Due vittorie di tappa e alla fin fine, aver mancato il successo nella classifica finale non ha neanche un gran peso. Per Vincenzo Carosi riemergere in occasione della Ciociaria in Giro aveva un significato speciale: era sicuramente il corridore con la maggior carica emotiva e voglia di vincere e non perché corresse in casa. Era ancora troppo recente il ricordo dell’esito del campionato italiano, di quel podio finale che, davanti al suo pubblico, aveva un sapore amarissimo, per chi partiva rimettendo in palio la maglia tricolore vinta lo scorso anno.


I mesi più delicati
Ecco perché quella doppietta non poteva passare inosservata, considerando anche che per Carosi come per tanti altri corridori di spicco della categoria juniores, giunti al secondo anno, si avvicina il momento della scelta, del passaggio di categoria, della ricerca del binario giusto che dovrà portarli verso l’approdo tanto agognato, quello del professionismo.
«Sono stati dei giorni intensi, duri – racconta il laziale del Team Coratti – con tre tappe in due giorni. La prima semitappa era di 70 chilometri ed era quasi lo stesso percorso del campionato italiano, con pochissime variazioni. E’ stata una gara veloce, dove sono riuscito a ad arrivare da solo al traguardo dopo un attacco sull’ultima discesa, praticamente gli ultimi 5 chilometri anticipando lo sprint dei velocisti, chiudendo con 3” su Fedrizzi che sappiamo bene quanto sia veloce.


La dolce vendetta della Ciociarissima
«La seconda tappa invece era una cronoscalata al pomeriggio di 4 chilometri, resa ancora più dura dal gran caldo e là sapevo che non era nelle mie corde, ma ho cercato di perdere meno tempo possibile. Il 13° posto finale, a 58” dal vincitore Vesco posso considerarlo una buona prestazione. Poi domenica c’è stata la tappa finale, la classica Ciociarissima con 7 giri bassi e poi il giro finale con la salita più dura. Si è formato un gruppetto che ho regolato in volata, battendo tra gli altri proprio il campione italiano Balliana».
Risultati che hanno un po’ addolcito il rammarico per non essere riuscito a ripetersi nell’occasione tricolore, con la maglia sfuggita per soli 11 secondi: «Quella manciata di secondi mi ha fatto male, devo ammetterlo, anche perché venivo da un inizio stagione difficile, ma in quel periodo mi stavo riprendendo, l’avevo preparata bene e sapevo che la condizione stava tornando. Quel giorno stavo bene, ma sull’ultima salita forse mi sono fatto un po’ prendere dall’emozione di rigiocarmi quel titolo, di rivestire la maglia e ho esagerato sull’ultimo strappo, così sono andato un po’ fuori giri e poi l’ho pagata».


Un anno di crescita fondamentale
Rispetto al Carosi campione italiano lo scorso anno, che cosa è cambiato a 12 mesi di distanza? «Diciamo che sono sempre io, però adesso corro più sereno e cerco di portare a casa in ogni gara il miglior risultato possibile. Sicuramente questi due anni da junior mi hanno dato molto, fatto crescere nella conoscenza delle possibilità del mio fisico, i miei limiti, ma anche nello spingermi oltre questi limiti. E sì, ho imparato anche a correre in maniera più tattica, perché non sempre vince il più forte».
Una crescita sufficiente per proiettarsi a un livello più alto, tra gli under 23 e un domani tra i professionisti? «Sì, sicuramente so che sono un corridore veloce ma non un velocista puro, anche se me la cavo in volata, ma sono uno che tiene sulle salite brevi. Io penso di essere un corridore da classiche delle Ardenne, da gare in Belgio».


Dodici mesi tricolori da far fruttare
Ora si avvicina il momento del cambio di categoria e uno che è stato campione italiano ed è giunto terzo l’anno dopo sicuramente sarà ambito da formazioni più qualificate.
«Logicamente contatti ci sono – dice – ma ancora niente di concreto e sto aspettando la chiamata giusta. Credo che molto dipenderà anche dai risultati in questo finale di stagione. Ora, dopo la top 10 ottenuta nell’internazionale di Loria di domenica, per due settimane starò fermo per preparare bene gli appuntamenti di agosto-settembre proprio perché so che avranno un’attenzione particolare da parte di tutti gli addetti ai lavori».
In questi due anni da junior Carosi è stato una colonna del team Coratti. Quanto è contato avere questa esperienza locale? «Molto perché quella squadra mi è stata sempre vicina, è un ottimo ambiente, dove si riesce a correre nella maniera più qualificata possibile, cosa che al giorno d’oggi non è scontata. Sono riusciti a ad aiutarmi in maniera impeccabile e gliene sarò sempre grato».