Filippo D'Aiuto, General Store, stagione 2026, Giro d'Abruzzo

D’Aiuto: il salto meritato tra i pro’, tra fame e ambizioni

05.11.2026
7 min
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La rincorsa al ciclismo professionistico di Filippo D’Aiuto si è conclusa, come spesso accaduto in questa stagione, con un successo. Il corridore della General Store Essegibi F.lli Curia passerà tra i grandi con il team MBH Bank Csb Telecom Fort, formazione professional con la quale ha corso da stagista in questo finale di stagione. Al secondo anno elite le speranze erano ridotte quasi allo zero, invece Filippo D’Aiuto ha avuto la forza di crederci ancora. Determinazione premiata con tre vittorie importanti: il Trofeo De Gasperi, una tappa alla Coppi e Bartali e un’altra tappa al Giro d’Abruzzo. 

Firme importanti che hanno messo una lente d’ingrandimento sul corridore di Monfalcone, classe 2002 e sorpresa di questa stagione. Emergere quando ci si trova a correre come elite in una formazione continental non è semplice, ma Filippo D’Aiuto ha avuto il merito di crederci ancora. Una fetta del successo si deve spartire con la formazione General Store, capace di lavorare bene con gli atleti elite e di valorizzarli nella maniera corretta. 

Filippo D'Aiuto, gravel, Polese 2026, General Store Essegibi F.lli Curia (foto Xpix)
Il primo squillo di Filippo D’Aiuto è arrivato al Memorial Polese, tolto a causa di una squalifica per irregolarità con la posizione delle leve (foto Xpix)
Filippo D'Aiuto, gravel, Polese 2026, General Store Essegibi F.lli Curia (foto Xpix)
Il primo squillo di Filippo D’Aiuto è arrivato al Memorial Polese, tolto a causa di una squalifica per irregolarità con la posizione delle leve (foto Xpix)

Due stoccate

Filippo D’Aiuto ci ha fatto vedere di avere caratteristiche interessanti, che gli sono valse vittorie e attenzione. Tutto era partito con il Memorial Polese e una fuga di 60 chilometri, stoppata solamente da un giudice che dopo la caduta ha deciso che le leve del cambio non erano nella posizione corretta. Squalifica e impresa cancellata dagli ordini d’arrivo, non però dalla memoria.

E’ arrivata poi la rivincita, alla Settimana Coppi e Bartali, dove nel giorno dei ventagli D’Aiuto ha dato la stoccata giusta ai 7 chilometri. Il gruppo non lo ha più ripreso e per lui è arrivato il primo successo tra i professionisti. Vittoria replicata al Giro d’Abruzzo, dove è stato l’unico dei fuggitivi a resistere. Anche in quel caso successo di tappa e ormai la conferma del valore atletico di questo ragazzo. 

Lo stage con la MBH Bank è servito per prendere confidenza con corse a tappe di un livello più alto e con quella che poi è diventata la sua prossima squadra. 

Alla Coppi e Bartali D'Aiuto era stato protagonista di un altro successo portando sempre a compimento una fuga a lunga gittata
Alla Coppi e Bartali D’Aiuto era stato protagonista di un altro successo portando sempre a compimento una fuga a lunga gittata
Alla Coppi e Bartali D'Aiuto era stato protagonista di un altro successo portando sempre a compimento una fuga a lunga gittata
Alla Coppi e Bartali D’Aiuto era stato protagonista di un altro successo portando sempre a compimento una fuga a lunga gittata

Lo sguardo del preparatore

Filippo D’Aiuto negli ultimi tre anni ha lavorato con Riccardo Bernabè, preparatore che dalla stagione 2024 è entrato nello staff del team General Store Essegibi F.lli Curia. Un anno che ha visto qualche prestazione degna di nota, alla quale però non è seguito il passaggio con i professionisti. 

«Era il suo ultimo anno da under 23 – racconta Riccardo Bernabè, al quale abbiamo voluto far raccontare l’evoluzione di D’Aiuto – nel quale era andato bene. Marino Amadori lo aveva convocato in nazionale, dove aveva trovato un secondo posto al Orlen Nations Grand Prix. Inoltre D’Aiuto si era piazzato bene sia al Belvedere che al Giro di Romagna, ma il vero exploit era arrivato con il successo a Capodarco. Alcune squadre professional si erano interessate, chiedendo anche accesso ai dati di Training Peaks, ma poi tutto era finito nel dimenticatoio».

D’Aiuto nel 2024, suo ultimo anno da U23, aveva corso con la maglia della nazionale in Polonia in Nations Cup trovando un secondo posto di tappa (foto Orlen Nations Grand Prix)
D’Aiuto nel 2024, suo ultimo anno da U23, aveva corso con la maglia della nazionale in Polonia in Nations Cup trovando un secondo posto di tappa (foto Orlen Nations Grand Prix)
Da lì la scelta di cambiare squadra?

Sì, con Petrolike si voleva provare a cambiare aria, però io continuavo a seguirlo come preparatore. Non è stato un anno ricco di risultati ma allo stesso tempo D’Aiuto è cresciuto molto. Quando a inizio di questa stagione è tornato in General Store era un atleta completamente diverso. 

Cosa era cambiato?

