Giro della Valle d'Aosta 2026, partenza, gruppo, Riccardo Moret, Saint Christophe

EDITORIALE / Il Valle d’Aosta e il rispetto dei valori giusti

20.07.2026
6 min
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AOSTA – All’arrivo della terza tappa del Giro della Valle d’Aosta, subito dopo la vittoria di Ramirez sul traguardo di Saint Christophe, uno dei più influenti agenti del ciclismo italiano e internazionale si è lasciato scappare un’osservazione quanto mai centrata. «Quando li vedi in corsa sembrano davvero dei professionisti – ha detto – basta però che si fermino e tolgano il casco e gli occhiali, e ti rendi conto che sono ancora dei bambini. Sono schietti, leggeri e parlano volentieri con i giornalisti perché ancora non li hanno inseriti negli schemi del WorldTour».

Questo Editoriale nasce da una serie di osservazioni, raccolte proprio durante la corsa a tappe valdostana, che puntano tutte nella stessa direzione mentre il ciclismo giovanile sembra andare in quella opposta.

Henrique Bravo, vincitore del Valle d'Aosta, ha 20 anni: è alto 1,72 e pesa 51 chili. Il prossimo anno salirà nel WorldTour
Henrique Bravo, vincitore del Valle d’Aosta, ha 20 anni: è alto 1,72 e pesa 51 chili. Il prossimo anno salirà nel WorldTour
Henrique Bravo, vincitore del Valle d'Aosta, ha 20 anni: è alto 1,72 e pesa 51 chili. Il prossimo anno salirà nel WorldTour
Henrique Bravo, vincitore del Valle d’Aosta, ha 20 anni: è alto 1,72 e pesa 51 chili. Il prossimo anno salirà nel WorldTour

Gli step giusti

Parlando con Marino Amadori dell’inserimento nel professionismo di Pellizzari e Piganzoli, al via della terza tappa del Valle d’Aosta il commissario tecnico della nazionale under 23 ha osservato che finché si va avanti puntando solo alle vittorie, non sarà possibile formare dei corridori davvero capaci di inserirsi in modo efficace nel ciclismo che conta.

Al contrario, i due corridori in oggetto hanno fatto una sostanziosa attività fra gli under 23, grazie ai team in cui sono stati inseriti, poi hanno vissuto il passaggio in squadre professional e solo dopo tale adattamento sono passati nel WorldTour. Fra gli juniores (soprattutto) ma anche fra gli U23 l’andazzo di bruciare le tappe sta producendo invece dei danni che sono già sotto gli occhi di tutti.

Due anni in un devo team e poi semmai il salto nel WorldTour non sono la stessa cosa, proprio alla luce di quanto notato sul traguardo di Saint Christophe: i ragazzi che si sono giocati il Giro della Valle d’Aosta erano poco più che bambini. Saranno in grado di reggere l’impatto con i più grandi quando, dal prossimo anno, saranno buttati nella mischia? Sono tutti i grado di farlo? E chi non ci riesce cosa farà?

Tour of the Alps 2026, Tommaso Dati, Team Ukyo, Innsbruck, vittoria
Tommaso Dati ha sposato il progetto del Team Ukyo: una continental che ha rilanciato diversi talenti. Qui la volata su Pidcock al Tour of the Alps
Tour of the Alps 2026, Tommaso Dati, Team Ukyo, Innsbruck, vittoria
Tommaso Dati ha sposato il progetto del Team Ukyo: una continental che ha rilanciato diversi talenti. Qui la volata su Pidcock al Tour of the Alps

Il rischio della precocità

Seguendo lo stesso filo, un altro agente ha commentato con noi la vicenda di Tommaso Dati, che ha appena firmato un contratto triennale nel WorldTour. Ci ha fatto notare che potenzialmente sono molti i corridori che, al pari del toscano, rischiano di smettere di correre perché incapaci di performare in adolescenza, salvo poi di battere fior di avversari come Pidcock e Schmid. Se non fosse stato per la lungimiranza di Alberto Volpi, Dati probabilmente avrebbe chiuso anzitempo una carriera mai iniziata, perché chi va a caccia di corridori punta ai ventenni e anche meno.

Andando avanti nella stessa logica, lo stesso agente ha raccontato di aver parlato con uno junior di primo anno, capace di un notevole mucchio di watt e con il 5,5 per cento di grasso corporeo. Dopo averlo valutato con il preparatore cui si appoggia per valutazioni più attendibili, ha preferito non avviare la collaborazione, ravvisando in tanto estremo le basi per una carriera precoce, magari inizialmente prodigiosa, ma destinata a sfiorire altrettanto rapidamente.

