Non solo il terzo posto al campionato italiano in linea e il nono a crono. Alessandro Romele si sta rendendo protagonista di una stagione di grande sostanza. Magari il giovane atleta della XDS-Astana è poco appariscente, ma i risultati raccontano una crescita costante e corposa.
Romele, classe 2003, è un passista di grande prospettiva. Ha già disputato quattro Classiche Monumento. Il suo percorso di crescita continua, ma dove può arrivare? Come lo sta gestendo la sua squadra. Potenzialmente è uno dei corridori italiani di maggior prospettiva, ma bisogna anche iniziare a concretizzare e il primo a rendersene conto, dopo questa intervista è proprio Romele stesso.


Partiamo dalla fine, da questo podio al campionato italiano. Ti aspettavi di vedere Romele sul podio? Come è andata?
Me l’aspettavo soprattutto per la preparazione e per lo stato di forma con cui ci sono arrivato. Dopo le classiche ho fatto un lungo periodo di lavoro e sentivo di stare bene.
Eri andato in altura?
Sì, avevo fatto tre settimane in Austria e prima del campionato italiano ho corso il Copenhagen Sprint e poi il Giro del Belgio, dove sentivo comunque di stare bene. Avevo ottenuto anche qualche piazzamento e fatto i movimenti giusti. Insomma, ci sono arrivato molto in buona condizione, consapevole di quello che potevo fare. All’italiano non ho scoperto nulla, perché sapevo di essere veloce. E’ sempre stata una mia caratteristica. Abbiamo provato qualcosa di diverso quel giorno. Sicuramente era difficile battere Milan in una giornata in cui la Lidl-Trek è stata dominante, però non posso lamentarmi.
Hai detto che sapevi di essere veloce, ma così tanto te l’aspettavi? Hai comunque lasciato dietro gente importante allo sprint…
I numeri in allenamento, ma anche nelle categorie giovanili e nella devo, erano buoni sotto questo aspetto. Tra l’allenamento e la corsa, però, c’è sempre una grossa differenza. Più che altro non avevo mai avuto davvero l’opportunità di fare le volate, visto che nei lead-out ero sempre l’ultimo uomo del treno, quello incaricato di tenere la posizione. Alla fine penso di aver fatto vedere quello che posso fare. E questo potrà tornare utile anche in futuro.
In vista del campionato italiano hai fatto qualche lavoro più specifico? Magari più volate o allenamenti dietro moto?
Sì, proprio durante il ritiro in Austria avevamo inserito qualcosa di specifico per gli sprint. Era un lavoro di dieci minuti in pianura: ogni due minuti uscivi dalla scia della moto e facevi uno sprint lanciato. Poi rientravi subito a ruota per altri due minuti. Si lavorava a un ritmo quasi da gara. La moto praticamente non rallentava mai: finivi lo sprint, recuperavi con qualche pedalata e ti rimettevi immediatamente dietro.


Chi ti ha fatto svolgere questo lavoro?
L’ho fatto con il mio preparatore Maurizio Mazzoleni, ma credo che il lavoro arrivasse da Vasilis Anastopoulos.
Di solito è lui che segue gli sprinter e gli uomini veloci in casa XDS…
I lavori in altura venivano caricati su TrainingPeaks in inglese, quindi, d’accordo con tutti i preparatori, è stato scelto questo protocollo specifico.
Prima hai accennato al lungo periodo dopo le classiche. Sono stati quasi due mesi senza gare. Come mai? Un periodo così lungo se lo possono permettere Van der Poel o Pogacar…
E’ stato un periodo lungo e, per certi aspetti, anche un po’ perso, se devo essere sincero. In quel momento non avevo obiettivi ben definiti perché non si sapeva quale sarebbe stato il mio calendario. In pratica non era chiaro se avrei fatto il Giro d’Italia. Poi sono diventato riserva, poi ancora la squadra ha fatto altre scelte. Sono rimasto in bilico e per questo non ho corso.
E cosa facevi nel frattempo?
Mi preparavo a casa, a San Marino, come se stessi facendo una sorta di mini ritiro dopo le classiche. In realtà non ho mai veramente staccato. Poi, sfumato il Giro, sono andato tre settimane in altura e alla fine sono passati quasi due mesi. Quindi una settimana di stacco dopo le classiche, due di simulazione ritiro a casa, tre di altura, un’altra prima di tornare alle gare… ecco che due mesi sono passati.


