Tour de France, 6 tappa, maglia gialla, UAE Team Emirates

Pogacar scava il primo solco: ipoteca sul Tour?

10.07.2026
6 min
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Tadej Pogacar scava il vero divario con il principale contendente alla maglia gialla, ovvero Jonas Vingegaard, nei diciassette chilometri che portano al traguardo dopo la discesa del Tourmalet. Due minuti e trentotto secondi sul danese della Visma Lease a Bike, il quale non ha potuto fare altro che pedalare nella stessa vallata del rivale sapendo di perdere secondi che sono diventati minuti. Una sentenza quella di Pogacar. Il campione del mondo, come ci ha già abituati, annienta gli avversari. Solo che questa volta lo ha fatto alla sesta tappa del Tour de France. Il condizionale sarebbe d’obbligo, ma come si fa ad avere dei dubbi quando le forze in campo sono così diverse?

A Gavernie-Gèdre lo sloveno del UAE Team Emirates si infila nuovamente la maglia di leader della classifica generale. Simbolo prestato al norvegese Torsten Traen, il quale ieri avrebbe fatto volentieri a meno delle attenzioni di tutti mentre, con dieci minuti di ritardo dai primi, veniva sottoposto alle cure dell’equipe medica del Tour de France a bordo strada dopo la rovinosa caduta nella discesa del Tourmalet.

Senza calcoli

Mancavano poco più di 43 chilometri all’arrivo quando nello scalare il Tourmalet il piano della UAE Emirates ha preso forma. Un allungo di Del Toro, dopo che avevano lavorato Grossschartner, McNulty e Yates. Il messicano accelera, dietro gli rimane il solo Tadej Pogacar. Gli altri si disperdono. L’unico che sembra tenere botta è Jonas Vingegaard che perde terreno ma rimane con gli occhi puntati sulla maglia iridata, che intanto detta il ritmo e si gira a cercare riferimenti. 

Il danese rimane con un distacco minimo di nove secondi per un paio di chilometri, poi dopo una curva tarda ad arrivare a favore di telecamera. Si apre un buco che diventerà voragine al termine della tappa. 

«L’altro giorno sul bus – racconta Pogacar dopo l’arrivo – mentre tornavamo dalla tappa di Pau, c’era già un’atmosfera di grande entusiasmo mentre parlavamo della tappa del Tourmalet. Tutti i ragazzi erano davvero carichi, avevo già capito che sarebbe stata una buona giornata. Abbiamo semplicemente corso come se non avessimo nulla da perdere».

Tour de France, 6 tappa, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Met, Col du Tourmalet
Col du Tourmalet, Pogacar allunga dopo l’azione di Del Toro, nessuno gli resta a ruota e il pubblico si infiamma
Tour de France, 6 tappa, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Met, Col du Tourmalet
Col du Tourmalet, Pogacar allunga dopo l’azione di Del Toro, nessuno gli resta a ruota e il pubblico si infiamma

Cercarsi rivali

Le parole di Tadej Pogacar, che torna a vestire la maglia gialla del Tour de France, sono una sentenza quasi più delle sue gambe. Pensare di correre come se non ci fosse nulla da perdere già dalla sesta tappa della corsa più importante al mondo è qualcosa che difficilmente si è visto. Attaccare a poco più di quaranta chilometri dal traguardo senza preoccuparsi delle conseguenze o degli avversari è un segnale che ha la forza di uno schiaffo ben assestato a tutti i contendenti alla vittoria del Tour de France. 

«Non mi immaginavo di ottenere tutto questo vantaggio nei confronti di Vingegaard – prosegue Tadej Pogacar – nella mia testa avevo lasciato tutto nelle mani del caso, qualunque cosa fosse successa. Non stavo calcolando secondi o minuti, né chi avrebbe vinto o altro. Volevo solamente dare il massimo fino al traguardo».

Quello che potrebbe rivelarsi come un altro colpo difficile da digerire per il morale degli avversari è il terzo posto di Isaac Del Toro. Il messicano nella volata del gruppetto si mette tutti alle spalle e fa capire che anche l’ultimo gradino del podio rischia di essere terra di conquista del UAE Team Emirates

Un altro livello

La differenza delle forze in campo è racchiusa nelle parole di Pogacar e nei gesti. L’ultima borraccia lo sloveno la prende quando mancavano sei chilometri alla fine, non la beve ma se la versa addosso. Prima le spalle, poi la schiena e infine il volto. Sbuffa, si rimette in posizione e aggiunge altri quaranta secondi tra sé e gli altri. 

Da quando è uscito sconfitto l’ultima volta dal Tour de France, era il 2023, Tadej Pogacar sembra aver fatto quel salto di qualità e di prestazione possibile solo per lui. Quello stesso anno la Grande Boucle era passata sul Tourmalet, sempre dopo aver scalato il Col d’Aspin, e il tempo impiegato da Pogacar e Vingegaard per arrivare in cima era stato di 45’ e 37”. Tre anni dopo il campione del mondo ha impiegato 43’ e 14”

La resa della Visma

Jonas Vingegaard ha tentato di percorrere un’altra strada nel suo cammino di avvicinamento verso il Tour de France. La sua partecipazione al Giro, vinto senza grandi problemi, era volta a trovare una condizione migliore e tentare di avvicinarsi a Tadej Pogacar. Al momento i frutti del lavoro del danese sembrano lontani dall’essere raccolti e le parole di Marc Reef, Leading Race Coach della Visma Lease a Bike non lasciano molte speranze. 

«Il risultato di oggi è davvero deludente – ha detto in una nota rilasciata nel post tappa dal team – ma abbiamo visto un Jonas che ha lottato fino al traguardo e ha fatto tutto il possibile per limitare il distacco da Pogacar, respingendo al contempo il gruppo che lo inseguiva alle spalle, cosa in cui è riuscito bene.

«Volevamo inserire un nostro uomo in fuga – continua – ma non siamo riusciti, adattando così la strategia di gara. Sul Tourmalet quando Pogacar ha attaccato, Jonas ha proseguito al proprio ritmo rimanendogli vicino per un bel po’ di tempo. Tuttavia, a circa due chilometri dalla vetta, ha dovuto rallentare leggermente. Da lì in poi ha lottato fino al traguardo, ma non è bastato per ridurre ulteriormente il distacco».

Se anche il principale rivale, al termine della sesta tappa, inizia a guardarsi alle spalle vuol dire che le tattiche e le gambe per fronteggiare il gigante sloveno potrebbero non esserci. Il Tour rischia davvero di diventare una rincorsa alle piazze d’onore.