Le convocazioni messe in atto dal cittì Daniele Pontoni in vista del campionato del mondo di ciclocross, che si è disputato lo scorso fine settimana a Hulst in Olanda, hanno fatto discutere. Dodici gli atleti convocati per rappresentare l’Italia nelle sette gare previste: le tre di categoria, divise per donne e uomini e il team relay del venerdì. Il bilancio e i risultati, condizionati dalla sfortuna e da episodi, sono stati soddisfacenti. Il cittì Pontoni si è detto soddisfatto di quanto raccolto e dell’operato dei suoi atleti.
Tuttavia le polemiche non sono mancate, prima e dopo la campagna iridata. Anche Alessandro Guerciotti, team manager del team Fas Airport Service-Guerciotti-Premac ha espresso il proprio pensiero in un comunicato stampa pubblicato in data 3 febbraio.
Il presidente Dagnoni ha successivamente offerto a Tuttobiciweb una risposta alla lettera di intenti di Guerciotti, respingendone le argomentazioni. Non è vero, ha detto in sintesi, che le convocazioni per i mondiali di ciclosross siano state limitate per motivi di budget. Ed ha aggiunto una stoccata (probabilmente fuori tempo massimo) al team milanese, con chiaro riferimento a quanto accaduto agli europei di Middelkerke. Avendo letto nelle parole di Alessandro Guerciotti qualcosa più di un’accusa, siamo tornati da lui per approfondire il discorso.


Il valore della maglia azzurra
Alessandro Guerciotti ha sollevato più di qualche perplessità rivolgendo la propria attenzione sulle differenze di investimenti fatti dai team e dalla Federazione per quanto riguarda il movimento del ciclocross.
«Il campionato del mondo di ciclocross rappresenta il vertice – ci ha detto Alessandro Guerciotti, interpellato per un approfondimento – dell’attività stagionale. I team lavorano tutto l’anno con l’obiettivo di vedere i propri atleti selezionati e vestire la maglia azzurra. Quello che, a mio parere, è emerso dall’ultimo mondiale di ciclocross è una evidente perdita di valore di quest’ultima. Se nemmeno al termine di un cammino, e di una stagione, importante certi atleti riescono a vestire la maglia della nazionale penso ci sia un problema».


Quale?
Partiamo da un esempio che abbiamo in casa, ma il mio discorso vale per tutti i team che fanno attività, con l’esclusione di Lucia Bramati. Un’atleta che è al suo primo anno da elite ha fatto e sta facendo un cammino importante.
La parola va al cittì, che compone la lista dei convocati…
Quello che ci tengo a sottolineare, e che non è stato capito a mio avviso, riguarda proprio questo punto. Non stiamo contestando le convocazioni in quanto a meritocrazia, ai mondiali di ciclocross il cittì Pontoni ha portato i migliori corridori italiani.


Quale sarebbe il punto?
Alcuni atleti, comunque meritevoli, si sono visti precludere un’esperienza importante come quella di un mondiale di ciclocross. Si tratta di un tassello fondamentale al fine di creare un movimento solido e ben radicato.
Non può essere solo una questione di risultati, come sottolineato anche nella sua risposta dal presidente Cordiano Dagnoni?
Assolutamente. Viene contestato il fatto che chi è rimasto a casa non avrebbe potuto fare di meglio. Vero, ma non ci si può basare solo sul risultato. Filippo Fontana, che ha conquistato un bellissimo quinto posto, non era alla sua prima esperienza iridata. Al mondiale ha esordito quando era al primo anno elite nel 2023, con un 28° posto, da lì è stato tutto un crescendo.


Si tratta di un cammino fatti di piccoli passi…
Allora perché non dare la stessa possibilità a Filippo Agostinacchio che è al primo anno elite? E che lo scorso anno aveva conquistato un secondo posto all’europeo under 23. Poi ci lamentiamo se le squadre chiudono o non fanno più ciclocross.
La Federazione ha dato un supporto ai team, portando gli juniores a correre in Coppa del Mondo…
Assolutamente, e da parte nostra c’è sempre stato un dialogo per permettere ai ragazzi di arrivare nelle condizioni migliori. Tanto che il nostro team ha vinto la Coppa del Mondo juniores con Patrik Pezzo Rosola ed è arrivato secondo in quella femminile con Giorgia Pellizotti.


Qual è il punto?
Manca continuità nelle categorie superiori. Portare un solo atleta per le categorie under 23 ed elite, sia tra gli uomini che tra le donne, non fa pensare a un progetto a lungo termine. La sensazione è che si siano fatti degli investimenti nell’immediato per vincere, visti i talenti che ci sono tra gli juniores. Ma si deve investire anche nelle altre categorie, per dare la sensazione di continuità e di credere nel ciclocross.
Il discorso esce quindi dall’ambito Guerciotti?
Assolutamente. Pensate a una squadra come l’Ale Colnago, che avrebbe meritato di vedere convocata un’atleta come Rebecca Gariboldi. Oppure al Team Cingolani che sono anni che fa attività ad alto livello in campo internazionale. Perché determinati sponsor dovrebbero continuare a spendere e investire se poi il movimento non va avanti?


Altro esempio, tra gli under 23 perso Mattia Agostinacchio si sarebbe potuto portare Scappini…
Lui è un esempio di continuità e alto rendimento. Sono anni che è uno dei migliori in Italia, a gennaio aveva anche conquistato un secondo posto al campionato italiano dietro Viezzi. Perché non dargli questa occasione? Poi non ci si deve sorprendere se dovesse decidere di fare solo strada e rinunciare al cross in inverno.
Serve maggior dialogo con la Federazione?
Sarebbe importante estendere il lavoro fatto a livello juniores anche alle altre categorie. Vorrei fa passare il concetto che questa non è una polemica, ma un discorso che vuole essere costruttivo. Sarebbe utile sedersi tutti intorno a un tavolo, team e Federazione, per capire in che direzione muoversi. Il lavoro coinvolge tutti e l’interesse deve essere comune.