Santos Tour Down Under 2026, Francesco Busatto

Busatto, primi passi alla Alpecin e un calendario da grande

28.01.2026
6 min
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La voce di Busatto arriva nitida da Geelong, che nel 2010 incoronò Hushovd campione del mondo e dove oggi si sarebbe dovuta correre la Surf Coast maschile, annullata a causa degli incendi. Al suo posto ai corridori è stato proposto il Cadel’s Criterium e poi alla trasferta australiana mancherà soltanto la Cadel Evans Great Ocean Road Race di domenica.

Il corridore veneto della Alpecin-Premier Tech, 23 anni compiuti a novembre, ha attaccato il numero sulla nuova maglia al Tour Down Under, dopo le prime due stagioni da professionista alla Intermarché-Wanty. La squadra di Van der Poel e Philipsen, in cui difficilmente si permette ai coach di parlare e raccontare il proprio metodo di lavoro, ispira una certa curiosità. Per questo abbiamo provato a togliercene un po’ lasciando che a guidarci al suo interno sia proprio Busatto.

Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E' pro' dal 2024
Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E’ pro’ dal 2024
Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E' pro' dal 2024
Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E’ pro’ dal 2024
Come è andato il debutto?

L’abbiamo presa molto tranquillamente – sorride Busatto – senza aspettative particolari, perché fino ad ora la preparazione è stata leggera. Abbiamo fatto la base, lasciando i carichi intensi per più avanti, perché poi mi aspetterà un periodo importante. In più, due settimane prima di partire mi sono ammalato e ho preso un’infezione batterica ai polmoni, quindi sono stato fermo una settimana.

Quindi hai debuttato con una sola settimana di allenamento?

Esatto e tutto sommato, almeno stando alle sensazioni, non è andata neanche male. Sono caduto nella seconda tappa, fortunatamente senza farmi niente, quella vinta da Jay Vine. Mi sarebbe piaciuto testarmi, però c’è ancora la Cadel Evans e le sensazioni stanno migliorando.

Come va l’inserimento nella nuova squadra?

Al momento ho fatto un ritiro di una decina di giorni a dicembre a Benicassim. Lo staff c’era quasi tutto, però mancavano tanti corridori. C’erano solo quelli del debutto in Australia e a Mallorca. Abbiamo messo le basi per la stagione, anche per quanto riguarda il calendario. E’ piuttosto impegnativo, forse nemmeno io me lo aspettavo così, però capisco che per diventare un certo tipo di corridore, dovrò imparare a tenere duro. Abbiamo anche fatto dei test e degli screening per vedere che fosse tutto a posto. E’ una squadra molto professionale, soprattutto dal punto di vista della performance.

Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Come proseguirà la tua stagione?

Quando torno da qui, vado ad un’altura che non è in altura. Ci troviamo al Syncrosfera, l’hotel in Spagna con le camere ipobariche. Poi Strade Bianche, Catalunya, Paesi Baschi, quindi Ardenne e Giro. Per questo capisco anche il fatto di essere molto tranquilli adesso, perché poi ci sarà da stare concentrati sul pezzo. Quando lo dico ai miei amici corridori, la risposta è uguale da tutti: «Auguri!».

Perché?

Insomma, al Catalunya e ai Baschi c’è il livello di scalatori più alto e se non sei uno di loro, a volte devi andare a tutta anche per finire la corsa. Ci sono dei ritmi talmente alti, che a volte si parte in salita per 20 minuti a più di 6 watt/chilo. Qualche tappa mi si addice, per cui non so con chi andrò, ma cercherò anche di farmi trovare per fare la mia corsa.

Comunque è particolare fare il primo ritiro in questo modo, senza tutta la squadra e lavorando meno di altri team…

Mi sono accorto subito che non stessimo facendo carichi importanti e tante ore, ma l’ho visto come un approccio conservativo. Alla fine ci diciamo sempre che la stagione è lunga e quando arriviamo a giugno/luglio cominciamo a tirare il fiato, quindi effettivamente non mi sembra un approccio sbagliato, soprattutto considerando il mio calendario.

