Il record di Oliveira: 24 volte al traguardo nei grandi giri

Il record di Oliveira: 24 volte al traguardo nei Grandi Giri

07.08.2026
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Non c’è stato solo Tadej Pogacar fra i vincitori dell’ultimo Tour de France. O Pedersen. O Del Toro. Perché a modo suo anche Nelson Oliveira lo è stato, stabilendo un record destinato a durare nel tempo. Perché a Parigi il portoghese della Movistar ha portato a termine il suo 24° Grande Giro, staccando così il polacco Sylwester Szmyd con cui condivideva questo singolare primato.

A 37 anni Oliveira, corridore con un passato giovanile importante con medaglie europee e mondiali da U23, ha visto premiata una carriera vissuta tutta da gregario puro, sempre al servizio dei vari capitani, facendo proprio dell’affidabilità e della resilienza la sua caratteristica. D’altronde, il ciclismo era nel suo DNA: «Mio padre era un ciclista tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, ed è stato lui a farmi appassionare, anche se all’inizio non volevo poi tanto, ma ho iniziato a gareggiare nel 2004 come junior e non volevo essere un ciclista di passaggio. Ho iniziato a vincere gare, e l’anno successivo la mia passione per il ciclismo è davvero esplosa. Ho continuato fino al 2009, quando sono arrivato secondo ai mondiali a cronometro di Mendrisio».

Alla Movistar il 37enne portoghese ha trovato casa, tanto è vero che è riconfermato anche per il 2027
Alla Movistar il 37enne Oliveira ha trovato casa, tanto è vero che è riconfermato anche per il 2027
Alla Movistar il 37enne portoghese ha trovato casa, tanto è vero che è riconfermato anche per il 2027
Alla Movistar il 37enne Oliveira ha trovato casa, tanto è vero che è riconfermato anche per il 2027
Quando sei entrato nel mondo dei professionisti?

L’anno dopo, forte proprio dei risultati di categoria. Sono stato ingaggiato dalla Xacobeo Galicia, l’anno dopo sono andato a RadioShack dove ho corso nel 2011 la prima Vuelta. Ci sono stato per 3 anni, poi 2 anni alla Lampre e dal 2016 non mi sono più spostato dalla Movistar.

Tu sei un portoghese ma sei in Spagna da 10 anni. Trovi tante differenze con il tuo Paese?

La verità è che la Spagna è proprio accanto al Portogallo, quindi mi sono adattato abbastanza bene e il team mi ha accolto come un membro della famiglia. Mi trovo bene qui, i miei compagni di squadra mi rispettano, sanno di poter contare su di me e mi sopportano. Mi danno tutto ciò di cui ho bisogno per stare bene, a dire il vero non ho notato grandi differenze.

Solo 4 le presenze al Giro di Oliveira, che invece ha portato a termine ben 10 Tour e Vuelta
Solo 4 le presenze al Giro di Oliveira, che invece ha portato a termine ben 10 Tour e Vuelta
Solo 4 le presenze al Giro di Oliveira, che invece ha portato a termine ben 10 Tour e Vuelta
Solo 4 le presenze al Giro di Oliveira, che invece ha portato a termine ben 10 Tour e Vuelta
Quando ti sei scoperto specialista dei grandi giri?

Beh, forse specialista è una parola grossa, da riservare a chi vince. Nel 2011 è iniziata la mia carriera nei Grandi Giri. Effettivamente ne ho fatti un po’, nel 2013 ho corso il Giro d’Italia e devo dire che non mi sono mai sentito troppo male nell’arco delle tre settimane. Ho sempre fatto quello che la squadra mi ha chiesto. Mi piacerebbe molto vincere una tappa o qualcosa del genere, ma finora ho vinto solo una volta alla Vuelta a España e quello è stato il miglior risultato che ho ottenuto, una specie di ricompensa per tutti i Grandi Giri che ho corso finora.

Che cosa serve per concludere senza problemi una corsa di tre settimane, oltretutto nella quale si deve lavorare tanti per il proprio leader?

Difficile a dirsi. Non parlerei di fortuna, credo che si tratti di trovarsi nel posto giusto, in una buona posizione al momento giusto. Penso che sia la forza di volere un po’ di più ed essere dove devi essere, con una squadra forte al tuo fianco che porti alla vittoria. Io credo che se sei in un gruppo affiatato, lavori bene, riduci anche alcuni dei rischi nel gruppo. Conta anche il fatto che non ho avuto la sfortuna di cadere o di dover abbandonare a causa di una malattia. Alla fine, è questo che ci fa andare avanti: la resilienza che credo ognuno di noi abbia.

