Savino e Sparfel, cronaca di una settimana speciale

Savino e Sparfel, cronaca di una settimana speciale

20.05.2026
6 min
Salva

Il racconto di una sfida, testa a testa, dove in fondo c’è un traguardo che premia uno in luogo dell’altro, ma dove entrambi sono uniti dalla speranza che quella sfida si ripeta, in un contesto ben più importante. L’edizione 2026 del Tour de Bretagne è stata illuminata dal confronto fra il talento francese di Albin Sparfel e il nostro Federico Savino, staccato alla fine di 26” che però non dicono tutto del pathos che la corsa transalpina ha racchiuso lungo il suo dispiegarsi.

Il pisano del devo team della Soudal QuickStep aveva già colto risultati importanti, ad esempio la conquista del West Bohemia Tour lo scorso anno, ma questo risultato lo proietta in una nuova dimensione proprio perché arrivato dal confronto con quello che in Francia vedono come il “delfino” di Seixas, anche se è più grande di un anno della “grande speranza tricolore”.

Il podio finale al Tour de Bretagne con Sparfel al fianco di Savino, staccato di 26" (foto DirectVelo)
Il podio finale al Tour de Bretagne con Sparfel al centro fra Savino a 26″ e Vezie a 36″ (foto DirectVelo)
Il podio finale al Tour de Bretagne con Sparfel al fianco di Savino, staccato di 26" (foto DirectVelo)
Il podio finale al Tour de Bretagne con Sparfel al fianco di Savino, staccato di 26″ (foto DirectVelo)

Tornato a casa, il toscano ripercorre il cammino della corsa francese, articolata su una settimana piena di tappe, il che già rappresenta un passo avanti nella sua evoluzione: «Sono arrivato in Francia che le condizioni erano buone. Sentivo dalle gare precedenti che ero in crescita, e quindi quando sono arrivato in realtà ero lì per vincere, a prescindere dagli avversari. Avevo già fatto l’anno scorso il quarto posto in generale e quindi sapevo che il percorso era adatto alle mie caratteristiche e c’ero arrivato abbastanza convinto».

Sapevi già che Sparfel sarebbe stato il tuo rivale?

Era dato da tutti fra i favoriti, per molti il numero 1. Quindi ovviamente un occhio di riguardo ce l’ho avuto dal primo giorno verso di lui. La cosa che ha in realtà fatto la differenza è che lui è molto veloce e quindi è riuscito a prendere tanti abbuoni durante le tappe e alla fine quei 26” scaturiscono da lì.

L'arrivo della quarta frazione. Vince Barusseau, dietro Savino è beffato da Sparfel (foto DirectVelo)
L’arrivo della quarta frazione. Vince Barusseau, dietro Savino è beffato da Sparfel (foto DirectVelo)
L'arrivo della quarta frazione. Vince Barusseau, dietro Savino è beffato da Sparfel (foto DirectVelo)
L’arrivo della quarta frazione. Vince Barusseau, dietro Savino è beffato da Sparfel (foto DirectVelo)
Racconta come si è sviluppata la corsa…

Nella prima parte del Tour, Sparfel ha accumulato subito vantaggio con il 3° posto nella prima tappa, il 2° nella terza, il 3° nella quarta fino a vincere la successiva e a quel punto era in testa, io in settima posizione proprio grazie a quella frazione.

Già nella frazione precedente però eri andato bene…

Sì, diciamo che la sfida è stata abbastanza equilibrata, a parte che negli sprint dove lui era più veloce e quindi si guadagnava un bel gruzzoletto. Io tenevo il ritmo, ma non sono adatto alle volate. Nella quarta tappa però mi ero incollato a lui e ho provato a superarlo, finendogli immediatamente alle spalle e già lì 4” sono andati a lui invece che a me.

L'attacco di Savino all'ultima tappa, ma Sparfel lo segue come un'ombra (foto team)
L’attacco di Savino all’ultima tappa, ma Sparfel lo segue come un’ombra (foto team)
L'attacco di Savino all'ultima tappa, ma Sparfel lo segue come un'ombra (foto team)
L’attacco di Savino all’ultima tappa, ma Sparfel lo segue come un’ombra (foto team)
Ok, tu poi sei arrivato sesto nella successiva. A quel punto ecco che cosa dicevate in squadra?

