Giro d'Italia dilettanti 1992, Simone Tomi, MAurizio Tomi

La storia di Tomi, la morte del fratello e il mondo che crolla

21.08.2026
7 min
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Joshua Tarling sarà regolarmente al via della Vuelta Espana, che partirà domani dal Principato di Monaco con una crono di 9,4 chilometri sul circuito di Formula 1. C’è da scommettere, grande cronoman qual è, che cercherà di omaggiare con una grande prestazione suo fratello Finlay, morto a 19 anni pochi giorni fa al Giro del Portogallo. 

Eravamo al Giro della Valle d’Aosta nel terzo giorno a Saint Christophe, quando Liam O’Brien si è seduto sfinito dopo il traguardo, dopo una fuga di tutto il giorno, portando al collo la medaglietta di suo fratello Shane, scomparso a sedici anni mentre si allenava sulla bici da crono. Liam, che era al Giro Next Gen, si ritirò per tornare a casa, ma dopo un mese era di nuovo lì portando il fratellino nel cuore.

Christian Piffer era accanto a lei quando sua sorella Sara fu investita e uccisa. Gioele Cobelli ha perso sua sorella Adele, anche lei morta mentre si allenava vicino casa ugualmente in Trentino. Che cosa significa condividere la stessa passione con un fratello o una sorella e di colpo vederseli strappare dalla violenza? Con quale spirito si può ripartire in bicicletta?

Joshua Tarling ha infien deciso di partire domani per La Vuelta. Suo fratello Finlay è morto il 14 agosto
Joshua Tarling ha infine deciso di partire domani per La Vuelta. Suo fratello Finlay è morto il 14 agosto
Joshua Tarling ha infien deciso di partire domani per La Vuelta. Suo fratello Finlay è morto il 14 agosto
Joshua Tarling ha infine deciso di partire domani per La Vuelta. Suo fratello Finlay è morto il 14 agosto

Il 2 settembre del 1994

«A me è capitato di aver avuto dei segnali. Soprattutto quando ho bisogno e mi sento in difficoltà, cerco aiuto non da Dio, ma da Simone, perché magari mi può aiutare in un certo modo. Lui è dentro di me e dentro a tanti suoi amici, perché ha lasciato il segno. Era un personaggio. Se non lasci qualcosa di forte, la gente ti dimentica. Di Simone, anche adesso che sono passati 33 anni, si ricordano in tanti…».

Maurizio Tomi ha compiuto 58 anni a gennaio e la sua storia risale a prima dei social. E’ una storia antica e forte. Una storia di famiglia e ruote, volate, scherzi e sogni condivisi che si interruppe bruscamente il 2 settembre del 1994, quando sua mamma lo chiamò per dirgli di venire a casa che il fratello Simone era morto.

Pedalava sulla strada da Saronno a Solaro, era un primo pomeriggio. In quel punto la strada aveva una sorta di doppia curva, quasi una serpentina e ai lati i campi dei girasoli gialli come la maglia di Simone. Proprio lì un’automobile che arrivava dalla parte opposta a circa 120 all’ora tagliò la curva e lo travolse, trascinandolo per 50 metri. Simone morì sul colpo, aveva 24 anni. L’automobilista provò a inventare varie scuse, ma venne condannato a un risarcimento di soldi maledetti, di cui la famiglia Tomi avrebbe fatto volentieri a meno.

Con il diesse Milanesi, Simone Tomi quando correva nella San Siro di Alcide Cerato
Con il diesse Milanesi, Simone Tomi quando correva nella San Siro di Alcide Cerato
Con il diesse Milanesi, Simone Tomi quando correva nella San Siro di Alcide Cerato
Con il diesse Milanesi, Simone Tomi quando correva nella San Siro di Alcide Cerato

Il fratellino gregario

Maurizio ricorda e forse trova strano doverlo fare dopo tanti anni. Sarà perché eravamo quasi all’inizio del viaggio, ma la notizia di quei due fratelli separati così bruscamente dalla morte ci aveva dato parecchio da pensare (nella foto di apertura, i fratelli Tomi in un a foto scattata per loro da Gianfranco Soncini).

