Valentina Scandolara aveva già raccontato le sue emozioni nell’intraprendere il nuovo impegno alla guida del WCC Team dell’UCI. Ma col passare dei giorni e delle settimane sono le ragazze che sono diventate protagoniste e lo sono diventate anche andando oltre le più rosee previsioni. All’Internazionale Cycling Festival di Porto San Giorgio sono arrivate addirittura due vittorie con l’ecuadoriana Nathalie Revelo e altri piazzamenti e Valentina non ha trattenuto la sua gioia, trasparente anche dai suoi profili social.
Il gruppo ora è impegnato alla Volta a Catalunya e il confronto diretto con gli squadroni del WorldTour può essere interpretato come un altro successo per la squadra internazionale. La diesse Scandolara, pur impegnatissima nei giorni frenetici nella calda Spagna, ha ripercorso con piacere le ultime giornate così ricche di emozioni nel parlare delle sue ragazze.


«Con il team va benissimo, perché abbiamo creato dall’inizio stagione un bell’ambiente di collaborazione e di fiducia reciproca e non era semplice, avendo 11 atlete da 11 nazioni diverse. Chiaramente bisogna lavorare anche sulle abitudini che ciascuna ha, sulla cultura, le diverse visioni e questo a me piace tantissimo».
Potrebbe sembrare un lavoro che esula da quello prettamente ciclistico…
Solo apparentemente. E’ impegnativo, è un lavoro che si aggiunge comunque a tutto il resto che bisogna fare con un team. Ma è fantastico. Le ragazze sono in grado di sorprendermi sempre: quando si è aggregata alla squadra Natalie Revelo, in ritardo su tutte le altre è stata accolta subito con entusiasmo e calore, senza che io dicessi nulla. Per me questo è giù un grande risultato.


Da dove vengono le ragazze?
Oltre alla Revelo, abbiamo cicliste dall’Afghanistan, Isole Mauritius, Algeria, Ucraina, Colombia, Cile, Rwanda, Etiopia, Svizzera e Benin. Tutte tra i 18 e i 25 anni, molto giovani quindi e tutte vogliose di imparare.
Come si mettono insieme ragazze di provenienza così eterogenea, con lingue e culture diverse?
Facendo lo stesso sport, avendo la stessa passione, gli stessi obiettivi, è tutto più semplice. Certo bisogna lavorarci un bel po’, fare gruppo. Non è automatico, ma penso che quest’anno sia venuto proprio un buon lavoro perché le ragazze sono felicissime di stare insieme e di aiutarsi in corsa. Si è creato veramente un ambiente collaborativo e virtuoso e questo dà un significato particolare ai risultati, per questo ero così felice nelle Marche.


Che cosa ha rappresentato quella gara specifica per voi?
Sto cercando di pianificare il calendario perché chiaramente siamo una squadra che deve imparare tanto. Queste ragazze non hanno mai corso in Europa prima di quest’anno. Sto cercando di bilanciare le gare UCI. Adesso siamo alla Volta a Catalunya dove chiaramente faranno fatica ed è normale. Ma abbiamo affrontato anche gare un po’ più abbordabili e i risultati sono arrivati. E’ un po’ il concetto di bastone e carota…
In che senso?
Per carità non è che le bastono – afferma ridendo la Scandolara – intendo dire che le gare più dure rappresentano non sconfitte, non vanno viste così ma lezioni utili per crescere. Poi ci sono quelle più alla loro portata e i risultati diventano quelle “caramelle” che ti danno l’incentivo a insistere. Certo, non mi aspettavo che facessero così bene questo weekend, perché sì, stavano andando forte.


Anche perché non è stata solo la Revelo, vincitrice sia a cronometro che in linea, a emergere…
Infatti, fare due vittorie e piazzamenti nelle prime 5 è una gran cosa, quindi è voluto dire tanto per il nostro team UCI, perché era una delle prime gare di Natalie con noi, quindi la squadra ha visto che si è messa senza problemi a sua disposizione, senza che neanche chiedessi nulla al riguardo. Poi c’è stata la Mwamizaki, la ruandese che ha colto due piazzamenti di spessore, come anche l’ucraina Kolizhuk. Contro il tempo abbiamo piazzato tre ragazze fra le prime 4.
Tu hai grande esperienza nel mondo del ciclismo professionistico femminile, secondo te tra queste ragazze c’è chi ha le carte in regola per poter un domani avere un futuro nel WorldTour?
Sicuramente sì, tutte le nostre ragazze sono state scelte perché hanno mostrato del talento. Poi la minima percentuale andrà avanti, c’è sempre una selezione naturale ma sono molto ottimista che più di una di loro potrà approdare un giorno al massimo livello. Non dimentichiamo che dalla nostra squadra negli anni scorsi sono emerse atlete di livello veramente eccelso, come la campionessa del mondo Magdeleine Vallieres, Marlene Reusser, Jasmine Liechti. Le ragazze sono motivate perché vedono che è possibile, quindi lavorano veramente duro per raggiungere questi traguardi.


Parlando con loro, ci sono realtà diverse, provenienti da vari continenti. Paesi dove il ciclismo non è certamente lo sport principale. Hai notato in loro una crescita anche del background ciclistico, culturale?
Noi diamo vari input perché, per esempio, una delle attività che ho programmato per il team camp era di guardare film relativi al ciclismo. Le spingiamo a guardare le gare perché tante di loro magari si allenano e poi vogliono solo riposare. Ma sanno che devono imparare, e si impara o sbagliando o guardando gli errori degli altri, quindi guardando le corse. Tra l’altro all’UCI abbiamo un grosso archivio di video che possiamo usare per spiegare le varie situazioni di corsa, qualche volata sbagliata, qualche curva presa male. Le mostriamo alle ragazze con commenti in modo che magari non arrivino a imparare dal loro, dal loro stesso errore, ma dall’errore degli altri.