Il Team Ineos Grenadiers ha messo nel mirino il suo prossimo futuro, e lo ha fatto anche con l’inserimento del devo team (Ineos Grenadiers Racing Academy) nel progetto. Una squadra di sviluppo, la formazione britannica era una delle poche a non averne ancora una interna. Inizialmente, come raccontato anche da Dario Cioni quando è stato presentato il progetto. Dodici atleti da ogni Continente, con una maggioranza di cinque corridori britannici. In questo gruppo c’è spazio anche per due italiani: Davide Frigo e Nicolas Milesi.
Il più piccolo dei due fratelli Frigo arriva al suo primo anno da under 23 e lo affronterà proprio con il devo team Ineos Grenadiers. Un bel salto, come ci racconta anche lui, ma che al momento sta assorbendo nella maniera giusta.
«Ci stiamo allenando bene in questo secondo ritiro – racconta Davide Frigo – siamo ad Oliva, a poche centinaia di metri dal mare. C’è molto vento ma per il resto va tutto alla grande, l’hotel è super attrezzato e inoltre il team ha portato lo chef e cura lui la cucina».


Non siete solo voi del devo team allora…
Della squadra under 23 siamo qui tutti tranne un ragazzo australiano che è rimasto a casa ad allenarsi. Poi insieme a noi ci sono altri dodici o tredici corridori della formazione WorldTour ma ci alleniamo separati. E’ capitato un paio di volte nel ritiro di dicembre di pedalare con loro, ma per il resto le attività rimangono divise. In questi giorni sono in stanza con un ragazzo africano, Milkias Maekele, che ha rotto il braccio ma è venuto comunque per fare delle visite di controllo.
Ti sei ambientato?
Va sempre meglio, il primo ritiro è stato un qualcosa di enorme, di gigantesco. Arrivo da una squadra juniores in cui lo staff era composto da quattro o cinque membri e poi c’eravamo noi ragazzi. A dicembre nel primo ritiro eravamo in più di cento persone.
Sei in un ambiente internazionale, si sente?
L’organizzazione, ogni persona ha un ruolo e un compito da svolgere. Siamo in tantissimi ma non c’è nessuno fermo. Ora piano piano sto migliorando anche l’inglese, arrivavo da un livello scolastico e il primo impatto è stato tosto. Per fortuna il mio diesse di riferimento è Cioni che mi sta aiutando tanto.


Cosa ti ha colpito di più in questi primi mesi?
Il lato organizzativo e di gestione. Mi è capitato di parlare con un diesse e gli ho detto che avevo sbagliato a comunicare la taglia dei vestiti da riposo. Lui è andato a dirlo al responsabile del magazzino e ora al secondo ritiro mi sono trovato davanti alla stanza uno scatolone con i vestiti nuovi della taglia corretta. Ho proprio pensato: «Cavolo, qui non lasciano nulla al caso».
Stai trovando anche il ritmo negli allenamenti?
In questo secondo training camp ci stiamo concentrando di più nel pedalare e fare tante ore in sella. Invece a dicembre ci sono state più riunioni e incontri con i vari membri dello staff.
Che cosa dicono a voi del devo team?
Erano per lo più riunioni generali per parlare del team, poi abbiamo fatto un incontro con il medico e il nutrizionista che ci hanno dato qualche dritta. Nulla di grande, consigli base, però quando si hanno tanti ragazzi giovani è giusto partire quasi da zero.


Si respira il clima Ineos?
E’ tornato David Brailsford e nel ritiro di dicembre c’era anche lui ovviamente. Ha una personalità molto forte, quando entra in una stanza si sente, lo si nota. Non che lo faccia apposta, ma ha un carisma unico che trascina. Ha preso in mano la squadra e ha detto che nel giro di tre o quattro anni vogliono tornare ai livelli che competono a un team come il nostro.
Hai già parlato di quale sarà il tuo percorso nel team?
Qualcosa sì ma le riunioni individuali più specifiche arriveranno nei prossimi giorni. Quest’anno ho ancora la scuola, quindi fino a giugno dovrò gestire i due impegni. Il team è molto felice che non abbia lasciato gli studi e in questo mi supporta. Mi hanno detto di non preoccuparmi e che fino a quando non avrò fatto la maturità sfrutteremo le occasioni a disposizione.
Come lavorerai?
Sto approfittando dei giorni di ritiro, così come ho fatto con le vacanze di Natale, per allenarmi e mettere un po’ di fondo nelle gambe. Per il resto so che già di non poter correre il Giro Next Gen perché sarà in concomitanza con la maturità. Mi piacerebbe partecipare al Tour de l’Avenir, visto che nel 2026 è stato aperto ai devo team.


Torniamo all’inizio, in che modo è nato il contatto con la Ineos?
Cioni aveva sentito mio fratello Marco poco dopo il campionato italiano a cronometro, era fine giugno. Gli aveva detto di essere interessato a me e gli aveva accennato che Ineos avrebbe aperto un devo team nella prossima stagione (il 2026, ndr). La cosa poi è andata un po’ per le lunghe ma ho sempre avuto fiducia.
Dopo il tuo ultimo anno da juniores ti saresti mai aspettato di entrare in un devo team?
E’ arrivato tutto molto in fretta. Fino al 2025 non avevo mai raccolto grandi risultati. Con la prima vittoria della stagione ho sentito crescere la consapevolezza nei miei mezzi e di poter pensare a un passo del genere. Ora sono qui e voglio fare del mio meglio per rimanerci e godermelo al massimo.