Giro d'Italia 2025, Roma, Colosseo gruppo, ciclismo italiano

EDITORIALE / Noi crediamo nel ciclismo italiano

05.01.2026
6 min
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Buon anno al ciclismo italiano e ai suoi tifosi, affinché sappiano essere obiettivi e competenti. Sembra più una preghiera che un auspicio, ma è quello che ci sentiamo di dire davanti alla ridda di commenti che popolano i social. Bisognerebbe non tenerne conto, ma si fa fatica. E allora cerchiamo di capire che cosa ci aspetta e di cosa c’è bisogno perché la proiezione sia avvincente.

Il 2026, iniziato cinque giorni fa, promette di essere un momento di passaggio, ma senza i voli pindarici dettati dalla fretta e dall’invidia. Sappiamo bene che il ciclismo mondiale avrà i soliti dominatori e che a certi livelli sarà difficile arrivarci: per tutti, non solo per quello italiano.

Sesto al Giro e poi anche alla Vuelta, con una vittoria di tappa e di forza: Pellizzari è una delle bandiere del nuovo ciclismo italiano
Sesto al Giro e poi anche alla Vuelta, con una vittoria di tappa e di forza: Pellizzari è una delle bandiere del nuovo ciclismo italiano

Il coraggio di dichiarare

Mentre Pogacar farà di tutto per vincere quel che gli è ancora sfuggito, dovremo essere bravi a cogliere nelle prestazioni dei nostri i segnali del futuro che bussa. Intanto sgombrando il campo da un luogo comune: non è più vero che correre in una squadra straniera significa soltanto tirare per i campioni di casa.

La storia recente di Pellizzari dimostra che se vai forte, gli spazi e le responsabilità arrivano e sono importanti. Forse le spiegazioni che cercavamo per la mancata valorizzazione di questo e quell’italiano non tenevano conto del fatto che quegli stessi corridori per primi non credevano di poter fare di più: perché non ne avevano le gambe e forse nemmeno la sfrontatezza.

In cosa dovremo cercare i segnali di un futuro roseo ormai prossimo? Nel coraggio e nella leggerezza. Nella capacità di correre per vincere e nell’onestà di dichiararlo. Non si vincono le grandi corse con le chiacchiere, ma dichiarare al pubblico la propria voglia di vincere è il solo modo per lasciar cadere quelle maschere di educazione e finta modestia che non si addicono ai campioni. E’ chiaro che non sia automatico, ma è molto meglio perdere avendo provato a vincere, che nascondersi e cercare alibi.

Tiberi debutta al Tour: ha l’età giusta e la solidità per mettersi alla prova e non per guardare dal buco della serratura
Tiberi debutta al Tour: ha l’età giusta e la solidità per mettersi alla prova e non per guardare dal buco della serratura

Sbagliando si impara

Noi crediamo in Pellizzari, che l’anno scorso ha fatto il bravo ragazzo di bottega e quest’anno potrà finalmente sedersi alla mensa dei capitani. Non c’è dubbio che ne abbia il piglio e i mezzi e non c’è neanche dubbio che proverà a lasciare il segno. Dispiace che non troverà sulla sua strada Del Toro, voluto dalla UAE Emirates al Tour: il duello del giovane italiano con il messicano è quello che nei prossimi anni richiamerà folle sulle montagne. Pogacar non è eterno e nemmeno ubiquo.

Noi crediamo ancora in Tiberi e speriamo fortemente che vada al Tour de France con la stessa faccia tosta con cui ci andò Nibali nel 2009. In quel Tour che aveva in Contador il faro e in Armstrong l’oggetto dello strano ritorno, Vincenzo dimostrò di poter correre a testa alta. Se Tiberi ci arriverà in salute, dovrà buttarsi nella mischia senza fare troppi calcoli: non è più il tempo di essere cauti. E’ tempo di imparare sbagliando.

