YEREVAN (Armenia) – Un nuovo Paese si aggiunge sulla mappa del ciclismo mondiale. Dal 10 al 13 settembre, il Tour of Armenia ha fatto capolino per la prima volta nel circuito UCI, ha tenuto a battesimo il nuovo direttore Luca Guercilena e ha culminato un percorso di avvicinamento di poco più di due anni per realizzare un passo che sarà fondamentale per lo sviluppo di tutto il movimento.
Luogo dalla storia millenaria, ci ha rapito sin dall’arrivo nella capitale Yerevan da cui è cominciato e finito il nostro viaggio, con i grandi edifici sovrastati in lontananza da un gigante naturale, il monte biblico Ararat su cui secondo la Bibbia si arenò l’Arca di Noè e che ora si trova però in terra turca (in apertura il gruppo davanti al monumento ad Alexander Myasnikyan, primo presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo della Repubblica Socialista Sovietica Armena).
Nell’immaginario collettivo, infatti, il nuovo simbolo geologico è il Monte Aragats, complesso vulcanico da quattro cavità che si trova nel cuore dell’Armenia e che era stilizzato anche sulla maglia del miglior scalatore, realizzata dall’italiana Alé Cycling e conquistata per la prima volta da Leonardo Vesco (Biesse Carrera Premac).
Il punto di ritrovo per i giorni che hanno preceduto l’evento è stato il velodromo di Yerevan, costruito nel 2011 per altro con un tocco italiano, visto che è stato realizzato dall’azienda Renco Spa, come ci spiega il direttore dell’impianto Abgar Petrosyan. Terminate le operazioni preliminari, il quartier generale dal giovedì che ha preceduto la quota si è spostato a Dilijan, verso est e in quota, a più di 1.500 metri sul livello del mare. I corridori hanno alloggiato nel College Militare e Sportivo intitolato al partigiano Monte Melkonian per tutti i tre successivi giorni, così da avere un punto fisso, soprattutto al termine della tappa regina di sabato.


Ciclismo e Governo
Il primo, storico colpo di pedale del Tour of Armenia è stato dato nel piccolo comune di Gavar alla bellezza di 1.979 metri di altitudine, di fronte alla cattedrale della Santa Madre di Dio. A dare il via è stata il Ministro dell’Educazione, della Scienza, della Cultura e dello Sport Zhanna Andreasyan.
La incontriamo e ci racconta come questo progetto sia nato dopo aver migliorato le infrastrutture e le strade che collegano la capitale al resto del Paese e ce ne siamo accorti attraverso l’ampio stradone che è stato terreno della prima, velocissima tappa a più di 52 km/h di media.
«Lavoriamo a questo progetto da circa due anni – spiega – l’idea è nata dai grandi programmi di infrastrutture stradali attuati dal Governo, grazie ai quali è emerso che le nostre strade sono in ottime condizioni e in grado di ospitare eventi ciclistici internazionali. Il Tour of Armenia crea solide premesse sia per lo sviluppo del ciclismo a livello locale, sia per accrescere la visibilità del Paese a livello globale».


La guerra alle spalle
Costeggiando il lago Sevan, come raccontano alla perfezione le splendide foto di Luca Bettini, il paesaggio cambiava in continuazione fino a portarci a Mets Masrik, comune fortemente colpito dagli attacchi azeri durante la sanguinosissima guerra del Nagorno Karabakh nel 2020.
La gente ha molta voglia di lasciarsi dietro quella triste pagina e c’è tanta gioia negli occhi dei bambini che incrociamo al traguardo, che prima acclamano il primo vincitore Michal Pomorski e poi si lanciano a caccia di una borraccia o di un souvenir di questa storica giornata per il loro Paese, che anche loro difficilmente dimenticheranno.
Lo spettacolo del tramonto ci accompagna mentre torniamo verso nord, dove ci aspetta anche la successiva tappa, anch’essa con partenza vicino al confine azero, da Kirants, storico complesso religioso della regione di Tavush, costruito perlopiù in mattoni e con un monastero risalente al XIII secolo.


Nel panificio del lavash
I sali e scendi dei primi chilometri ci consentono di ammirare lo splendido panorama che ci circonda con le montagne rocciose che ricordano lontanamente quelle americane o le nostre Dolomiti. Anche in questa giornata non si scherza perché si sale fino ai 1.869 metri del Lermontov, prima di scendere e arrivare ai 1398 metri di Stepanavan, non lontano dalla Georgia e ad appena due ore di macchina da Tbilisi in caso ci si voglia dirigere verso nord.
Proprio di fianco all’arrivo, troviamo un panificio in cui preparano con minuzia il lavash. Si tratta del celebre pane sottile non lievitato patrimonio immateriale dell’UNESCO, cotto tradizionalmente nel tonir, ovvero un forno interrato a pozzo. Oltre a farci dare un sacchettino con quella delizia, ci facciamo tentare anche dal sudzhukh, famoso dolce tradizionale a forma di salsiccia fatto con noci infilate su uno spago e immerse in succo d’uva addensato con farina. La gente è incuriosita e felice di vedere una manifestazione di quello sport che di solito è abituata ammirare alla tv.