In quei due anni insieme avevamo capito su quali aspetti lavorare, serviva farlo diventare più forte in salita ma allo stesso tempo doveva conservare le doti da passista. E’ sempre stato un atleta con mosse da finisseur, lo si è visto al De Gasperi e alla Coppi e Bartali. 

La svolta è arrivata nel 2026…

Siamo cresciuti insieme, c’è totale fiducia l’uno nei confronti dell’altro. Con D’Aiuto riesco ad avere un confronto continuo, che per un preparatore è qualcosa di molto utile. Nel mio lavoro mi pongo sempre delle domande, non abbiamo la sfera magica. Si può dare una tabella o un metodo di lavoro, ma poi in bici ci va l’atleta e lui deve comunicare le sensazioni che prova. 

Filippo D'Aiuto, gravel, Serenissima Gravel 2026, General Store Essegibi F.lli Curia (foto Xpix)
Il ritorno di Filippo D’Aiuto alla General Store Essegibi F.lli Curia ha mostrato un corridore nuovo, convinto e determinato (foto Xpix)
Filippo D'Aiuto, gravel, Serenissima Gravel 2026, General Store Essegibi F.lli Curia (foto Xpix)
Il ritorno di Filippo D’Aiuto alla General Store Essegibi F.lli Curia ha mostrato un corridore nuovo, convinto e determinato (foto Xpix)
Quella di D’Aiuto è la storia di un corridore elite che è riuscito a ritagliarsi il suo spazio.

E’ cambiato molto nella mentalità, la convinzione con la quale fa le cose ora è impressionante. Ha avuto una fame incredibile, caratteristica importante se si vuole fare il ciclista. Inoltre è maturato tanto nell’approccio alla corsa, perché prima faceva le stesse cose ma sbagliava i tempi. Adesso ha capito come e quando muoversi. Anche questo aspetto fa parte della sua maturazione. 

Atleticamente come si è evoluto?

E’ migliorato parecchio sulla base aerobica, diventando molto strutturato. Insieme abbiamo lavorato su zone di intensità minori come la Z2 alta e la Z3 bassa. Riesce ad avere una soglia di base a un’intensità elevata, senza calare. Abbiamo lavorato per renderlo un atleta economico.

Cosa vuol dire?

Che oltre all’intensità abbiamo curato anche la parte di forza, sia in palestra che in bici. Sul mezzo ci siamo concentrati nel gesto della volata o in altri aspetti di corsa. Se un atleta come lui riesce a unire forza e parte aerobica diventa davvero economico nella gestione dello sforzo. 

La vittoria di D'Aiuto nella terza tappa in Abruzzo contenendo il ritorno del gruppo
La vittoria di Filippo D’Aiuto nella terza tappa in Abruzzo contenendo il ritorno del gruppo
La vittoria di D'Aiuto nella terza tappa in Abruzzo contenendo il ritorno del gruppo
La vittoria di Filippo D’Aiuto nella terza tappa in Abruzzo contenendo il ritorno del gruppo
D’Aiuto ha 24 anni, alcuni lo definirebbero vecchio.

A volte con lui ci scherzo, perché gli ricordo quanto è cambiato e cresciuto negli ultimi due anni. Sia fisicamente che mentalmente. A livello fisico la differenza è enorme, questo perché l’età biologica non corrisponde sempre a quella anagrafica. Possiamo avere ragazzi di 17 anni maturi e senza ulteriori margini di crescita. Al contrario ragazzi come D’Aiuto che hanno ancora qualcosa da dare.

Si dovrebbe giudicare un atleta in base a quanto può ancora crescere e non in base all’età?

Sarebbe più corretto, perché se ho davanti a me un corridore juniores che non ha margini di crescita vuol dire che difficilmente avrà dei miglioramenti. 

Quanti margini ha ancora D’Aiuto?

Qualcosa resta in vista del passaggio tra i professionisti, ma va detto che con un atleta elite non si può lavorare al di sotto delle sue massime possibilità. Le occasioni sono poche e quindi si deve fare in modo di tirare fuori il meglio. Questo non vuol dire che non ci sia altro su cui lavorare e migliorare.

Filippo D'Aiuto, MBH Bank Csb Telecom Fort, stagista, 2026
Filippo D’Aiuto ha corso come stagista con la MBH Bank Csb Telecom Fort nella parte finale del 2026
Filippo D'Aiuto, MBH Bank Csb Telecom Fort, stagista, 2026
Filippo D’Aiuto ha corso come stagista con la MBH Bank Csb Telecom Fort nella parte finale del 2026
Ad esempio?

Nei professionisti puoi lavorare sulla programmazione, aspetto che in una stagione continental è difficile. Alla General Store l’obiettivo era di avere una condizione alta per tutto l’anno, adesso possiamo periodizzare. Quindi avere anche picchi più alti, potenzialmente. Inoltre c’è l’aspetto mentale, D’Aiuto deve essere consapevole di quanto vale. 

Correre tra i professionisti con costanza gli permetterà di crescere?

Fare certe gare e reggere determinati ritmi sarà un modo per migliorare ancora, inoltre imparerà a gestire in maniera differente e leggere la corsa. Senza snaturarsi, anche questo aspetto è importante. E’ adesso che si capisce se uno è un corridore o no. 

Perché?

Deve mantenere la fame, prima era spinto dalla voglia di guadagnarsi il posto. Ora deve lavorare per far vedere che merita di stare lì. E D’Aiuto lo merita, ne sono sicuro.