Viero, lo squillo in Spagna non è stato un caso

Viero, lo squillo in Spagna non è stato un caso

29.04.2026
5 min
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C’è un certo fermento nel mondo degli juniores con tanti giovani che si stanno mettendo in luce, anche se non appare all’orizzonte un nuovo Finn o Magagnotti, ossia uno che si stacchi dal gruppo a suon di vittorie. E’ chiaro però che a fare la differenza ci sono alcuni punti fermi: le classiche internazionali in Italia, come può essere stata la recente Coppa Montes con al via alcuni devo team, ma anche le esperienze all’estero (in verità più sporadiche rispetto al passato).

E’ in quest’ultimo contesto che Guido Viero ha catturato l’attenzione generale, conquistando una splendida piazza d’onore al Trofeo Cabedo in Spagna, prova della Nations Cup. Anche in Italia il corridore della Nordest Petrucci Assali Stefen si era distinto, ma per sua stessa ammissione quello iberico è stato un passaggio importante per un ragazzo che viaggia su due strade parallele: una è quella sportiva, l’altra quella scolastica e non vuole perdere il passo in nessuna delle due.

Lo sprint vittorioso dello spagnolo Aitor Martinex, con Viero ottimo secondo (foto organizzatori)
Lo sprint vittorioso dello spagnolo Aitor Martinex, con Viero ottimo secondo (foto organizzatori)
Lo sprint vittorioso dello spagnolo Aitor Martinex, con Viero ottimo secondo (foto organizzatori)
Lo sprint vittorioso dello spagnolo Aitor Martinex, con Viero ottimo secondo (foto organizzatori)

Storia sbocciata tra calcio e Covid

Per molti, anche se si tratta di uno junior al secondo anno, il veronese è ancora uno sconosciuto ed è lui stesso a raccontarsi: «Per ora sono un diciottenne appena entrato nel mondo degli adulti, studente al quarto anno del liceo scientifico in centro a Verona. Sono innanzitutto un ragazzo, uno studente ma anche un ciclista. Anche se non è stato il primo amore: prima ero un calciatore, ho iniziato da piccolo, ma durante la pandemia non si poteva giocare e a me è sempre piaciuto fare attività sportiva. Tramite un amico ho scoperto una squadra ciclistica e ho pensato di provarci, anche perché ho passato tutta la quarantena a guardare gare di ciclismo, così ho iniziato».

Analizzando questi due anni da junior, è evidente che molto è cambiato quando lo scorso anno Viero si è aggiudicato la Piccola Tre Valli Varesine: «Sì, da lì è come se avessi spiccato il volo. I primi anni dovevo ancora un po’ ambientarmi, inizialmente avevo una maggior propensione per la mountain bike e su strada dovevo abituarmi al gruppo. Poi da allievo ho iniziato a fare un po’ sul serio. Il secondo anno è stata una bella stagione, ho vinto due gare importanti e da lì ho capito che avevo un buon potenziale, anche il mio allenatore mi spronava.

Da sinistra Viero, Martinez (ESP) e Goijert (NED), il podio del Trofeo Cabelo (foto organizzatori)
Da sinistra Viero, Martinez (ESP) e Goijert (NED), il podio del Trofeo Cabedo (foto organizzatori)
Da sinistra Viero, Martinez (ESP) e Goijert (NED), il podio del Trofeo Cabelo (foto organizzatori)
Da sinistra Viero, Martinez (ESP) e Goijert (NED), il podio del Trofeo Cabedo (foto organizzatori)

Il cambio di passo alla Piccola Tre Valli

«L’anno scorso all’inizio è stato difficile, sia per la scuola e poi anche perché il salto tra allievi e juniores è veramente importante. Ho lavorato tanto, ci ho messo tanta determinazione e poi lì, alla Piccola Tre Valli, sono finalmente riuscito a dimostrare quello che valgo e mi sono sbloccato. Da lì la stagione l’ho conclusa in bellezza, con buoni risultati e anche quest’anno non mi aspettavo di partire così bene».

