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Longo Borghini, Van Vleuten, Imola2020

Romoli: grand’Italia è merito di Giorgia

27.09.2020
4 min
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L’occhio di Marina Romoli non sta mai fermo. Scruta il correre del gruppo ai mondiali di Imola. Si guarda intorno. Fa domande. Una in particolare la attanaglia.

«Perché nessun giornalista ha chiesto a Elisa come mai non abbia seguito Van der Breggen quando ha attaccato? Ha avuto paura di un fuorigiri che avrebbe pagato nel giro successivo? Lei è stata l’unica che in cima, quando un po’ spianava, ha avuto la forza di mettere un rapporto lungo…».

La risposta arriverà a breve tramite il telefono. Elisa Longo Borghini le spiegherà di non aver avuto gambe e di aver visto andar via l’olandese, attaccandosi poi alla Van Vleuten, inspiegabilmente attiva nella scia della compagna.

Marina Romoli, Giulia De Maio, Samuele Manfredi
Marina Romoli, Giulia De Maio e Samuele Manfredi
Marina Romoli, Giulia De Maio, Samuele Manfredi
Marina Romoli, la giornalista Giulia De Maio e Samuele Manfredi

Marina Romoli, classe 1988, è stata un’alteta di punta del movimento italiano. Nel 2006 è stata argento ai mondiali juniores, ma il 3 giugno del 2010 la sua vita cambiò drammaticamente. SI stava allenando vicino Airuno con il suo ragazzo Matteo Pelucchi, quando la piccola Chevrolet guidata da una signora ha svoltato verso sinistra, tagliandole la strada. Da allora e dopo traversie mediche di ogni tipo, Marina guarda il mondo da una sedia a rotelle, ma da campionessa qual è sempre stata, si sta laureando in psicologia.

Sei stata azzurra, che sensazione hai tratto vedendole correre?

E’ chiaro da sempre che in ogni gara di campionato, le ragazze sono tutte per una e una per tutte. E’ così da quando c’è Salvoldi. Una ruota che gira e che ha sempre pagato in termini di medaglie. Sacrificio. Unità. Lavoro di gruppo. Se non arriva la vittoria, di certo c’è una medaglia.

Un bronzo che vale quello di Longo Borghini?

Molto, perché c’erano atlete più quotate di lei. Parlo della Deignan, fortissima al Giro d’Italia, o di Niewiadoma. Ma la squadra ha lavorato bene. Van der Breggen è stata stellare. Mentre dietro scattavano, lei non perdeva. E quando sono arrivate in volata, sapevamo che Elisa avrebbe patito. Ma grazie al lavoro delle azzurre sono arrivate in due e per me fra bronzo e argento non c’era grossa differenza.

Lizzie Deignan
Lizzie Deignan, vincitrice della Liegi-Bastogne-Liegi
Lizzie Deignan
Lizzie Deignan, vincitrice della Liegi-Bastogne-Liegi
La sensazione è che il bel gruppo sia nato quando hanno smesso alcune senatrici.

C’era una sorta di chiusura, come fra gli uomini. C’era la convinzione che le giovani dovessero solo aspettare. Oggi è cambiato e ad esempio la Guderzo, che in altri tempi avrebbe potuto comportarsi diversamente, non si è mai fatta indietro per aiutare le ragazze.

Di chi è il merito secondo Marina Romoli?

Secondo me di Giorgia Bronzini. Da fuori si immaginavano chissà quali tensioni, ma il merito di Giorgia è stato aver dato a ciascuna il suo spazio in base alla condizione. Fra lei e Marta Bastianelli raramente ci sono state incomprensioni. Giorgia è stata l’atleta più carismatica degli ultimi anni e una come lei adesso manca. Elisa è calma e forte, ma non ha quell’appeal.

A Imola si sono mosse bene anche le giovani.

Ragusa è stata instancabile e anche Cavalli ha tentato il tutto per tutto. Brave davvero.

Come si inserisce in questa orchestra Letizia Paternoster?

Lei deve ancora maturare in certe corse più lunghe e dure. In pista invece è fortissima, tanto che se fossi Salvoldi, con lei mi giocherei il tutto per tutto a Tokyo, perché non le manca proprio nulla. Su strada c’è da fare, ma c’è anche tanto tempo davanti.

Avere un tecnico come Giorgia Bronzini la aiuterà?

Sicuramente sì e so che hanno accanto anche Elisabetta Borgia, una collega psicologa, che la aiuta a gestire l’aspetto mentale.

Longo Borghini si è ribellata alla risposta di Van der Breggen sul fatto che le ragazze olandesi sarebbero più libere di fare sport rispetto ad altre. Quale il Romoli pensiero?

Ma non è una cosa sbagliata, la differenza c’è. In Italia non ci sono tante squadre fra cui scegliere. Elisa corre nella Trek-Segafredo ed ha alle spalle un corpo militare.

Le cose cambiano?

Se non hai questo tipo di legame, che ti assicura uno stipendio dopo e una buona assicurazione, non sei protetta. Il ciclismo da noi sta cambiando moltissimo, ma in Olanda è più strutturato e meno misogino. Le ragazze lassù hanno quasi la stessa visibilità dei maschi. Per cui capisco la risposta di Elisa, ma non tutte in Italia sono messe così bene.