ORCIERES-MERLETTE (Francia) – Il Tour de France del UAE Team Emirates deve fare i conti con i malanni e un team che inizia a perdere pezzi importanti. Ieri vi abbiamo raccontato del calvario del soldato Adam Yates, salvato da Tim Wellens e dal sostegno della seconda ammiraglia. Ieri però, nella prima tappa di un trittico che fa tremare le gambe anche ai più forti ciclisti al mondo, la formazione emiratina ha perso Brandon McNulty. L’americano ha alzato bandiera bianca al traguardo volante di Corps, vinto da uno stratosferico Mads Pedersen che rafforza il suo primato per la maglia verde.
«McNulty abbandona». Una comunicazione via radio semplice ma chissà cosa devono aver pensato in casa UAE Team Emirates quando dalla macchina è arrivata questa notizia, mentre in gruppo il ritmo era dettato dalla Pinarello-Q36.5 e dalla Decathlon CMA CGM. Pogacar e compagni non sono stati chiamati in causa nel corso della tappa, ma è chiaro che all’interno della formazione che detiene la maglia gialla e la maglia bianca le cose siano cambiate.


L’ombra di Seixas
Le forze alla fine della terza settimana del Tour de France sono sempre poche e anche nel team numero uno al mondo si guarda al centellinare e risparmiare. Non sembra a volte, tanto che anche le voci dal gruppo dicono di un UAE Team Emirates spesso famelico e alla caccia di tutte le classifiche possibili. Il ritiro di Brandon McNulty e la crisi di Adam Yates (anche ieri in grande difficoltà) mettono la squadra davanti a una scelta tattica. Come cambierà l’approccio in questo finale di Tour de France? Sarà possibile lottare, come si era detto, per tenere entrambe le maglie?
Con Paul Seixas a soli venti secondi da Isaac Del Toro è difficile non pensare a un attacco da parte del francesino, idolo di un popolo che da decenni è alla ricerca di un protagonista grande quanto i loro sogni sulle strade della Grande Boucle. Ogni volta viene annunciato il suo nome il pubblico si incendia, chissà cosa vuol dire avere 19 anni e la Francia alle spalle pronta a spingerti.



Sogno podio
Isaac Del Toro a tutto questo sembra non pensarci, al momento la maglia bianca rimane sulle sue spalle, anche se nel primo arrivo in cima all’Alpe d’Huez è difficile pensare che non si possano avere dei rimescolamenti.
«La stanchezza e la fatica sono all’ordine del giorno – ha commentato Del Toro – perché all’inizio della terza settimana le gambe hanno già percorso molti chilometri e anche la mente inizia ad essere stanca. Ma siamo pronti per il finale. Le prossime due tappe saranno davvero molto belle, sono contento di questo finale e sereno. Credo che chiedere di più di così sarebbe troppo».
«Arrivare sul podio – prosegue – sarebbe bellissimo per me e per il mio Paese, mi darò da fare per raggiungere questo obiettivo. Essere qui al Tour è fantastico, ho la maglia e sarebbe bello provare a tenerla fino alla fine. La priorità è sempre sostenere Pogacar e anche la squadra lavora per lui».






Allarme virus?
Il ritiro di Brandon McNulty, per un problema di gastroenterite come riportato, apre uno spiraglio sulla gestione dei prossimi giorni in casa UAE Team Emirates. Si segnala Adam Yates ancora sofferente, mentre Tim Wellens ha tagliato il traguardo di Orcieres-Merlette con più di quaranta minuti di ritardo, in ultima posizione.
Al termine della tappa abbiamo intercettato Mauro Gianetti, team manager del UAE Team Emirates pochi metri dopo l’arrivo: «McNulty non stava bene già dal mattino, si sentiva debole, ma non aveva febbre o altri sintomi. Evidentemente nel corso della tappa è peggiorato. Però escludiamo qualsiasi virus o malanno che possa aver colpito i nostri corridori».
«Per quanto riguarda Del Toro – continua Gianetti – abbiamo detto che avremmo dato priorità alla maglia gialla di Pogacar, ovviamente. La difesa del podio è legata alle gambe e agli avversari, ci sarà da monitorare la situazione. Se dovesse essere necessario che Isaac si debba mettere a disposizione di Tadej non c’è alcun dubbio sul fatto che lo farà. E’ vero che Seixas è a soli venti secondi, ma siamo altrettanto vicini ad Evenepoel, vedremo con il passare dei chilometri in che modo si evolverà la situazione».