«Era bello avere un fratello accanto – ricorda Tomi – perché era come una spalla sempre a disposizione. Poi, essendo anche un po’ più piccolo, era anche molto generoso nell’aiutarmi quando non riuscivo a passare professionista. Avevo vinto 52 gare da dilettante e non erano tutte gare del campanile. Classiche come la Milano-Busseto, il Trofeo Balestra, la Vicenza Bionde, tappe al Giro d’Italia però non riuscivo a passare.

«Forse perché ero un velocista puro o forse perché le piccole squadre proprio in quegli anni avevano iniziato ad arrangiarsi. Per cui mi tenevano in attesa fino all’ultimo e poi arrivava un figlio di papà o qualcuno che aveva uno sponsor e io restavo dilettante. Potevano passare massimo due neopro’ per squadra e così feci otto anni a quel modo prima di diventare un professionista».

Maurizio Tomi ha lasciato la Mecair e con la maglia del Casano batte Pezzetti - ancora Mecair - nel GP Delfo organizzato dalla stessa società
Maurizio Tomi ha appena lasciato la Mecair e con la maglia del Casano batte Pezzetti – ancora Mecair – nel GP Delfo del 1991 organizzato dalla stessa società
Maurizio Tomi ha lasciato la Mecair e con la maglia del Casano batte Pezzetti - ancora Mecair - nel GP Delfo del 1991 organizzato dalla stessa società
Maurizio Tomi ha appena lasciato la Mecair e con la maglia del Casano batte Pezzetti – ancora Mecair – nel GP Delfo del 1991 organizzato dalla stessa società

Ad Amsterdam e ritorno

Simone aveva due anni di meno e a differenza di suo fratello era un corridore completo, capace di vittorie diverse. Aveva vinto Diano Marina in apertura di stagione, ma anche la Coppa Caduti Nervianesi e la Coppa Burci. Il suo percorso nel ciclismo era stato piuttosto faticoso e se alla fine si era deciso a farlo sul serio fu proprio per aiutare Maurizio nella sua rincorsa al professionismo.

«A un certo punto, mi pare alla fine del 1990, mio fratello era rimasto deluso del ciclismo – racconta Tomi – si era lasciato con la ragazza e aveva deciso di non correre più. Era una persona molto forte, ma anche molto sensibile e questi passaggi lo avevano scosso molto. Finché a un certo punto si riprese, disse basta e andò ad Amsterdam con una ragazza che aveva conosciuto. Rimase lì per sei mesi finché capì che il ciclismo gli mancava e decise di tornare.

«Io a quel tempo correvo nel Casano e ci portai anche lui. Questo fece sì che iniziò a dedicarsi a me, cercando di farmi vincere il più possibile e sacrificando le sue possibilità. Era un corridore completo, se non fosse morto avrebbe fatto una grande carriera. Infatti nel 1994 aveva firmato con la Mercatone Uno e sarebbe passato l’anno successivo. In quel 1992 al Casano, si mise ad aiutarmi, insieme a Sergio Previtali e Luca Colombo che faceva la 100 Chilometri».

Il treno di Maurizio Tomi al Casano era formato da Previtali, Luca Colombo (con lui nella foto) e il fratello Simone
Il treno di Maurizio Tomi al Casano era formato da Previtali, Luca Colombo (con lui nella foto) e il fratello Simone
Il treno di Maurizio Tomi al Casano era formato da Previtali, Luca Colombo (con lui nella foto) e il fratello Simone
Il treno di Maurizio Tomi al Casano era formato da Previtali, Luca Colombo (con lui nella foto) e il fratello Simone

Lo spirito di Simone

Due fratelli diversi: uniti ma di indole opposta. Serio e scrupoloso Maurizio, scapigliato ed estroso Simone, che quando alla fine passò alla Cosmos Medeghini con Olivano Locatelli fece il salto di qualità che gli permise di affacciarsi sul professionismo.

«Non ci allenavamo tanto insieme – sorride Tomi – perché lui era un po’ particolare. A volte aveva bisogno di stare da solo, per cui si metteva le cuffiette e andava in giro per 5-6 ore. Fino a una certa età siamo andati avanti senza grossi consigli, perché ci basavamo molto sulle esperienze personali. Le solite raccomandazioni su come mangiare, però non avevamo un preparatore. Era anche un altro ciclismo, stavano venendo fuori i dottori, ma a casa nostra avevamo idee un po’ più sane, diciamo così».

