Terza di tappa e quarta in classifica al Tour du Gevaudan Occitanie, prova di Nations Cup. Un risultato che ha un significato speciale per Giorgia Pellizotti, che ora comincia a raccogliere allori anche su strada, non paga di essere tra le migliori atlete internazionali di categoria nel ciclocross e nella mountain bike. Risultati che hanno maggior valore proprio considerando che nel suo caso parliamo di una ciclista che giocoforza ha un’esperienza inferiore alle avversarie quando sale sulla sua bici da strada, lei che nell’offroad non ha paura né è inferiore a nessuna.


Un risultato che cambia tutto
Con questo risultato, la figlia d’arte entra in una nuova dimensione considerando anche le nuove attenzioni che i suoi risultati in terra transalpina le hanno portato da team di spessore. Tanta attenzione che per certi versi l’hanno presa in contropiede.
«L’anno scorso avevo fatto solo tre gare, ma avevo visto che comunque andavo bene e di conseguenza quest’anno un team su strada, il Breganze CicloClub96 Team Wilier, mi ha chiesto se avevo piacere di fare anche qualche gara con loro e ho colto l’opportunità, visto anche il rapporto che c’è fra l’allenatrice su strada (l’ex azzurra Gabriella Pregnolato, ndr) e il mio allenatore di MTB che mi permettono di gestire entrambe le attività».


Tempo fa avevi detto che la strada non ti attirava così tanto, pur avendo l’esempio di tuo padre. E’ cambiato qualcosa nel tuo approccio, intanto dal punto di vista psicologico?
Innanzitutto direi che i percorsi sono cambiati rispetto a quando ero esordiente o allieva, perché le gare che affronto adesso hanno molta più salita e quindi mi si addicono anche di più. Mettiamoci anche il miglioramento che ho fatto fisicamente, che mi ha aiutato nel gestirmi meglio in mezzo al gruppo, nel soffrire meno le gare. Tutto ciò mi ha spinto a fare anche strada.
Il Tour du Gévaudan è una delle prove più importanti del calendario juniores. Che corsa è stata per te?
Io l’ho presa più come una grande esperienza per scontrarmi con avversarie internazionali e per scoprire un po’ come sono le gare all’estero. Sapevo che stavo abbastanza bene, anche se arrivavo da un infortunio. Il primo giorno ho visto che la gamba era buona perché riuscivo a destreggiarmi nel gruppo in tranquillità, anche se ai -3 sono caduta senza farmi tanto male. Il giorno dopo sapevo che era una gara che mi si addiceva di più perché c’era una salita parecchio impegnativa e i risultati sono stati più che buoni.


Che pressione ti ha fatto il risultato finale, l’essere arrivata praticamente sul podio essendo a pari merito con la terza, in una corsa dove c’erano tutte le più forti?
Mi ha dato sicurezza, mi ha fatto capire che in gare di alto livello comunque riesco a essere performante anche in questa disciplina. Questo mi dà molta motivazione in vista delle gare future.
Come sta andando la stagione di mountain bike?
Bene, dovevo fare alcune gare in più, ma con l’infortunio ne ho dovuta saltare qualcuna. Nella prova di Coppa del Mondo a Nove Mesto, anche lì con le migliori al mondo, ho chiuso in dodicesima posizione, patendo forse un po’ l’alta intensità della mountain bike, migliorando comunque il risultato dell’anno scorso. Nella MTB patisco un po’ i percorsi molto veloci e con salite brevi ed esplosive e io ancora devo migliorarmi in questo, ma sicuramente mi aiuterà anche per il resto delle discipline.


Adesso però si pone un bel bivio per te, perché su strada si prospettano europei e mondiali su percorsi molto impegnativi e quindi specifici per scalatori. Poi ci sono gli impegni internazionali di mountain bike. Come ti gestisci nel caso arrivassero chiamate soprattutto dalla strada?
Per me quest’anno uno degli obiettivi fondamentali è la convocazione al mondiale su strada. Se chiamano, sicuramente rispondo presente. Con la preparazione abbiamo visto che è gestibile riuscire ad affrontare tutti gli appuntamenti importanti, perciò sono abbastanza fiduciosa su questo.
Che cosa dice tuo padre adesso dei risultati che ottieni su strada? E’ chiaro che per lui hanno un sapore particolare…
L’ultimo risultato non sono neanche riuscita a condividerlo appieno con lui, perché era al Giro d’Italia e in quei giorni è sempre un po’ complicato riuscire a sentirsi e parlare molto. Ma io sono convinta che sia felice, anche perché anche lui un anno affrontò quei percorsi, perciò era anche lui molto gasato e so che è davvero contento che anch’io sto iniziando a ripercorrere un po’ i passi che ha fatto.


Ora hai tanto in ballo da più parti. Nella scelta del tuo futuro quanto pesa il discorso economico?
In questo momento non voglio interessarmene perché per fortuna i miei genitori non hanno problemi e possono supportarmi in qualsiasi mia decisione. Per ora io privilegio il divertimento e la cosa che diverte di più è il ciclocross, perciò non vado tanto a guardare le cifre che potrei ricevere ma quanto più la cosa mi piace.
Ma questo saltare continuamente da una bici all’altra ti crea problemi dal punto di vista tecnico?
No, anzi, ogni volta che prendo in mano la bici da mountain bike e torno sulla strada mi sento molto più a mio agio e sicura del mezzo che guido. Ora faccio anche allenamenti in pista, quindi è un’altra bici che provo. Considera che in tre giorni sono passata dalla strada alla pista e alla MTB, non sento grandi difficoltà.