L’altura che non è altura: hai mai usato la capera ipobarica?

Non l’ho mai provata. Diciamo che può essere una scelta efficace, soprattutto per il fatto che hai la possibilità di allenarti sempre al livello del mare nella zona di Calpe e Denia, facendo anche dei fuori giri con l’ambiente esterno che ti permette di recuperare, simulando però il sonno a duemila e più metri. Sarà un mix bilanciato tra allenarsi in altura e farlo al caldo e a livello del mare. Credo che per questo ritiro saremo tutti, non so se ci sarà Van der Poel, e magari potrò conoscere i compagni che non ho ancora incontrato.

Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto con il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto (numero 16) ha il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto con il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto con il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Come va con la nuova bici?

Ha una rigidità che non avevo mai provato prima. E’ proprio una lama. Non parliamo dell’aerodinamica, è veramente una bici veloce. Magari non è un telaio perfetto per le salite vere, però per quello che interessa a me, va benissimo. Mi troverò difficilmente a competere su salite lunghe, per cui diciamo che per quanto mi riguarda è la bici più completa.

Che aspettative hai per Francesco Busatto quest’anno? 

Sarei contento se riuscissi a competere a livelli alti, essere davanti spesso, ad avere costanza. Per il calendario che mi hanno proposto fino al Giro d’Italia, vincere non sarà per niente una cosa facile. Però penso che le possibilità per prepararmi nel migliore dei modi ci siano tutte e sicuramente avrò la possibilità di crescere parecchio, soprattutto stando a fianco di corridori di livello. Se fra il Catalunya e i Baschi sarò in grado di essere davanti, avrò delle buone possibilità di fare un buon risultato. Non mi dispiacerebbe vincere una corsa.

L’impressione è che abbiano preso il giovane Busatto e gli abbiano affidato un calendario da corridore fatto e finito…

Ci ho pensato molto anch’io. Sembra un calendario per farmi capire che adesso si comincia veramente sul serio. In quelle corse bisogna stare bene e soprattutto si impara a far fatica, a soffrire e a tenere duro, perché in certe occasioni, con quel livello e quei corridori, è difficile anche arrivare nel tempo massimo. Si aspettano e mi aspetto un Busatto concreto e solido.

Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Guardandoti, dai l’idea di un atleta che ancora è in fase di definizione e di crescita. Stai riscontrando nel tuo fisico dei passi avanti da questo punto di vista?

Sicuramente ogni anno vedo dei miglioramenti. Magari alcuni non sono visibili nei test, però dopo tante ore, la differenza in corsa si nota. Sento di essere più resistente e dopo sei ore mi trovo a stare bene e avere gambe, cosa che non potevo immaginarmi un paio di anni fa. Poi penso che da un certo punto di vista, i primi due anni da professionista non siano andati proprio lisci. Ho avuto delle situazioni che mi hanno rallentato, malattie e cadute.

Poteva andare meglio?

Sono consapevole che se fosse andato tutto liscio, magari sarei potuto crescere ancora di più. Ho imparato che i momenti difficili sono un’opportunità per conoscersi e capire che quando si sta bene, bisogna cogliere l’attimo. Succede spesso che accada qualcosa che non era stato pianificato, bisogna sempre tenere il morale alto e non perdere mai il ritmo.

Sei stato fra i primi a entrare in un devo team, come vedi il futuro delle squadre italiane se anche l’attività viene consegnata definitivamente ai team di sviluppo, cancellando la Nations Cup e il Tour de l’Avenir per nazionali?

Sicuramente è un problema, ma faccio fatica a mettermi nei panni delle squadre italiane, perché non conosco tante dinamiche. La tendenza è quella di spostarsi, per cui le continental dovrebbero sfruttare la possibilità di correre all’estero. Se però tolgono alla nazionale delle corse importanti, si fa fatica a crescere rimanendo sempre nello stesso ambiente. Alla fine però il problema è sempre quello: mancano i soldi, manca gente che investe veramente e per questo non si riesce a far nascere una squadra italiana di livello.