L’industria mineraria
Tutti piano piano si stanno accorgendo della potenzialità dell’evento e, non è un caso, che lo sponsor principale del Tour of Armenia sia una multinazionale come Zangezur Copper-Molybdenum Combine (ZCMC), la più grande azienda mineraria dell’Armenia e uno dei dieci principali produttori di molibdeno al mondo. Un po’ come nei nostri anni d’oro del ciclismo con Mapei e Fassa Bortolo colossi dell’edilizia.
«Le impressioni sono state fantastiche – racconta Artyom Petrosyan, membro del Cda della ZCMC CJSC – si è trattato del primo grande evento ciclistico mai organizzato in Armenia e credo che sia stato realizzato in modo brillante e ad altissimo livello. E’ un grande onore per noi affiancare il Tour of Armenia e sostenere un’iniziativa che unisce sport, stile di vita sano e il nostro paese».










«A prima vista – riprende – il ciclismo e l’industria mineraria possono sembrare mondi molto diversi, ma condividono gli stessi valori fondamentali: la resistenza, la capacità di affrontare lunghe distanze e la responsabilità verso l’ambiente e le generazioni future. Questi sono anche i valori alla base della visione di sviluppo sostenibile di ZCMC»
Turisti in bicicletta
L’entusiamo è travolgente anche a Martuni, che ci accoglie con tanto di rullo di tamburi la mattina del sabato, prima della partenza della tappa regina. Dalla regione del Gegharkunik torniamo nel Tavush, ma prima di entrare nel verdissimo parco naturale in cui è situato il traguardo in salita, lungo la strada ci fermiamo a uno dei numerosissimi chioschetti che vendono pannocchie bollite sulla strada.
Lì troviamo Nina e Igor, originari di Rijeka, che si stanno prendendo una pausa dalla loro pedalata. Ci raccontano che amano fare bikepacking e, dopo aver scoperto del Tour of Armenia, hanno deciso di fermarsi a bordo strada per assistere al passaggio della corsa e ci danno appuntamento anche per il giorno successivo a Yerevan.


La visione di Samuel Sanchez
Li salutiamo e ci addentriamo nel bosco che ci porta verso Lake Parz, a 1.490 metri, dopo alcuni strappi davvero duri. «Questa salita finale è davvero tosta – commenta con un sospiro il campione olimpico e ambassador della corsa Samuel Sanchez – ricorda l’arrivo di un Grande Giro. L’Armenia possiede tutti gli ingredienti giusti per affermarsi nel calendario internazionale: montagne, strade ampie e un’organizzazione impeccabile, senza dimenticare la popolazione, che si è dimostrata incredibilmente ospitale.
«Spero che gli organizzatori locali, il Ministero dello Sport e la Federazione Ciclistica Nazionale sostengano lo sviluppo dell’attività di base per favorire un’ulteriore crescita. Sono convinto che questa gara si espanderà; nel giro di due o tre anni potrebbe diventare un evento di grande rilievo e attrarre squadre del WorldTour».


Nel cuore della capitale
Anche il gran finale di domenica non tradisce le attese, con tanti curiosi che si disperdono lungo l’anello di 9,4 chilometri da ripetere 10 volte e che sfiora alcune bellezze della capitale. Tra queste il Vernissage, mercato d’antiquariato e artigianato dove è possibile trovare davvero di tutto oppure la Cascata, la scalinata monumentale in pietra calcarea che sovrasta la città, fino ad arrivare a Piazza della Repubblica, dove è situato l’arrivo e dove fervono già i preparativi per l’anniversario dei 35 anni dell’Indipendenza.
Non è voluto mancare nemmeno il Primo Ministro Nikol Pashinyan, che il giorno precedente sui social aveva condiviso il video della sua pedalata di 80 chilometri con tanto di tuffo finale nel lago Sevan.


Il futuro è già iniziato
Insomma, il ciclismo ha conquistato davvero tutti in Armenia e gli ingredienti ci sono tutti perché il seme lasciato da questa corsa dia i frutti sperati. Intanto, tantissimi curiosi e tifosi avvicinatisi a piedi o in bicicletta al palco premiazioni ci dicono che è proprio bello vedere il centro della loro città, per poche ore, senza macchine. Anche questa è la magia del ciclismo.
«Il Tour dell’Armenia – conclude dopo le premiazioni il ministro, Mrs. Zhanna Andreasyan – costituirà senza dubbio una base per sviluppare una nuova cultura sportiva nel Paese. Mi congratulo con tutti noi per la riuscita della gara: e se ci siamo riusciti una prima volta, cosa ci impedisce di farlo una seconda, una terza e molte altre ancora?
«Anche trattandosi di un’edizione inaugurale e considerando che si tratta di una cultura sportiva nuova l’interesse suscitato è stato notevole. E non solo a Yerevan, ma anche nelle regioni armene attraversate dalla corsa. Se lavoreremo con costanza, il Tour dell’Armenia potrà diventare uno strumento per promuovere il Paese, sviluppare il ciclismo e, perché no, incoraggiare uno stile di vita sano».