Dobbiamo fare un salto indietro proprio alla quarta tappa, perché lì avevamo preso in mano la situazione e ho provato a attaccare su una salita, ma era a 60 km dall’arrivo e già lì avevamo visto che io e Sparfel eravamo quelli che ne avevano di più. La squadra aveva visto che comunque la gamba ce l’avevo e mi dava quindi pieno supporto per la generale. In quel momento la settima piazza nella classifica non mostrava i veri valori in campo, soprattutto quel che le mie gambe avevano mostrato. Quindi abbiamo pensato a fare “all in” sull’ultima tappa che era quella più dura e dove si poteva fare la differenza.

Com’è stata quella corsa?

Dovevamo provare a tutti i costi a portar via un gruppo e fare corsa dura quando si entrava nei giri finali – sottolinea Savino – Era lo stesso percorso di due anni fa, me lo ricordavo e sapevo che se avessimo fatto 2-3 giri belli a fuoco, poi la fatica si sarebbe sentita nelle gambe. Ho usato la squadra, i miei compagni mi hanno aiutato a fare selezione e poi sono riuscito ad attaccare quando mancavano due giri. Sparfel e l’altro francese Vezie sono gli unici che sono riusciti a tenere la ruota mentre davanti c’era il transalpino Choblet che non era un fattore per la classifica. Siamo arrivati insieme e Sparfel ha fatto valere la sua velocità, ma ormai la corsa era andata.

Il team è stato di grande aiuto per Savino, visibilmente soddisfatto a fine Bretagne per la sua prestazione
Il team è stato di grande aiuto per Savino, visibilmente soddisfatto a fine Bretagne per la sua prestazione
Il team è stato di grande aiuto per Savino, visibilmente soddisfatto a fine Bretagne per la sua prestazione
Il team è stato di grande aiuto per Savino, visibilmente soddisfatto a fine Bretagne per la sua prestazione
Lui correva alla tua ruota o ti dava cambi?

A onor del vero ha collaborato fino all’ultimo giro. Ha poi smesso di collaborare perché aveva probabilmente paura di un mio attacco e quindi è rimasto passivo ai -7, ma ci sta, era normale che fosse così. Ho provato in tutti i modi a togliermelo dalla ruota, ma era veramente forte.

Alla fine eri rammaricato o eri comunque contento del risultato e soprattutto della prestazione?

In realtà ero abbastanza contento. Non ho rammarichi, ho provato di tutto per staccarlo, non c’è stato verso, ma la prestazione è stata valida, gli altri erano lontani. Ovviamente non è una vittoria, ma è un buon risultato e quindi si pensa al futuro.

Il corridore toscano è alla quarta stagione nel devo team della Soudal e conta di passare pro' a fine 2026
Savino è alla quarta stagione nel devo team della Soudal e conta di passare pro’ a fine 2026
Il corridore toscano è alla quarta stagione nel devo team della Soudal e conta di passare pro' a fine 2026
Savino è alla quarta stagione nel devo team della Soudal e conta di passare pro’ a fine 2026
Nel confronto fra voi due, che cosa hai notato?

Lui è ovviamente molto più veloce, soprattutto negli sprint come erano questi, che tiravano in salita. E’ più leggero, più scattante, quindi quello sicuramente è stato un grossissimo vantaggio per lui. Ma vorrei sottolineare anche il grande rispetto che abbiamo fra di noi, non abbiamo mai avuto sgarbi assolutamente, è stato super sportivo in tutte le tappe. Io forse ho corso in un modo un pochino più intelligente, nel senso che riuscivo a trovare i momenti migliori per attaccare. Lui attaccava sempre, forse perché si sentiva più forte. Ma alla fine il risultato è stato dalla sua parte.

E’ un risultato comunque importante per te, visto che a fine stagione ci sarà da discutere del rinnovo…

Sì, certo, la squadra era molto soddisfatta, mi ha sempre dato fiducia. Non sento questa pressione del rinnovo, già penso ai prossimi impegni, il Giro Next Gen, dove correrò per aggiudicarmi una tappa, perché la classifica in una corsa così è per altri…