Secondo alla Liegi, primo a San Sebastian: il Ciccone che aspettiamo può diventare la bandiera del movimento italiano
Secondo alla Liegi, primo a San Sebastian: il Ciccone che aspettiamo può diventare la bandiera del movimento italiano

La ricerca della felicità

Noi crediamo in Giulio Ciccone e finalmente ci crede anche lui. Lo aspettiamo con la stessa lucida cattiveria con cui ha gestito il finale di San Sebastian e con lo scarso timore mostrato ai mondiali in Rwanda. Anche Moreno Argentin fu terzo e sesto al Giro d’Italia, ma divenne grande nelle classiche: noi crediamo nel Ciccone “ignorante” e sbruffone di un giorno per volta. Capace di divertirsi con la grinta di quando era bambino.

Noi crediamo in Filippo Ganna, il quale è cronoman e pistard, ma anche uno dei soli due al mondo ad aver retto per due anni le sfuriate di Pogacar sul Poggio. A dirla tutta, forse il piemontese è l’unico della lunga lista cui la Ineos Grenadiers avrebbe potuto chiedere di più in termini di presenza su certi traguardi. Siamo certi che non sia tardi per spostare l’asticella più in alto, ritrovando “il trattore” che in anni non troppo lontani era capace di conquistare medaglie su strada in parallelo a quelle su pista.

Il secondo posto della Sanremo è per Ganna il biglietto da visita per sfide più ambiziose: ad esempio quelle del Nord
Il secondo posto della Sanremo è per Ganna il biglietto da visita per sfide più ambiziose: ad esempio quelle del Nord

Al Nord senza timori

Noi crediamo in Jonathan Milan, che tornerà al Giro dopo le meraviglie del Tour e si cimenterà nelle classiche del Nord in cui già due anni fa dimostrò di avere la giusta trazione. Non c’è niente di facile nel diventare il più forte velocista del mondo, ma non c’è niente di male neanche a dimostrare di saper stringere i denti quando il finale non è da gruppo compatto. Jonathan è l’italiano più veloce, ma è convinto (lo siamo anche noi) di avere anche altro da dare.

Noi crediamo in Davide Ballerini, perché il sesto posto alla Gand e il secondo sul traguardo di Parigi al Tour de France non sono per caso. Accampare il ricorso alla sfortuna non depone a favore di nessuno, ma forse il suo caso può essere l’eccezione che conferma la regola. Il Nord è la sua casa e chissà che correre libero dall’angoscia dei punti non gli dia la leggerezza che spesso permette di fare la differenza.

Tour de France 2025, Parigi, Jonathan Milan, Geraint Thomas
Le volate sono una certezza, però Milan (l’italiano più veloce) ha un potenziale da scoprire anche nelle classiche del pavé
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Le volate sono una certezza, però Milan (l’italiano più veloce) ha un potenziale da scoprire anche nelle classiche del pavé

Il ruolo dei tifosi

Noi crediamo in Cristian Scaroni e in Matteo Trentin, Caruso e Fortunato, Lorenzo Finn e Magagnotti. Crediamo in Elisa Longo Borghini ed Elisa Balsamo, Gaia Realini e Vittoria Guazzini. Nelle volate di Chiara Consonni, Rachele Barbieri e Martina Fidanza. Crediamo in Martina Alzini ed Eleonora Ciabocco.

Noi crediamo nel ciclismo italiano, ma non nella fretta di ottenere tutto e subito cercando di scimmiottare chi in passato c’è riuscito. E crediamo anche che il pubblico del ciclismo, su strada e sulle varie piattaforme, dovrebbe sforzarsi di non essere come quello del calcio, che vive tra esaltazione e insulti. Quando sei a tutta e cerchi la piccola percentuale che ti permette di fare la differenza, hai bisogno di un sorriso più che di uno sputo.

Noi crediamo che il ciclismo italiano non abbia bisogno di tifosi incompetenti e ingiusti. Solo tirando nella stessa direzione, il 2026 potrà diventare il punto di passaggio che tutti speriamo. Non sono tanti i Paesi ad avere una simile schiera di grandi corridori (l’elenco potrebbe essere anche più lungo) e non è affatto detto che l’erba del vicino sia per forza la più verde. Cerchiamo per una volta di essere gli italiani dell’Inno e non quelli che si piangono addosso.