La Bardiani CSF Faizanè 7 Saber è nel pieno del suo training camp in Spagna. La squadra di Roberto e Bruno Reverberi si trova ad Altea, tra Calpe e Benidorm. La costa valenciana resta dunque protagonista… E sempre da qui la professional italiana inizierà la sua stagione. Il 23 gennaio, cioè venerdì, i ragazzi della Bardiani esordiranno alla Clàssica Camp de Morvedre, il giorno dopo saranno impegnati al GP Castellón e il 25 gennaio eccoli alla Clàssica Comunitat Valenciana (in apertura foto Instagram – @philter29).
«Con 12 corridori poi il team si sposterà a Palma de Mallorca», ci ha detto Roberto Reverberi. E proprio con il direttore sportivo e team manager abbiamo fatto il primo punto del 2026. Che Bardiani CSF 7 Saber vedremo? Quali sono i programmi? E da chi possiamo aspettarci qualcosa di più?


Prima di tutto, Roberto, come sta andando il ritiro in Spagna? Che atmosfera c’è?
Direi che sta andando abbastanza bene. Essendo una squadra giovane e con pochi nuovi innesti, è praticamente il gruppo dell’anno scorso. C’è una bella atmosfera. E ormai si inizia a sentire l’effetto delle corse, visto che iniziano venerdì prossimo.
La Bardiani CSF 7 Saber va dai 18 anni di Matteo Turconi ai (quasi) 29 di Luca Covili: forse non hai mai avuto una squadra così giovane…
Così giovane no, anche perché i ragazzi erano stati presi per fare attività under 23. Poi hanno cambiato il regolamento e ci siamo trovati spiazzati. Sono venute a mancare di colpo 50-60 corse, quelle degli under 23. Dunque ci siamo dovuti arrangiare per trovare un calendario anche per loro.
E’ tema di cui avevamo parlato. Cosa ci puoi dire in merito ora che la stagione è alle porte?
Che non è semplice. Abbiamo 23 corridori e facciamo la doppia attività: sarà complicato trovare gli spazi giusti per tutti. L’altra attività prima era più tranquilla: ti invitavano dappertutto, anche alle migliori gare internazionali italiane come il Giro Next Gen, il Valle d’Aosta o il Recioto. Ora ci troviamo in difficoltà perché non sappiamo dove far correre questi ragazzi, anche perché avrebbero bisogno di prove di livello inferiore, più adatte a loro.


E come farete?
Stiamo aspettando tante risposte da tante gare, anche dal UAE Tour: essendo una corsa WorldTour è importante sapere se andremo o meno. E lo è sia ai fini della preparazione dei ragazzi sia dell’organizzazione del team. A metà febbraio avremo Almeria, Murcia e Jaén, ancora in Spagna. E meno male che sono state inserite alcune corse in Italia, come il Giro di Sardegna, oltre alle classiche come il Laigueglia, perché altrimenti diventava un problema. Stiamo cercando gare a tappe 2.2 o gare di un giorno 1.2 così da far correre con più continuità anche i giovani. Perché se non li fai correre, se non gli fai fare qualche corsetta a tappe di livello, anche di un po’ più basso, non cresceranno mai..
Ma c’è l’idea di inserirne comunque uno o due, magari a rotazione, nelle altre corse?
Sì, anche in queste prime gare. Per forza, almeno per rompere il ghiaccio. La nuova normativa UCI ci ha messo in difficoltà e non solo a noi. Anche la MBH Bank sta cercando un nuovo calendario. Anche loro come noi hanno tanti under 23. Senza contare che è un danno anche in termini di punti. I nostri giovani l’anno scorso avevano raccolto 500 punti.
Questo ha inciso, o avrebbe inciso, anche su qualche scelta di mercato della Bardiani?
In parte sì. Alcuni di questi ragazzi erano stati presi già l’anno scorso. Il più giovane, Matteo Turconi, non dico che non lo avremmo preso, ma probabilmente lo avremmo piazzato in una squadra continental o under 23, facendolo maturare con un calendario più adatto. Non sono tutti come Giulio Pellizzari, che comunque all’inizio fece ugualmente fatica. Per molti fino ai 22-23 anni è dura. Alla fine con questa mossa l’UCI ha favorito le squadre development dei team WorldTour, che tra l’altro hanno tanti italiani in organico, ragazzi che ormai facciamo fatica a prendere. Non solo…


Cos’altro?
Succede che queste squadre devo, con un nome più noto, bici e maglie più riconoscibili, e magari la possibilità di schierare un corridore della WorldTour, hanno anche più appeal per gli organizzatori e per noi gli inviti diventano più a rischio… anche per le gare più piccole.
Come sarà impostata la tattica dal punto di vista dei punti senza il bottino dei giovani? Si torna alla ricerca del piazzamento o si punta al risultato pieno?
Quel modo particolare di correre si è visto soprattutto negli ultimi mesi del 2025. Purtroppo siamo stati costretti a insistere con i corridori sulla storia dei punti e dei piazzamenti prima del risultato. Eravamo in bilico. Ora si corre per cogliere il miglior risultato possibile, però è chiaro che se capita una volata per un quindicesimo posto la vai a fare. Anche due, tre o cinque punti possono servire. Alla fine tutto “fa mucchio”.
Parliamo di qualche nome: da chi ti aspetti qualcosa in più quest’anno?
Mi aspetto un salto da Martin Marcellusi, Filippo Magli, Enrico Zanoncello e Luca Colnaghi, i più navigati. Per loro “salto” significa trovare continuità e la propria dimensione. Zanoncello e Marcellusi devono avere più convinzione. Magli ha avuto tanti problemi, pensate che lui arriva in ritiro giusto oggi. Colnaghi si è appena rioperato al soprassella. Serve un po’ di fortuna e continuità. Non è facile vincere. Se è difficile per squadre WorldTour che spendono 30 milioni e portano a casa 6-7 gare l’anno, figuriamoci per noi. Però ci proviamo sempre. Non dico siano fenomeni, ma qualcosa in più possono darlo.


E per i giovani?
Devono crescere Filippo Turconi, Luca Paletti e Alessio Martinelli: sono quelli su cui contiamo di più. Anche Vicente Rojas. Ma in generale ne abbiamo diversi con i mezzi per emergere.
Sul profilo del team, della preparazione o dell’organizzazione avete cambiato qualcosa?
Niente di radicale. Bisogna stare al passo con i tempi: fare ritiri, programmare tutto con cura. Se ti fermi sei morto. C’è un’estremizzazione generale e dobbiamo mettere i ragazzi in condizione di essere sempre al livello degli altri.
Avete concluso un accordo con l’Uzbekistan, di cui abbiamo anche raccontato: cosa ci dici di Nikita Tsvetkov, tra i primi nel ranking UCI Under 23?
Davvero non è male. L’anno scorso ha fatto 300 punti, molti arrivati dal campionato nazionale e da gare in Asia. Ma è un ragazzo interessante, un classe 2005. Nikita si difende in salita ed è veloce. Contiamo su di lui. Se andrà in condizione e se verremo invitati, l’obiettivo sarebbe portarlo al Giro d’Italia. Sta imparando l’italiano, che invece parla già bene l’altro uzbeko, Sergey Rostovtsev, che correva in Italia. È sostanzialmente un pistard, si allena e corre su strada in funzione della Coppa del mondo di pista. Farà comunque qualche gara in Asia. E’ uno sprinter puro.