Ai Giochi del Mediterraneo del 1993, vinti da Fagnini, Simone Tomi entra fra ir primi cinque. Qui, da sinistra, Luca Colombo, Tomi e Fagnini
Ai Giochi del Mediterraneo del 1993, vinti da Fagnini, Simone Tomi entra fra i primi cinque. Qui, da sinistra, Luca Colombo, Tomi e Fagnini
Ai Giochi del Mediterraneo del 1993, vinti da Fagnini, Simone Tomi entra fra ir primi cinque. Qui, da sinistra, Luca Colombo, Tomi e Fagnini
Ai Giochi del Mediterraneo del 1993, vinti da Fagnini, Simone Tomi entra fra i primi cinque. Qui, da sinistra, Luca Colombo, Tomi e Fagnini

L’ultimo bacio

Quando seppe dell’incidente di suo fratello, Maurizio era a Milano a casa di un’amica. La mamma non gli diede indicazioni più precise: vieni a casa, perché Simone è morto. Era l’epoca dei primi cellulari, così Maurizio partì verso Saronno, senza sapere dove andare.

«Sono andato a casa – ricorda – ma non ho trovato nessuno. Speravo che non fosse come mi aveva detto la mamma, che avesse avuto un incidente e fosse in un qualche letto. Così ho cominciato a chiamare tutti gli ospedali della zona e mi dicevano che non c’era nessuno ricoverato con quel nome. Quando dopo due ore i miei sono venuti a casa, mi hanno detto che era nella camera mortuaria, per cui sono andato a vederlo e gli ho dato l’ultimo bacio che era già freddo.

«Subito non ho realizzato la perdita – ricorda – però siccome siamo sempre stati molto amati tra i colleghi, ho avuto intorno un sacco di gente che non mi ha permesso di pensare a quello che era successo. Al funerale ci saranno state mille persone, hanno bloccato tutta Saronno, perché mio fratello Simone era una persona molto amata. Il 18 agosto ho messo su Facebook una foto con gli auguri per il suo compleanno e i messaggi di chi lo ricorda sono stati nuovamente tantissimi».

Simone Tomi teneva anche sui percorsi più impegnativi. qui vince la Coppa Caduti Nervianesi del 1994
A differenza del fratello Maurizio, Simone Tomi teneva anche sui percorsi più impegnativi. qui vince la Coppa Caduti Nervianesi del 1994
Simone Tomi teneva anche sui percorsi più impegnativi. qui vince la Coppa Caduti Nervianesi del 1994
A differenza del fratello Maurizio, Simone Tomi teneva anche sui percorsi più impegnativi. qui vince la Coppa Caduti Nervianesi del 1994

Il colpo per la famiglia

Sono passati 32 anni. La carriera da pro’ di Maurizio è durata per quattro stagioni, con due vittorie e una decina di piazzamenti nei primi cinque di altrettante volate. Oggi lavora per FedEx all’Aeroporto di Malpensa e la bici l’ha sistemata lo scorso anno dopo una vita, ma ancora non c’è risalito. Perché in gruppo gli tirano il collo, sorride, e da solo si scoccia.

La morte di Simone è stata uno scossone violento. «Quando è morto mio fratello – racconta – la mia famiglia si è disintegrata nel dolore. Ognuno ha reagito a modo suo. Mia mamma si è buttata nella chiesa e faceva la perpetua al Santuario di Saronno. Mio padre rovinò un po’ tutto, era il suo modo di soffrire. Eravamo una famiglia piccola e un po’ particolare. Invece di unirci, come sarebbe stato giusto per superare il dolore, ognuno continuò a soffrire a modo suo.

«Dico la verità – ammette – io al cimitero non vado a trovarlo, è giù con mio papà in una tomba. Quando vado lì, piango. Per cui preferisco ricordare mio fratello nei momenti belli, nella mia testa e non per una foto attaccata sulla pietra».