OUDENAARDE (Belgio) – Indica la testa Demi Vollering, come se vincere un Giro delle Fiandre Women non fosse anche una questione di gambe. E oggi lei di gambe ne aveva davvero tante. Quasi troppe. Ma Demi è così: o tutto, tutto. O niente, niente.
La gara femminile scivola via secondo il copione più classico, con una fuga che parte abbastanza presto e nella quale c’è anche un bel po’ d’Italia, merito di Letizia Borghesi e Sara Casasola. E questa forse è la notizia più bella della giornata per i colori italiani.


Determinazione Vollering
Dopo aver lasciato Anversa per la partenza degli uomini, ci siamo spostati a Oudenaarde, dove invece prendevano il via le donne. E guarda caso la prima atleta che abbiamo visto sfilare verso il foglio firma è stata proprio Demi Vollering. La campionessa europea non è mai particolarmente sorridente, a dire il vero, ma oggi appariva più cupa che mai.
Forse era solo iper concentrata, determinata. E con una voglia enorme di tornare a ruggire nelle corse più importanti, come qualche stagione fa. E soprattutto di farlo anche sulle pietre, quelle che contano di più.
Alla fine ci è riuscita. Ha corso “alla Pogacar”, tanto per fare un paragone, ma lei, rispetto allo sloveno, oggi è stata ancora più devastante.
«E’ andata diversamente da come ci aspettavamo – ha detto Vollering subito dopo il traguardo – sono davvero felice e molto orgogliosa di tutte le ragazze della squadra. Tutte si sono impegnate al massimo e sono grata a ognuna di loro».
Piccola riflessione: le sue parole sono state quasi un copia-incolla di quelle pronunciate proprio da Pogacar un’oretta prima.






Finale pancia a terra
Secondo copione per certi aspetti, ma molto più movimentata per altri, è stata questa corsa femminile, visto che diverse protagoniste attese sono finite a terra. Tra queste una delle super favorite, Marlen Reusser, ma anche a Kim Le Court e Lorena Wiebes, cadute nelle prime fasi di gara e acciaccate nel finale.
La capitana della FDJ-Suez ha sferrato il suo attacco sull’Oude Kwaremont. «Sapevo che il Kwaremont mi si addiceva di più, perché era la salita più lunga. Ho dato il massimo nella prima parte, pensando: ora spingo più forte che posso fino alla fine e poi vediamo. Quando mi sono voltata ho capito di essere da sola. Da lì in poi ho sofferto moltissimo… ma ce l’ho fatta».
Tattica ideale per una scalatrice come lei, per chi ama salite più lunghe che richiedono sforzi prolungati.
Però la vittoria non era ancora in cassaforte. Vollering non aveva un vantaggio enorme, tuttavia si vedeva che aveva studiato il percorso alla perfezione. Nella breve discesa dal Paterberg ha pennellato le curve e sfruttato ogni millimetro di strada.
«Ho spinto forte fino alla fine. Avevo un po’ paura del tratto pianeggiante con tutto quel vento. Solo negli ultimi due chilometri, quando l’ammiraglia era dietro di me e ho visto Lars Boom (il suo direttore sportivo, ndr), ho capito che il distacco era buono e che potevo farcela. Ho lavorato per questo, inseguivo un sogno».
Dietro, Elisa Longo Borghini e Silvia Persico cercavano di chiudere su Pauline Ferrand-Prévot e Puck Pieterse per provare ad agganciare il podio con la loro compagna Karlijn Swinkels. Ma Backstedt e Kopecky hanno poi avuto la meglio.


Persico e Longo, che leonesse
Tuttavia, tornando ai colori italiani, non è tutto da buttare. Le due atlete della UAE Adq hanno dato tutto. Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini hanno lottato come due leonesse, ma non è arrivato il piazzamento sul podio.
«Purtroppo non è andata come speravamo, però abbiamo dato il massimo – ha detto Persico dopo l’arrivo – Elisa arrivava da due settimane non semplici, quindi va bene così e guardiamo alle prossime gare. Io alla fine non stavo male ed essere riuscita a dare tutto mi fa piacere». Ricordiamo che proprio a causa di un malanno stagionale, Longo Borghini aveva dovuto saltare la Sanremo, non certo l’avvicinamento migliore per una gara esigente come il Fiandre.
Mentre parla in zona mista, Silvia viene distratta da un monitor alle nostre spalle. «Stavo guardando il distacco da Demi. Si vedeva che pedalava bene. Tra l’altro le FDJ hanno corso molto bene: onore a loro».
Abbiamo dato tutto, ha detto Persico. Ed è inconfutabile. Mentre parliamo con lei, alle sue spalle passa proprio Elisa Longo Borghini. La campionessa italiana per un attimo si appoggia agli striscioni degli sponsor: è piegata in due e tossisce fortissimo. A quel punto con la stessa Persico ci guardiamo. Basta un cenno, un’intesa: «Ora vado con lei, credo abbia bisogno di aiuto», ci dice Silvia.
Si chiude così questo Giro delle Fiandre, con l’immagine delle due italiane che si allontanano insieme, mentre in sottofondo la voce dello speaker richiama a gran voce Demi Vollering, oggi davvero la numero uno. La speranza è che questo “sforzone” possa tornare utile per la Roubaix.