Anche Ramirez ha 20 anni (1,70 per 55 chilil).  Dopo due stagioni in UAE Emirates passerà nel WorldTour con la Movistar
Anche Ramirez ha 20 anni (1,70 per 55 chilil). Dopo due stagioni in UAE Emirates, il secondo del Valle d’Aosta passerà nel WorldTour con la Movistar
Anche Ramirez ha 20 anni (1,70 per 55 chilil).  Dopo due stagioni in UAE Emirates passerà nel WorldTour con la Movistar
Anche Ramirez ha 20 anni (1,70 per 55 chilil). Dopo due stagioni in UAE Emirates, il secondo del Valle d’Aosta passerà nel WorldTour con la Movistar

La conta delle vittorie

Agganciandosi senza saperlo al discorso, il direttore sportivo di una squadra juniores, incontrato alla partenza da Chatillon (ultima tappa del Giro della Valle d’Aosta), ci ha raccontato la difficoltà crescente della sua categoria. Come già detto più volte, gli juniores sono ormai il livello di accesso al professionismo. E nonostante nelle interviste la maggior parte dei dirigenti faccia proclami a tutela degli atleti, nelle riunioni di inizio anno a porte chiuse (davanti ad atleti e tecnici e non certo ai giornalisti) invocano una stagione da almeno 30 vittorie.

Leggerete nei prossimi giorni quel che accade nella mente di giovani atleti quando si finisce con l’identificare la persona con i risultati che è capace di ottenere, anche se di questi aspetti sembrano interessarsi in pochi. Al contrario, su questa insopportabile equazione giocano coloro che movimentano il mercato dei corridori, spesso vittime della trappola e condannati spesso a sparire dalla scena. Non perché poco validi, semplicemente perché la regola non è uguale per tutti e la maturazione (atletica e mentale) lo è ancora meno.

Il cittì azzurro Amadori ha raggiunto da ieri il Giro della Valle d'Aosta. Qui con Chicchi, ds della Technipes
Amadori porterà Alessandro Cattani, corridore di Chicchi alla Technipes, al Tour de l’Avenir. La nazionale sarà formata da atleti al di fuori dei devo team
Il cittì azzurro Amadori ha raggiunto da ieri il Giro della Valle d'Aosta. Qui con Chicchi, ds della Technipes
Amadori porterà Alessandro Cattani, corridore di Chicchi alla Technipes, al Tour de l’Avenir. La nazionale sarà formata da atleti al di fuori dei devo team

Il polso del movimento

Sempre a Chatillon, da una conversazione con Francesco Chicchi è emersa la difficoltà per le continental di casa nostra nel contattare giovani italiani di qualità. E’ tale l’attrattiva dei devo team da essere costretti a cercare negli angoli più remoti, sperando di trovare il nome giusto e di valorizzarlo prima che arrivino altri a portarlo via.

Di tutto questo e molto altro ti accorgi soltanto stando in mezzo, facendo domande, ascoltando e parlando il minimo necessario. Se invece si preferisce dottoreggiare da casa, si finisce (magari per inconsapevolezza) col rendersi complici del meccanismo. Intendiamoci, allo stesso modo è possibile trovare chi sostiene che invece vada tutto bene e che non serva cercare il pelo nell’uovo. Saremmo anche d’accordo, se non fosse che gli ordini di arrivo sono oggettivi e non risentono di orientamenti ideologici.

Le categorie giovanili italiane meritano più rispetto, vengono invece triturate nel nome del mercato e dei guadagni. Un rispetto che dovrebbe essere imposto da chi ha il dovere di fare le regole e farle rispettare, mentre sempre più spesso si mostra accondiscendente o incapace di individuare il problema e la soluzione.

Il Giro di Valle d'Aosta si è corso senzacontrollo antidoping. Perché non è stato sostituito l'ispettore ammalato?
Il Giro di Valle d’Aosta si è corso senza controllo antidoping. Perché non è stato sostituito l’ispettore ammalato?
Il Giro di Valle d'Aosta si è corso senzacontrollo antidoping. Perché non è stato sostituito l'ispettore ammalato?
Il Giro di Valle d’Aosta si è corso senza controllo antidoping. Perché non è stato sostituito l’ispettore ammalato?

Il controllo fantasma

Lo stesso rispetto nel cui nome sarebbe stato giusto che al Giro della Valle d’Aosta ci fosse il controllo antidoping. C’era solo il cartello giallo, portato in giro ogni giorno come uno spaventapasseri, mentre gli chaperon sono stati fatti rientrare dopo la seconda tappa. L’ispettore designato per il controllo medico, infatti, si è ammalato due giorni prima della partenza e chi avrebbe dovuto incaricare un sostituto, ha fatto sapere di non averne.

La corsa si è svolta ugualmente, i corridori hanno fatto la loro parte e abbiamo vissuto giorni di sfide emozionanti e schiette. Reclamare il controllo medico non serve per alimentare chissà quali sospetti, ma per esigere la professionalità e il rispetto delle regole che si pretendono da parte di tutti gli attori coinvolti sulla scena.

L’UCI commina sanzioni per rifornimenti irregolari e scie, altre volte riprende gli organizzatori se le squadre sono mandate a dormire troppo lontano, ma chiude gli occhi se l’agenzia internazionale incaricata dei controlli antidoping lascia la corsa scoperta. Anche gli organizzatori (in questo caso quelli del Giro della Valle d’Aosta) meritano che il loro lavoro venga rispettato, non è accettabile che l’unico aspetto su cui si è davvero intransigenti sia quello delle scadenze finanziarie.