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Eros Capecchi 2020

Capecchi si rilancia fra la bici e il trattore

29.12.2020
4 min
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Il 2020 doveva essere per Capecchi l’anno del debutto alla Bahrain-McLaren, del Giro e poi del Tour e della collaborazione con Rod Ellingworth, il tecnico britannico che aveva lasciato il Team Ineos per rifondare la squadra del Principe. A distanza di un anno, è meglio non guardarsi alle spalle. Il debutto c’è stato, ma si è fermato allo Uae Tour. Al Tour sono andati altri. Al Giro nemmeno per un giorno ha trovato sensazioni accettabili. E sul più bello, Ellingworth se ne è tornato al nido. Così Eros si è rimboccato le maniche e si è messo a lavorare. Sulla bici e sul trattore, a Case Sparse, posto incantato fra l’Umbria e la Toscana. Nell’azienda di famiglia creata da suo nonno, 40 ettari di vivaio cui si dedica di persona da quando è rientrato da Monaco.

«Sono nato su un trattore – disse quando andammo a trovarlo per la prima volta nel 2011 – in mezzo alle piante e agli animali. Per questo non me ne andrei mai, anche se ho comprato casa a Cortona per starci più fresco d’estate. A Milano Marittima preferisco il mare delle Marche. Le città non mi attirano».

Eros Capecchi, cronometro Palermo, Giro d'Italia 2020
Eros Capecchi è un cronoman, ma nella prova di Palermo si è piazzato 84° a 1’37” da Ganna
Eros Capecchi, cronometro Palermo, Giro d'Italia 2020
Capecchi, cronometro di apertura del Giro
Nel frattempo è passata tanta vita…

Per quegli stessi ragionamenti, sono rientrato a vivere qua, nella casa in cui ho vissuto per i primi sei anni della mia vita. L’azienda va bene, siamo contenti.

Poteva essere un anno da incorniciare.

Invece ci è toccato questo lungo stop. Io non ero mai stato fermo per tre mesi. Puoi fare una sosta così per infortunio, è stato come fare una rieducazione. Alla fine del 2019 avevo staccato per un mese. Poi ho fatto tutta la preparazione. Ho debuttato allo Uae Tour e poi… a casa. Si è buttato tutto il lavoro fatto prima e ripartire non è stato banale.

Non siete mai stati fermi, in realtà.

Non uscivamo su strada, ma si facevano i rulli due volte al giorno e poi tutto il lavoro a corpo libero. Poi sono venute fuori le piattaforme virtuali e le squadre si sono ingegnate. Insomma, il sudore che ho versato sui rulli era roba vera. Quando ci hanno permesso di ripartire, è stato come un sogno. Strano per uno che ha fatto tanti anni in bicicletta.

Si è detto che il nuovo avvio è stato più difficoltoso dopo i 30 anni…

Ho sofferto. Avevo i valori migliori, il peso a posto, ma a inizio Giro, già sull’Etna, avevo sensazioni strane. Sono bastati due giorni un po’ storti e addio colpo di pedale. Anche perché se non eri al 100 per cento, era difficile recuperare.

E’ tanto più difficile trovare la forma a 34 anni?

Al Giro del 2010 caddi nella tappa di Montalcino. Mi fermai per il dolore alle costole e restai fermo quasi per tre settimane. Era ormai giugno, eppure rientrai al Delfinato e poi andai al Tour, facendo anche bene in montagna. Adesso forse non ci riuscirei.

Che cosa è cambiato nella quotidianità di Capecchi?

La risposta del fisico, il ciclismo e i metodi di lavoro. E io sono fortunato perché non ingrasso. Ho ripreso da un mese e mezzo, andando in palestra e uscendo fra strada e mountain bike e ho soltanto 2 chili oltre il peso forma. Se così non fosse, sarebbe dura, perché la vera differenza la fanno il peso e quanto si impiega per smaltirlo.

Eros Capecchi, Sestriere, Giro d'Italia 2020
Nella tappa di Sestriere, la penultima del Giro d’Italia, ha concluso in 87ª posizione
Eros Capecchi, Sestriere, Giro d'Italia 2020
Nella tappa di Sestriere, Capecchi in 87ª posizione
Scarso appetito o Madre Natura è stata buona con te?

Altro che scarso, ho molto appetito. Ma il fattore cibo si scatena quando lo vedi, se sei dentro casa a non fare nulla e magari apri il frigo ogni volta che ci passi davanti. Io quando non mi alleno sono sul trattore e tante volte mi dimentico anche di mangiare.

Cambia anche l’allenamento?

Fino a qualche anno fa c’era la convinzione che si dovessero aumentare le ore, distanze incredibili. Io ho scoperto che la resistenza l’ho acquisita con gli anni e piuttosto ho bisogno di richiamare doti che con gli anni si perdono, come brillantezza, esplosività, ritmo gara e condizione gara. Prima facevo una distanza, un giorno di potenziamento e uno con un po’ di salite. Ora faccio lavori specifici per 5 giorni a settimana. E la sera a casa, sono parecchio stanco.

Che cosa vorresti dal 2021?

Una buona condizione e non soffrire come l’anno scorso. Se fai tutto bene e in corsa non vai, lo stimolo mentale viene meno. Per fortuna è stato così per molti.

Che idea ti sei fatto della partenza di Ellingworth?

Non me la sono fatta. Sembrava ci credesse, si è dedicato al team anima e corpo. In ogni caso è nato un gruppo forte. Nonostante fosse appena arrivato e dovesse adattarsi, Landa con Caruso accanto ha fatto un bel Tour. E se non fosse stato per il giorno dei ventagli, sarebbe stato più vicino al podio.

Miholjevic prenderà il posto di Ellingworth.

Mi ha chiamato proprio lui per dirmi la novità e per chiedere a noi più esperti di dargli una mano. Abbiamo parlato un po’. Gli ho detto che secondo me è un ruolo che potrà svolgere bene. Si riparte il 16 gennaio con il ritiro di Altea e poi si torna allo Uae Tour. E speriamo che stavolta si tiri dritto.