A cronometro Oliveira ha colto risultati di spicco, come l'argento agli European Games 2019
A cronometro Oliveira ha colto risultati di spicco, come l’argento agli European Games 2019
A cronometro Oliveira ha colto risultati di spicco, come l'argento agli European Games 2019
A cronometro Oliveira ha colto risultati di spicco, come l’argento agli European Games 2019

Ci tenevi particolarmente a questo record, all’ultimo Tour?

Lo ammetto, un po’. Sapevo e quindi volevo arrivare a Parigi. L’anno scorso ho capito di aver pareggiato con un altro corridore, allora non lo sapevo, questa volta avevo l’opportunità e dovevo coglierla.

Tu hai concluso 24 grandi giri, qual è stato il più difficile?

Credo fosse un Tour nel 2021, dove sono caduto più di due volte e in una di queste cadute mi sono procurato delle ferite alle gambe, un’altra volta sono caduto su un gradino in hotel e mi sono procurato una distorsione di 15 centimetri al piede ed è lì che ho rischiato di fermarmi perché mi faceva male. Non riuscivo a camminare molto, ma fortunatamente, in bici non mi faceva molto male. Non fu un Tour facile, certamente non uno che ricordo con molto piacere…

La vittoria di Oliveira nella tappa a Tarazona della Vuelta del 2015, l'unico suo successo di peso da pro'
La vittoria di Oliveira nella tappa a Tarazona della Vuelta del 2015, l’unico suo successo di peso da pro’
La vittoria di Oliveira nella tappa a Tarazona della Vuelta del 2015, l'unico suo successo di peso da pro'
La vittoria di Oliveira nella tappa a Tarazona della Vuelta del 2015, l’unico suo successo di peso da pro’
La tua prima Vuelta è stata nel 2011. Rispetto ad allora quanto sono cambiate queste corse e il ciclismo in generale?

Molto. Prima non ci alimentavamo correttamente. Penso che l’alimentazione sia ciò che è cambiato di più ed è per questo che stiamo anche progredendo più velocemente. Inoltre prima il ciclismo non era così aggressivo, ora ci vuole molto più tempo per entrare in una fuga perché facciamo alte velocità tutto il giorno. E poi, naturalmente, tutta l’attrezzatura che usiamo si è evoluta parecchio, soprattutto in termini di aerodinamica, l’abbigliamento. Sono i piccoli dettagli a fare la differenza, ma credo che sia il modo di alimentarsi ciò che più influisce.

Tra Giro, Tour e Vuelta, quale preferisci e quale ti piace di meno?

E’ difficile dirlo. A me piace molto il Giro, per i percorsi, per la sua bellezza anche se l’ho corso solo 4 volte, ma mi piace anche il Tour. E’ una corsa diversa, più aggressiva. Poi c’è tutto il clamore mediatico che lo circonda, che lo rende la più grande invenzione sportiva, e poi c’è la Vuelta per la vicinanza e  i nostri tifosi.

Oliveira con Valverde, uno dei suoi capitani nel suo lungo decennio alla Movistar
Oliveira con Valverde, uno dei suoi capitani nel suo lungo decennio alla Movistar
Oliveira con Valverde, uno dei suoi capitani nel suo lungo decennio alla Movistar
Oliveira con Valverde, uno dei suoi capitani nel suo lungo decennio alla Movistar
Ti ho chiesto prima qual è stato il più difficile, ma tra le 24 corse qual è stata la più bella, che ti ha lasciato i migliori ricordi?

Sicuramente la Vuelta del 2015, quando ho vinto una tappa e sono arrivato secondo in un’altra. Mi sentivo piuttosto bene, avevamo un team forte con Quintana e Valverde ed è stato in quel momento che mi sono sentito più competitivo, per questo è il più bello che abbia mai vissuto.

L’ultima tua vittoria è di 10 anni fa. Sinceramente rinunceresti a questo record per riassaporare il successo?

Credo di sì. Ne sono orgoglioso, questo sia chiaro, ma una vittoria di tappa in un grande tour è un’altra cosa…