Le parole di Elisa Longo Borghini hanno continuato a risuonarci nella testa fino al momento di parlare con Giorgia Bronzini, per capire in che modo stia lavorando nella nuova squadra: la LIV Racing Xstra.
«Mi dispiace molto che sia andata via – aveva detto a dicembre la campionessa italiana – ma sono convinta che alla Liv troverà il suo ambiente. Lei è capace di dare grinta e far crescere le giovani. Qui si è trovata in difficoltà in una organizzazione con parecchi schemi. Sono sicura che farà un gran lavoro».
Il pane nel vino
Giorgia è agli ultimi giorni di ritiro con la squadra a Cecina, prima di cambiare le valigie e iniziarne uno nuovo in Spagna nell’imminenza del debutto stagionale. Tanto è gasata la voce, quando il viso trasmette stanchezza. Lanciare un team non è semplice, se poi al mattino ti alleni con le tue atlete, allora la fatica cresce.
«Negli ultimi giorni – sorride confermando la sensazione – sono andata in bici molto più di sempre. Mai oltre le due ore al giorno, questo è il mio limite, però dopo aver fatto il ritiro di team building a dicembre, riuscire a fare due chiacchiere con loro pedalando è molto utile. Abbiamo appena ricevuto le divise, stiamo facendo i salti mortali. Noi direttori abbiamo fatto di tutto, dal tagliare il pane a preparare la logistica della stagione. E’ quello che più desideravo. Tirare tardi con i miei colleghi. Arrivare a sera stanchi morti a intingere il pane nel vino. Credo che il clima giusto si crei così…».
100 per cento Giorgia
Se l’ambiente non l’ha trovato, insomma, di certo lo sta costruendo, mediante la fusione dell’anima nordica del gruppo olandese con l’estro e la sana follia di una ragazza che è stata geniale da atleta e si sta trasformando in un grande tecnico.
«Non ho nulla da rimpiangere degli anni alla Trek – dice – anzi sono stati una scuola importante. Tutto il lavoro di planning che sto facendo qui in questi giorni nasce da quelle esperienze. Mi hanno insegnato un certo modo di lavorare che ho portato con me. Ma per il resto, ci metto del mio. Qua c’è Giorgia al 100 per cento. A volte mi dimentico le cose e le atlete si mettono le mani nei capelli. Scherzo. Mi arrabbio. E’ la mia squadra e di Wim Stroetinga. Ricordate che parlammo di quanto fosse difficile avere due direttori donna? Un uomo e una donna funzionano meglio. Con Wim le cose vanno alla grande. Lo conoscevo dai velodromi, ma non avevamo mai collaborato. Sembriamo usciti dallo stesso circo, ci compensiamo e le cose funzionano».
Dirigere e scoprire
A scorrere l’organico, si capisce che la squadra abbia la missione di rilanciare ragazze di buon nome che negli ultimi tempi hanno avuto qualche esitazione, fatta salva probabilmente Rachele Barbieri che si è conquistata il posto a suon di risultati.
«E’ un gruppo omogeneo – conferma Bronzini – che ha bisogno di una spinta per uscire fuori. Ho avuto modo di valutare le loro qualità e credo che per i primi tempi saremo una sorta di scuola di ciclismo. Sabrina Stultyens la conosciamo, deve ritrovarsi. Rachele deve scavarsi il suo posto e lo stesso Katia (Ragusa, ndr). Silke Smulders è una ragazzina di vent’anni che l’anno scorso, senza quasi rendersene conto ha lottato per la maglia bianca del Giro e magari potrebbe puntare più su. Personaggi che dobbiamo dirigere e scoprire. Una sfida che mi incuriosisce e mi carica a mille».
Tutto sul Giro
Una sorta di cantiere aperto, quello che serve per dare la forma che più si vuole, con atlete disposte anche ad ascoltare e imparare. E davanti sfide che invece sono sempre più grandi.
«E’ un team più piccolino – dice – ci sarà da darsi una mano in tante cose. Ho voluto uno staff di cui mi fido. E’ arrivata Chiara Rozzini come massaggiatore e accanto avrà Anna Plichta, che si è ritirata l’anno scorso ed è stata mia atleta alla Trek. Quanto al calendario, sono molto italiana, per cui faremo certamente il Tour, ma non è che l’idea mi faccia impazzire. Invece spero che si possa disputare un bel Giro d’Italia e che le mie ragazze facciano bella figura. Ecco, il Giro sarà un momento importante della stagione».