Alla sua prima uscita con la nuova maglia della UAE Team ADQ, Mavi Garcia coglie subito la seconda piazza al Santos Tour Down Under. Si ha un bel dire che alla corsa australiana di apertura del WorldTour sono poche le big presenti, resta il fatto che, appena chiamata in causa, l’esperta spagnola ha risposto presente, bagnando con un podio prestigioso quella che dovrebbe essere la sua stagione di addio (e il connazionale è d’obbligo, come si vedrà…).
A 42 anni, il suo segreto è probabilmente prendere la sua attività con la mente libera, leggera, senza eccessive pressioni. Dopo il lungo gennaio in terra australe, la Garcia si è presa un po’ di giorni da dedicare all’allenamento lasciando ad altre il compito di portare avanti la stagione, intanto guarda alla sua esperienza agli antipodi anche con un pizzico di rammarico.


«Sinceramente non mi aspettavo di debuttare così bene – racconta la cinque volte campionessa nazionale e ultimo bronzo iridato – E’ vero che quest’inverno mi sono allenata molto bene e avevo sensazioni positive, ma quando sei in gara non puoi mai sapere come andrà. Quando sono partita avevo una sensazione inconsueta: non mi ero mai sentita così bene e gareggiando ho visto sempre più che andavo forte, anche più di molte altre».
Hai pensato anche di poter vincere?
Sì, io pensavo di farlo. Se non è successo è perché c’è stato qualche problema di comunicazione in gara, nel senso che non abbiamo trovato corrispondenza tra il tracciato annunciato e quello che abbiamo realmente percorso e quindi nell’ultima tappa non sono riuscita a staccare la Ruegg e recuperare quella decina di secondi di differenza. E’ stato un peccato, penso che si poteva cogliere il bersaglio grosso.


E’ vero che hai fatto pochissimi giorni di gara, ma hai visto già che cosa cambia dalla UAE alla Liv dov’eri prima…
Effettivamente è troppo presto per dare giudizi, siamo andate solo con un direttore sportivo, solo con 5 compagne per tutta la trasferta. Bisogna capire come sarà l’andamento di tutta la stagione quando avremo un team più completo, ma per adesso posso dire che sono molto tranquilla perché se vanno così le cose tutto funziona bene. Per ora sono molto contenta della scelta che ho fatto.
Tutti si chiedono se questa è davvero l’ultima tua stagione…
Questo ancora non lo so, mi lascio aperta ogni ipotesi, vedo che adesso mi sento bene, sono felice facendo questo che faccio e voglio vedere come va tutta la stagione. Mi sono ripromessa di ritirarmi non perché non vado più forte, ma per una scelta mia. Voglio vedere un po’ come si evolve l’annata e dopo decidere bene, per questo sto lavorando, sono una professionista e sto lavorando per garantire il massimo rendimento. Non vuol dire che se sto bene non mi fermo mai. Mi piacerebbe chiudere in una gara di casa, ma tutto questo devo capirlo. Per ora vado giorno per giorno godendomi ogni momento.


La UAE ha preso con te un elemento molto forte nelle corse a tappe: un’alternativa a Elisa Longo Borghini o una spalla per i grandi giri?
Vedremo, penso che la Vuelta possa essere un obiettivo per me, perché è una gara in Spagna e vorrei farla con la possibilità di competere per il successo. Io e la Longo siamo due atlete differenti, il calendario è talmente ricco che dà opportunità a entrambe. E così facciamo una squadra più forte. Io comunque sono pronta a darle il massimo supporto ad esempio al Giro, per contribuire alla sua riconferma sul trono. Ma io guardo anche oltre, guardo al futuro del team e penso che con le giovani che abbiamo possiamo dare vita a una squadra tra le più forti al mondo da qui ad anni a venire.
Nella corsa australiana la squadra ti ha supportato bene?
Sì, considera che era la prima gara che facevamo, non ci conoscevamo ancora se non per i ritiri e gli allenamenti che sono cosa ben diversa. Ma ho avuto la netta percezione del valore delle mie compagne, della forza che possiamo mostrare tutte insieme. A un certo punto siamo state tre della stessa squadra davanti. Siamo talmente forti che dobbiamo trovare un equilibrio, dando a tutte la possibilità di emergere, oggi io domani un’altra…


Alla Liv eri in una squadra che era forte sia nelle classiche che nelle corse a tappe. E’ lo stesso adesso alla UAE?
Io penso che questo team sia ancora meglio, più compatto e diversificato, hanno anche delle sprinter. Sono ad esempio rimasta impressionata da Lara Gillespie che penso sarà una delle rivelazioni dell’anno. Credo che quest’anno come squadra si può fare benissimo, raccogliere tanti successi.
Nella squadra c’è anche un’altra iberica, Paula Blasi, che l’anno scorso ha cominciato a vincere a ripetizione. Come la vedi?
Io penso che sia fortissima, ha un livello incredibile e una grande voglia di crescere e migliorarsi. La cosa che le ho subito consigliato è che deve fare tutto step by step e vedere come gestisce la sua maturazione. Io ho voglia di aiutarla e vedo che lei mi si è subito avvicinata, mi fa molte domande, se posso aiutarla a crescere ne sarò felice.


Affrontando le gare adesso ti viene mai un po’ di malinconia pensando che potrebbe essere l’ultima volta che competi su quelle strade?
No, non è un pensiero che ho adesso in mente. Ho deciso di affrontare ogni gara con la mente sgombra, quel che sarà lo deciderò solo alla fine. Ho più voglia di correre perché so che comunque è l’ultima parte di carriera e voglio godermela fino alla fine. Ragionando così, anche in allenamento sono più serena e contenta e questo penso che servirà anche per ottenere grandi risultati.