Immagini dal Rwanda: vince Henok, con l’aiuto di Tolio

02.03.2023
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E’ appena tornato a casa, Alex Tolio, dopo quella che più che una gara è stata un’avventura che per certi versi ha cambiato la sua percezione del mestiere. Il Tour du Rwanda gli resterà nel cuore, per le sensazioni vissute, le immagini viste, per tutto quel che ha rappresentato. Era la sua prima avventura fuori dall’Europa e ora, pochi giorni di riposo e poi un viaggio ancor più lungo, verso Taiwan, perché ormai il corridore di Bassano del Grappa è un ciclista a tutti gli effetti.

Tolio è stato fondamentale nella vittoria finale di Henok Mulubrhan, suo compagno alla Green Project Bardiani CSF Faizané al termine di una corsa a tappe come nella storia se ne sono viste davvero poche se si pensa che l’eritreo ha trionfato a parità di tempo con Walter Calzoni (Q36.5) e con un solo secondo sul belga William Lecerf (Soudal-QuickStep). Ma la vittoria di Mulubrhan non è una sorpresa.

Il podio del Tour du Rwanda a Kigali, da sinistra Calzoni, Mulubrhan e Lecerf, racchiusi in un secondo (foto Sonoko Tanaka)
Il podio di Kigali, da sinistra Calzoni, Mulubrhan e Lecerf, racchiusi in un secondo (foto Sonoko Tanaka)

«Henok va davvero forte, ve lo posso assicurare – afferma Tolio – veniva dalla conquista del suo secondo titolo africano e non era una vittoria da poco. Quando lo abbiamo saputo, in squadra abbiamo festeggiato perché avere un campione continentale fa sempre un certo effetto. Lui ci teneva particolarmente e quando siamo partiti, conoscendo la sua grande condizione, sapevamo che dovevamo correre per lui».

Avevi già corso con Henok?

Lo conoscevo, ci eravamo già affrontati da under 23. Ricordo in particolare al Giro U23 del 2021, io ero alla Zalf, lui correva con Bike Aid, un team tedesco e mi era rimasto impresso perché quando arrivavano le salite lui era sempre lì, non solo tra i primi ma pronto a dare battaglia. Chi l’avrebbe mai detto che ci saremmo trovati a correre insieme…

Henok e Tolio: il veneto è stato decisivo per l’eritreo, soprattutto nel finale
Henok e Tolio: il veneto è stato decisivo per l’eritreo, soprattutto nel finale
Tornando a casa che cosa ti è rimasto di questa esperienza?

Tantissimo, ho ancora tutte le immagini davanti agli occhi. Non ho mai incontrato un calore popolare così forte e sì che vengo dal Veneto, dove viviamo di pane e ciclismo… Ma quello che vedevamo ogni giorno era un entusiasmo incredibile, non c’erano 10 metri di strada senza gente ai bordi, a incitare e non dico solo quando passavamo nelle città, ma anche nei piccoli villaggi. Abbiamo vissuto in un clima di vera festa e non nascondo che mi ha fatto molto pensare.

Perché?

Perché a quell’entusiasmo faceva da contraltare un modo di vita che noi non conosciamo più. Vedi sempre gente indaffarata, che lavora con le mani. Ad esempio nei campi: noi siamo abituati alle macchine, lì vedi gente che per ore e ore si adopera perché la terra dia frutti, com’è sempre stato. Noi col nostro passaggio portavamo qualcosa di nuovo, diverso e questo dava alla gente un sorriso. Mi sono sentito orgoglioso per questo.

Sempre tantissima gente ai bordi delle strade. Il Rwanda è ormai dedito al ciclismo
Sempre tantissima gente ai bordi delle strade. Il Rwanda è ormai dedito al ciclismo
In Rwanda si correranno i mondiali fra due anni. Che strade hai trovato?

Bellissime davvero, con un asfalto pressoché perfetto. Dico la verità: di strade così non ce ne sono tantissime, le città sono molto diverse dai villaggi e anche dalle strade di collegamento fra questi, dove sono ancora di terra battuta, ma noi siamo sempre passati su strade ampie e asfaltate. Solo nelle due tappe finali a Kigali abbiamo trovati alcuni tratti in pavé, sembrava di essere “precipitati al Nord”…

Veniamo alla corsa, avevi mai vissuto una settimana intera sul filo del rasoio?

No, anche questo ha reso il Giro del Rwanda un’esperienza elettrizzante. Eravamo in 5 tutti votati alla causa di Henok. Le prime due tappe erano quelle più pianeggianti e infatti si sono concluse in volata, noi puntavamo su Fiorelli, ma l’eritreo era in una forma così avanzata che ha fatto comunque terzo e secondo. Il terzo giorno ha vinto e si è preso la maglia. Da lì è stata quasi una corsa a eliminazione, con salite ogni giorno dove si faticava tanto.

Il successo di Mulubrhan nella terza tappa. Per lui già 4 vittorie in questa stagione
Il successo di Mulubrhan nella terza tappa. Per lui già 4 vittorie in questa stagione
Il giorno dopo però l’ha persa…

Abbiamo sbagliato qualcosa nel finale, si è creato un buco del quale la Soudal-QuickStep ha approfittato, ma loro puntavano forte a questa corsa. Paradossalmente però quell’errore ci ha un po’ favorito, perché nelle tappe successive abbiamo lasciato fare alle altre squadre. Non dovevamo più controllare la corsa e potevamo risparmiare energie preziose.

La classifica è andata costruendosi in quella maniera stranissima già alla penultima tappa. Tu a quel punto sei diventato fondamentale per le ambizioni della Green Project-Bardiani.

Io ero deputato a essere il luogotenente di Henok, dovevo stargli vicino in ogni frangente e questo mi ha permesso di affinare la condizione, andavo sempre meglio, tanto è vero che mi sono ritrovato nella Top 10 prima del finale. Non dovevo però guardare alle mie ambizioni, correvo per lui, era fondamentale che nell’ultima tappa finisse davanti a Calzoni. Quando siamo arrivati al traguardo la mia gioia è stata vedere il diesse Amoriello avvicinarsi a me e abbracciarmi, ringraziandomi per il lavoro svolto, dicendo che era merito mio se avevamo vinto. Non nascondo che quelle parole hanno un grande valore per me in questo momento della carriera.

Foto di gruppo in casa Green Project Bardiani, da sinistra Tarozzi (vincitore di tappa), Gabburo e Mulubrhan
Foto di gruppo in casa Green Project Bardiani, da sinistra Tarozzi (vincitore di tappa), Gabburo e Mulubrhan
Calzoni vi aveva spaventato?

Diciamo che andava talmente forte che aveva un po’ messo in dubbio le nostre sicurezze. Con Badilatti nella terzultima tappa avevano fatto davvero un grande lavoro. Walter è come Henok, va forte in salita ma è anche veloce e molto. Poi dava sempre battaglia. E’ stata dura…

E ora?

Ora si riparte verso Taiwan. Io non avevo mai girato così tanto. Vedremo che cosa ci troveremo di fronte, anche che impostazione daremo alla squadra. Io comunque sono in forma e con tanta voglia di fare, se sarà una corsa dura mi farò trovare pronto.