La prestazione spagnola non è arrivata per caso, già a inizio stagione era arrivata la vittoria a Orsago: «E’ da lì che mi sono guadagnato la maglia azzurra. Il primo giorno ero veramente emozionato. Avevamo tre giorni di corsa a tappe nei dintorni di Castellon de la Plana e dopo qualche giorno questa classica in linea. Nella corsa a tappe ho lavorato per Pezzo Rosola e Solavaggione nei primi due giorni e nell’ultimo avevo un po’ più libertà. Sentivo che la gamba migliorava, così ho avuto la disponibilità da parte del cittì di giocarmi le mie carte e direi che le ho giocate al meglio, correndo all’attacco come piace a me».

Per Viero il successo alla Piccola Tre Valli 2025 è stato un crocevia fondamentale (foto Instagram)
Per Viero il successo alla Piccola Tre Valli 2025 è stato un crocevia fondamentale (foto Instagram)
Per Viero il successo alla Piccola Tre Valli 2025 è stato un crocevia fondamentale (foto Instagram)
Per Viero il successo alla Piccola Tre Valli 2025 è stato un crocevia fondamentale (foto Instagram)

Secondo posto dolceamaro

Che sapore ha un secondo posto, è più il rammarico o la gioia? «Direi 50 e 50. Rammarico perché si corre per vincere, non per arrivare secondi, ma come prima esperienza con la nazionale non posso lamentarmi, è anche un segnale che la forma è molto buona e quindi in prospettiva per la stagione che verrà è un buon segno. Certamente ripensandoci resta sempre quella sensazione che la possibilità di vincere c’era».

Un risultato che conta, ma che ancora non lo definisce come corridore: «Ad oggi è ancora un po’ difficile dire chi sono. Sicuramente non sono un velocista, ma neanche uno scalatore puro. Mi piace definirmi un passista-scalatore, a cui piace arrivare in gruppetti ristretti e giocarsela in volata, siccome sono dotato di un buono spunto».

La vittoria di Viero alla Piccola San Geo, battendo Martinelli e Gamba (foto Rodella)
La vittoria di Viero alla Piccola San Geo, battendo Martinelli e Gamba (foto Rodella)
La vittoria di Viero alla Piccola San Geo, battendo Martinelli e Gamba (foto Rodella)
La vittoria di Viero alla Piccola San Geo, battendo Martinelli e Gamba (foto Rodella)

L’importanza del team

Come ti trovi con la Nordest Petrucci, visto che sei al secondo anno? «E’ una squadra fantastica, mi ha fatto crescere veramente tanto. La definirei più una famiglia, tra staff, corridori, anche gli sponsor credono veramente tanto in noi, ci seguono vedendo atleti che stanno crescendo, anche dal punto di vista personale e non solo sportivo».

Hai già qualche contatto per il cambio di categoria? «In realtà sì. Sono stato anche a febbraio in ritiro con il team Ineos Development, ma ancora non ho firmato nulla, perché devo capire come sarà la situazione con la scuola, l’anno prossimo avrò la maturità e poi vedere anche come va la stagione. Mi segue Alessandro Mazzurana, fa parte del team di TeamVision, una società tedesca e devo dire che mi supporta tantissimo, sa che l’anno scolastico è preminente in questo momento».

Viero è alla Nordest Petrucci dallo scorso anno: un ambiente ideale per crescere
Viero è alla Nordest Petrucci dallo scorso anno: un ambiente ideale per crescere
Viero è alla Nordest Petrucci dallo scorso anno: un ambiente ideale per crescere
Viero è alla Nordest Petrucci dallo scorso anno: un ambiente ideale per crescere

La coscienza a posto

Come si vede, la figura di Viero è quella di un ragazzo forse anche più maturo della sua età, non comune nel ciclismo attuale e ciò emerge anche quando si parla di obiettivo principale: «Non è una gara o un traguardo. Io voglio essere soddisfatto di quello che faccio, a fine stagione guardare indietro e dire “ho fatto un buon lavoro, sono a posto con la coscienza”. Per me è questo che si può tramutare in un futuro nel ciclismo».