La notizia ha provocato più rumore che ragionamenti. La Federazione ciclistica italiana ha comunicato alla Lega del ciclismo professionistico la sospensione della Convenzione del 13 agosto 2024 grazie alla quale la stessa ha potuto operare finora.
Questo tipo di accordo è ciò che permette alla Federazione di esercitare il suo controllo sugli enti che operano nel mondo del ciclismo. Per fare un esempio neanche troppo lontano, la sospensione della convenzione con l’ACSI del 13 ottobre scorso aveva di fatto paralizzato l’ente con più tesserati nel mondo amatoriale. Il nodo era l’organizzazione di eventi competitivi e solo il nuovo accordo, siglato due mesi dopo, ha permesso all’ACSI di tornare operativa.


Il precedente dell’ACSI
Al pari di quanto accaduto con ACSI, la sospensione della convenzione FCI-LCP blocca le attività della Lega. Trovandoci nel cuore della stagione e non in autunno come nel caso precedente, il provvedimento minaccia di avere conseguenze più pesanti su fronti perlopiù economici: sull’organizzazione delle gare e sugli impegni con sponsor e dipendenti.
Di fatto quali possono essere però le conseguenze più immediate? Se gli organizzatori sono in attesa di soldi dalla Lega, per ora non li riceveranno. Tuttavia, dato che i contributi non si danno il giorno prima della corsa e vanno riconosciuti con anticipo, chi doveva avere in teoria ha già avuto.
Non sfugge tuttavia che negli ultimi mesi la struttura della Lega si sia fatta carico di alcune professionalità che hanno lasciato posizioni precedenti per sposare il progetto del presidente Pella: quelli sarebbero posti di lavoro a rischio.


La risposta di Dagnoni
In un’intervista rilasciata a La Repubblica nei giorni di metà Giro, il presidente federale Dagnoni (che in apertura è con Ciccone sul podio di Roma) per la prima volta ha detto pubblicamente ciò che a suo avviso non funziona.
«La Lega è un’emanazione della Federazione – si leggeva – lavora su delega della Federazione, non in sua vece. Anche contro alcuni elementi del mio consiglio federale, ho insistito perché tenessimo in vita la Lega, un organo storico del nostro ciclismo, lasciandole un’operatività di un campo d’azione ben delimitato, quello del professionismo.
«Questa Lega però si è molto allargata: è andata a coinvolgere il ciclismo femminile, che non è professionistico, ha coinvolto le Continental che sono di fatto società dilettantistiche. Pella non conosce affatto le regole dell’ambiente. Nel suo ruolo di deputato è molto bravo, devo essere sincero, nell’andare a reperire i fondi, anche fondi pubblici. Quelli che però è bravo a reperire solo di striscio ricadono sul ciclismo. Alle corse, agli organizzatori finiscono veramente le briciole».


I diritti del tricolore donne
Ancora più nel dettaglio si va con la lettera, scritta collegialmente e firmata dal presidente, in cui si revoca la convenzione.
«Le evidenzio – scrive all’indirizzo di Pella – che è stato accertato che la Lega, senza averne avuta autorizzazione dalila FCI nell’ambito di un accordo con la Rai- Radiotelevisione Italiana, ha trattato la cessione dei diritti della Manifestazione Campionato Italiano Donne Elite (in programma per il 28 giugno p.v.) di esclusiva competenza della FCI.
«Questo comportamento, unitamente a quanto già rilevato con altre precedenti contestazioni dimostrano, a ns. avviso, una chiara volontà di non rispettare gli accordi faticosamente raggiunti, costringendo la Federazione ad adottare i conseguenti necessari provvedimenti a tutela dell’attività federale».
E’ finito il tempo delle punzecchiature. In base a quale titolo la Lega avrebbe trattato con la RAI i diritti televisivi del tricolore donne, che competono alla FCI?


Una sola vittima: il ciclismo
E’ frustrante rileggere le dichiarazioni di intenti del 2024. Da quel momento, le due strade sono diventate parallele senza trovare punti di incontro. E di mezzo c’è finito il ciclismo, ostaggio di litigi a mezza bocca, colpi alle spalle e atteggiamenti volutamente provocatori. Come quando il padre e la madre litigano e i figli perdono sicurezza, valori e prospettive.
C’è da capire quale sia l’obiettivo dell’onorevole piemontese, che se ben indirizzato potrebbe fare molto per il bene del ciclismo e il suo sviluppo: potrebbe ad esempio lavorare dall’interno del Palazzo perché alle donne venga riconosciuto il professionismo o perché venga modificata la Legge Melandri sulla divisione dei diritti televisivi come è già successo per il calcio, così come potrebbe reperire risorse ad altri inaccessibili. Non dà la sensazione di puntare a un ruolo apicale in FCI, potrebbe avere semmai un obiettivo politico personale. Qualunque sia il motore che lo muove, di certo la sua presenza, come abbiamo già scritto altre volte, potrebbe essere un’ottima occasione non ancora sfruttata dalla FCI.
La revoca della convenzione non è necessariamente un atto irreversibile: palesa piuttosto la necessità di sedersi a un tavolo per riscrivere le regole della convivenza. I due personaggi non si amano, ma mentre la Federazione dà la sensazione che, in caso di un’ammissione di responsabilità da parte di Pella, sarebbe disposta al dialogo, dalla parte opposta al momento si preferisce non dire nulla, quasi in attesa di un intervento dall’alto – ad esempio di un ministro – che cerchi di ricomporre la frattura.


Le regole dello sport
Di Ministri Pella se ne intende, ne invita sempre in gran numero alle sue presentazioni, ma ci sono ambiti in cui a comandare devono essere i regolamenti, altrimenti lo sport non va avanti. Senza voler essere drastici come Pozzato, secondo cui il ciclismo italiano sia su un binario ormai morto, è abbastanza evidente che il movimento sia in grave difficoltà – mancano sponsor, squadre e strade sicure – e la Federazione non è immune da responsabilità.
La base si è ristretta, il reclutamento dei talenti è in mano ai loro agenti, lo spazio destinato allo sviluppo è così esiguo che a volte non si vede. Si muore in allenamento e quando si muore in corsa, non si ha la certezza che chi ha sbagliato paghi. Potenzialmente potremmo avere ogni giorno un caso Iannelli, fatto di spalle girate, risposte arroganti e zero voglia di arrivare alla verità.
C’è da capire, in questo momento di buio e disordine, se la FCI e la Lega abbiano la voglia, le competenze e la lucidità per rimettere al centro il sistema ciclismo. Perché in questa sorta di inutile combattimento, fra dimissioni e annunci ad effetto, quello che ci va di mezzo è proprio lo sport. Stupendo, eppure indifeso e fragile, mentre chi dovrebbe sostenerlo è purtroppo impegnato in altro.