La Lombardia al Valromey. Le ragazze contro il mondo

La Lombardia al Valromey, 5 ragazze contro il mondo

30.07.2026
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Al Valromey femminile, che pur non essendo qualificato tanto quanto la prova juniores maschile ha sempre un certo peso specifico come si evince dalla sua starting list, non era presente solo la nazionale femminile. Al via c’era anche una rappresentativa inviata dal Comitato Regionale Lombardo, guidata da Barbara Cazzaniga che da poco ha preso in mano le redini tecniche del comparto dedicato a tutta l’attività femminile.

Una trasferta difficile, dove trovare spazio ai vertici era pressoché impossibile, eppure quella trasferta è stata un successo per il forte carico di significati che ha saputo trasmettere alle ragazze, come si evince dal racconto della stessa Cazzaniga, davvero soddisfatta per l’esperienza che ha fatto vivere loro.

Le ragazze della rappresentativa lombarda, a destra Barbara Cazzaniga (foto Facebook)
Le ragazze della rappresentativa lombarda, a destra Barbara Cazzaniga (foto Facebook)
Le ragazze della rappresentativa lombarda, a destra Barbara Cazzaniga (foto Facebook)
Le ragazze della rappresentativa lombarda, a destra Barbara Cazzaniga (foto Facebook)

«Non era la prima volta, già lo scorso anno il Comitato era stato invitato. Quando ho assunto l’incarico mi sono ripromessa di trovare delle occasioni per far fare qualche esperienza all’estero alle ragazze. Tant’è che l’anno scorso abbiamo fatto anche una trasferta con le allieve in Austria. Quando ci hanno offerto l’opportunità ho pensato di cogliere l’occasione, proprio perché la concorrenza era la migliore possibile fra le junior. Per noi le trasferte sono un valore aggiunto da dare alle squadre, provare a far fare nuove esperienze alle ragazze in un contesto diverso, proprio non con il loro team ma una rappresentativa comune, con ragazze solitamente avversarie ma per una settimana compagne».

In che cosa differisce dalla loro normale attività?

Al di là della concorrenza e del fatto di gareggiare all’estero, le ragazze si sono potute testare nel gioco di squadra, in ruoli differenti, al di là di uno stress che può essere quello della ricerca della vittoria, del piazzamento, sapendo con chi avevamo a che fare. Quando esci dall’Italia vedi un mondo diverso, nel come si affrontano le gare. Le ragazze si sono rese conto che si parte coltello fra i denti dal chilometro zero, è un po’ diverso magari rispetto alla routine a cui sono abituate. La domenica, in gara si conoscono tutte, sanno già chi va forte, chi va piano, chi è forte in volata, chi prova a attaccare. Qui no.

Viola Invernizzi, del Petrucci Gauss Cycling Team, una delle junior impegnate al Valromey (foto Facebook)
Viola Invernizzi, del Petrucci Gauss Cycling Team, una delle junior impegnate al Valromey (foto Facebook)
Viola Invernizzi, del Petrucci Gauss Cycling Team, una delle junior impegnate al Valromey (foto Facebook)
Viola Invernizzi, del Petrucci Gauss Cycling Team, una delle junior impegnate al Valromey (foto Facebook)
Che esperienza è stata nello specifico?

Impegnativa, anche organizzativamente parlando. Erano tre giorni, l’ultimo giorno facevano il Gran Colombier, non era proprio una passeggiata per loro. Ma vedere nel loro sguardo, ogni giorno, l’orgoglio del confronto con le migliori al mondo, la soddisfazione per avere superato anche una cima così importante valeva l’impegno e per me è stata una gioia come se avessero vinto.

Le società sono favorevoli a cedervi le ragazze per queste occasioni?

Onestamente sì. Il Valromey capita sempre in concomitanza con gli europei su pista di categoria, quindi capita che nel fare le convocazioni non ci siano dei nomi disponibili, ma così si riesce a dare spazio anche alla ragazza che non è il capitano della squadra e la domenica è abituata a lavorare per le altre. Io mi interfaccio molto con le squadre, non sono poi così tante società e si ragiona in condivisione sulle scelte da fare, sento molto i consigli, le impressioni che hanno sulle varie ragazze. Portandole alla corsa francese sapevamo che il profilo altimetrico era importante, quindi non puoi proprio portare chiunque. Noi non siamo emerse, ma abbiamo fatto la nostra figura.

Isabella De Angelis è stata molto costante nelle prestazioni, sempre intorno alla 40esima piazza (foto Facebook)
Isabella De Angelis è stata molto costante nelle prestazioni, sempre intorno alla 40ª piazza (foto Facebook)
Isabella De Angelis è stata molto costante nelle prestazioni, sempre intorno alla 40esima piazza (foto Facebook)
Isabella De Angelis è stata molto costante nelle prestazioni, sempre intorno alla 40ª piazza (foto Facebook)
Come l’hanno presa le ragazze il gareggiare in una competizione così impegnativa, dove praticamente era pressoché impossibile riuscire ad arrivare davanti?

Intanto siamo partite coscienti che correvano con juniores, loro che sono spesso abituate per buona parte della stagione a correre con gente più grande. Ormai capita che queste ragazze si trovino a correre con gente che la domenica prima era a fare il Fiandre, per dirne una… Il profilo altimetrico delle tappe era interessante, con tanta salita, ma quando ci si rende conto che si corre con le pari categoria. Ma dopo il primo contraccolpo, il primo giorno si sono trovate bene, forse anche meglio delle gare italiane.

Come avete vissuto?

Avevamo preso una casa, quindi eravamo tutti insieme ed è stato molto bello perché abbiamo potuto vivere l’esperienza a 360 gradi, quasi come una famiglia. A differenza dell’albergo, la casa ti unisce un po’ di più, ti permette di percepire le loro paure, difficoltà. A tavola ti raccontano cosa è successo in gara, tutti i feedback della giornata. Questo è servito molto per tranquillizzarle. Io ho detto subito loro che l’importante non era tanto il risultato, quanto poter dare il massimo nel corso di ogni tappa. Quando finivano la gara erano contente e mi hanno detto: “caspita, qui sì che si corre davvero”. Quando siamo tornati, il giorno dopo ho ricevuto dei messaggi dicendo: “vorremmo tanto tornare là…”.

Il podio della corsa finale della Grand Colombier, vinta dall'iberica Castro (foto organizzatori)
Il podio della corsa finale della Grand Colombier, vinta dall’iberica Castro (foto organizzatori)
Il podio della corsa finale della Grand Colombier, vinta dall'iberica Castro (foto organizzatori)
Il podio della corsa finale della Grand Colombier, vinta dall’iberica Castro (foto organizzatori)
Che sensazioni ti dà questo lavoro di responsabile tecnica in un mondo abbastanza vasto come quello femminile di una regione come la Lombardia?

L’incarico l’ho preso l’anno scorso. Erano un po’ di anni che ero fuori da questo mondo. Ma mi sono fatta travolgere perché alla fine l’entusiasmo è sempre tanto nel lavorare con le ragazze, ma un po’ con tutte le età. Le vedo la domenica alle gare, ma il lavoro di base non l’ho fatto io, quindi è un po’ diverso rispetto a lavorare in un team come tecnico o direttore sportivo, ma allo stesso tempo bellissimo perché sai che hai poco tempo per riuscire a tirar fuori la loro grinta, il loro coraggio. Cerchi di farle stare tranquille, far capire quello che può essere lo spirito di una rappresentativa. Per questo dico che è una straordinaria esperienza formativa.