrebbe mancargli qualcosa, ma dall’altra è l’occasione per reimpostare certi lavori (foto Instagram – @gettysport)
Venite dalle stesse zone, ma in quanto preparatore per te il fatto di conoscere le sue strade di allenamento è un vantaggio per i programmi?

Nel mio caso è una prerogativa diffusa un po’ in tutta Italia, non solo della nostra Lucania! Quando viene a Bergamo o quando va sull’Etna gli parlo delle strade come fossero casa mia. Però la sua zona in Basilicata è quella in cui facevo le mie prime “alture” da giovane. Siamo a circa 1.400 metri di quota e i miei primi Giri d’Italia passavano proprio da quelle strade. Infatti quando gli scrivo i lavori, gli dico anche dove farli.

Alessandro ci ha confidato che vi sentite tutti i giorni. Alla fine la vostra è anche una bella storia del Sud. E questo fa piacere

Eh sì – sorride Pozzovivo – non siamo in tanti della nostra regione, la Basilicata, e quindi c’è anche un doppio legame oltre a quello fra coach e atleta. Le origini comuni, le mie esperienze… insomma, ci si confida facilmente.