Quanto ti senti cresciuto? Nelle classiche ti sei comportato bene, fai il lead-out per alcuni compagni velocisti e alla prima occasione personale hai centrato subito un piazzamento importante. Da fuori le sensazioni sono positive. Tu come la vedi?
Quest’anno, rispetto allo scorso, abbiamo impostato le classiche come veri obiettivi, puntando sulle più selettive. Se si guarda il mio calendario, abbiamo eliminato quelle che, con tantissime virgolette, possono essere considerate di secondo livello. In realtà al Nord non esistono quasi più corse di primo e secondo piano. Abbiamo fatto l’Opening Weekend, poi una settimana più tranquilla e quindi il blocco principale: E3, Dwars door Vlaanderen, Fiandre e Roubaix. E’ stata una scelta condivisa con i preparatori, perché le altre semiclassiche portavano via tante energie. Infatti l’anno scorso ero arrivato più scarico a Fiandre e Roubaix. Stavolta, a livello di gestione, è andata meglio.
Senti che questo Romele sia cresciuto rispetto a un anno fa?
Sono cresciuto soprattutto nell’ultimo periodo. Credo di aver trovato un punto di riferimento su quella che può essere una condizione da raggiungere anche prima, magari già per il periodo delle classiche. Se dovessi dare un voto, sono soddisfatto soprattutto dell’equilibrio che ho trovato nell’ultimo periodo, più che di quello che ho fatto nelle classiche, dove secondo me posso ancora migliorare molto.
Adesso cosa prevede il programma?
Resto a casa per tutto luglio per prepararmi in vista del finale di stagione. Non credo che farò un altro ritiro in altura, al massimo utilizzerò un po’ la tenda ipossica. C’è l’idea, condivisa con direttori sportivi e preparatori, di fare la Vuelta. Un Grande Giro potrebbe essere il passo giusto.


Sarebbe anche ora. Come si dice, un Grande Giro è sia un banco di prova sia un momento fondamentale di crescita per un giovane…
Vero. Fra i tre Grandi Giri la Vuelta è forse quella meno adatta alle mie caratteristiche, però la affronterei con grande tranquillità, anche per fare esperienza in vista dell’anno prossimo, quando spero che uno tra Giro e Tour sia in programma. Mettere nelle gambe un Grande Giro già quest’anno credo possa darmi una grande mano, sia dal punto di vista del motore sia per capire come reagisce il corpo.
E prima della Vuelta?
Dovrei fare il Giro di Polonia e successivamente qualche corsa in Asia, tra Malesia e Cina, per poi chiudere la stagione alla Parigi-Tours.
A proposito di Grandi Giri. Hai visto la cronosquadre del Tour? I tuoi compagni della XDS non sono stati fortunati, ma prima della caduta stavano andando forte…
Sì, un peccato che siano caduti ed è strano che quel tombino non fosse stato già segnalato, però sono sincero: ho guardato soprattutto il finale perché volevo vedere come andava il mio amico Davide Piganzoli.
Romele si sente più uomo da classiche o velocista, in questo momento?
Mi piacerebbe farmi conoscere di più anche nella mia versione da velocista. Però mi sento un uomo da classiche. Sento che quello è il mio obiettivo principale: le classiche e magari provare a vincere o fare bene anche nelle tappe di un Grande Giro. Fatte le debite proporzioni, mi ispiro a corridori come Van Aert e Van der Poel.