La Settimana Coppi e Bartali alla fine ha premiato Mauro Schmid, uscito vincitore da una sfida molto accesa con Axel Laurance, il giovane francese della Ineos, superato grazie agli abbuoni dell’ultima tappa. Per l’elvetico della Jayco AlUla non è stata una sorpresa, aveva già vinto nel 2023 e ci teneva a ripetersi in una corsa che gli ha sempre portato fortuna, aggiungendo al suo bottino anche la tappa vinta nel 2022.


Due secondi fra Schmid e Laurence
Pur parlando di una corsa classe 2.1, la prova disegnata lungo tutto l’arco alpino tra Piemonte e Friuli gli ha dato molti segnali e indicazioni alle quali teneva, che arricchiscono la gioia della vittoria soprattutto nell’avvicinamento al periodo delle classiche.
«E’ stata una gara – racconta al telefono mentre è in viaggio verso l’Olanda, dove ieri ha conquistato il secondo posto nella NXT Classic – che mi lascia sempre bellissimi ricordi. Ovviamente anche il fatto che partissi da favorito mi ha messo un po’ di pressione. Ed è ancora più speciale il fatto di essere riuscito a vincere proprio alla fine, giocandomi tutto all’ultimo metro contro Axel, avversario davvero fortissimo».
Era la tua terza corsa a tappe dell’anno, dopo la piazza d’onore al Santos Tour Down Under e il 4° posto al Tour of Oman. Rispetto alle altre due pensi che le tue prestazioni siano state superiori?
Penso di essere riuscito a mantenere un livello davvero alto. Ho avuto un’ottima partenza di stagione in Australia e anche al Tour of Oman avrei potuto fare almeno altrettanto, ma forse non era il percorso perfetto per me, perché l’ultimo giorno c’era una salita molto lunga e ripida, quindi forse un po’ troppo difficile. Normalmente, il percorso della Coppi e Bartali mi si addice maggiormente, per il profilo altimetrico.


Considerando i risultati non solo di quest’anno, le corse a tappe brevi sono le tue preferite, il tuo formato ideale?
Penso che sia qualcosa che mi piace molto fare, puntando alla classifica generale perché sono un corridore piuttosto versatile e posso cavarmela relativamente bene su molti terreni diversi, a condizione che non siano estremamente difficili o le salite non siano super impegnative perché ho comunque uno sprint abbastanza buono e posso guadagnare qualche secondo di vantaggio. Quindi sì, è qualcosa che mi piace molto fare.
Chi tra i tuoi rivali ti ha impressionato di più?
Axel mi ha veramente impressionato, penso che avessimo entrambi una pedalata davvero buona, e soprattutto in volata era fortissimo. A dir la verità pensavo che il percorso fosse più difficile, invece nelle prime quattro tappe è stato arduo fare davvero la differenza, perché le salite non erano molto lunghe e nemmeno abbastanza ripide. Anche il vento non mi ha aiutato molto. E’ stata una lotta davvero serrata.


Quale parte della corsa hai trovato più impegnativa, la partenza in Piemonte o l’arrivo in Friuli?
Credo che ogni tappa abbia avuto i suoi aspetti impegnativi. L’arrivo a Barolo è stato piuttosto insidioso, con la discesa e la salita precedente, bisognava essere sicuri di partire al momento giusto, anche con quel tipo di arrivo e quello sprint. Poi la prima tappa è stata anche molto importante.
Perché?
E’importante il modo in cui si inizia la corsa: partire bene con qualche secondo di vantaggio ti porta già molto avanti verso un buon risultato. Ma la tappa più impegnativa è stata sicuramente la quinta, quella decisiva con arrivo a Gemona. Aveva anche una discesa piuttosto tecnica, è stata la tappa più difficile anche fisicamente.


Hai vinto tappe in tutti i Grandi Giri. Pensi sia possibile per te competere per la classifica generale?
No, nei Grandi Giri al momento la classifica non è proprio un obiettivo. Dovrei cambiare il mio allenamento – ammette Schmid – e provare a diventare un buon scalatore anche nelle lunghe corse a tappe e in alta quota e sulle lunghe salite, ma perderei sicuramente quella grinta e quell’esplosività che al momento mi portano buoni risultati e vittorie.
Non vale la pena?
Per come strutturo il mio allenamento e per quelli che sono i miei punti di forza, penso che il rischio sarebbe troppo grande per cercare di diventare uno scalatore migliore e competere nelle corse a tappe più dure in classifica generale. Preferisco concentrarmi un po’ di più sulle corse a tappe settimanali e anche sulle dure corse di un giorno.


Ora ti aspettano le classiche del Nord. Quale pensi di poter affrontare al meglio?
Normalmente direi l’Amstel Gold Race, che mi piace molto. E’ anche estremamente impegnativa, perché si snoda su strade molto strette e bisogna essere in posizione giusta e molto concentrati per molto tempo. Ho sempre avuto buone sensazioni, l’anno scorso sono stato 15° rimanendo sempre nel vivo della corsa. Ora che ho fatto un altro passo avanti, posso ottenere un buon risultato. Neppure la Liegi sarebbe impossibile perché al momento sto andando benissimo in salita, quindi potrebbe fare al caso mio.
Questo è il tuo terzo anno con il Team Jayco. Rispetto agli anni precedenti, pensi che sia la squadra in cui ti esprimi al meglio?
Sì, soprattutto ora che sono un po’ più abituato alla squadra. Penso di aver già fatto grandi passi avanti l’anno scorso e mi accorgo di ricevere molto supporto e fiducia dal team. Sento di poter crescere ancora di più e correre, fondamentalmente, al massimo del mio potenziale.