Dalla bici alla Freccia. A fine gennaio Paolo Bettini è stato ospite della Pattuglia Acrobatica Nazionale, nota al mondo come Frecce Tricolori. Lui, da sempre appassionato di volo e con brevetto da pilota, ha condiviso per un giorno la routine dei “Pony” (il nome in codice dei piloti delle Frecce) nella base di Rivolto, in Friuli Venezia Giulia.
Un’esperienza nata da lontano e che ha molto più in comune con il ciclismo di quanto non si potrebbe pensare, come abbiamo scoperto quando l’abbiamo contattato per farci raccontare di questa sua esperienza.


Paolo, com’è nata questa opportunità?
Da lontano, una cosa del genere non si improvvisa. La collaborazione tra me e l’aeronautica è nata anni fa, ci siamo incrociati per la prima volta nel 2006 dopo la mia vittoria al mondiale. In quell’occasione mi hanno invitato a passare una giornata con loro all’aeroporto di Grosseto, ospite del IX Gruppo Caccia, inquadrato nel 4° Stormo. Lì ho scoperto che molti piloti sono appassionati di ciclismo e che usano la bici come parte della preparazione atletica. Poi nel 2008, a fine carriera, mi hanno invitato nella base di Pratica di Mare a volare su un caccia particolare. Quell’anno ho smesso di correre e ho fatto il brevetto di volo, iniziando a capire meglio quel mondo.
Insomma il vostro è un rapporto davvero molto consolidato.
Che durante i miei anni da CT si è ulteriormente concretizzato. Dal 2010 al 2013 abbiamo collaborato molto, ho chiamato gli ufficiali dell’aeronautica per diversi incontri di formazione con i ragazzi nelle scuole. Poi sono stati loro a chiamare me per portare la mia esperienza agli ufficiali e ai piloti. Sono stato in una base in Puglia e a due incontri a Firenze, dove ho parlato ai nuovi comandanti di base.


Cosa gli hai raccontato in quell’occasione?
Gli ho parlato del mio percorso, in cui prima sono stato atleta e poi commissario tecnico. E’ molto simile al loro, perché prima erano stati semplici piloti e poi erano stati chiamati a comandare una base, un gruppo, una squadra.
Quindi come sei arrivato a salire sulle Frecce Tricolori?
La Rai sta producendo un documentario dsula mia vita, in cui naturalmente si raccontano la mia carriera, le mie vittorie, ma anche la passione del volo. Abbiamo chiesto all’Aeronautica Militare le immagini del mio volo del 2008 a Pratica di Mare, loro hanno ritenuto fossero vecchie e ci hanno proposto di farne di nuove. Da qui è nata l’idea di andare a girare con la PAN, la Pattuglia Acrobatica Nazionale.
Dev’essere stata una bella emozione anche per uno scafato con te…
Assolutamente sì. Sono stato ospite nella base di Rivolto, in provincia di Udine, dove ho potuto vivere una giornata di lavoro assieme a loro. Capisci subito cosa vuol dire essere ai massimi livelli, fin dalle più piccole cose. Per esempio dal primo caffè della mattina, in cui i piloti si guardano negli occhi. Quello che per noi può essere un momento banale, per loro è molto importante, perché anche in quel modo si costruisce la fiducia, un componente fondamentale per volare come volano le Frecce.


Dopo il caffè come è proceduta la giornata?
Poi c’è stato il briefing, che fanno ogni mattina. Lì capisci davvero cos’è l’Aeronautica. Viene condiviso ogni dettaglio, dai bollettini meteo, al check della parte aerea, meccanica e molte altre informazioni. Ti accorgi che è davvero un lavoro di squadra e qui c’è una grande similitudine con il ciclismo. Sono un gruppo di persone che si fidano ciecamente le une delle altre. Come io mi fidavo del mio meccanico Fausto Oppici, ci parlavo ogni mattina per le questioni tecniche, ma anche per includerlo, fargli sentire che era un tassello importante.
Insomma il volo in sé, come la gara nel ciclismo, è solo la punta dell’iceberg.
Infatti, dietro 35 minuti di volo quotidiano delle Frecce Tricolori, c’è tutto un lavoro costante fatto di massima professionalità ed umiltà. Ciascuno si occupa del proprio compito, ma ogni supporto è fondamentale. Non ci sono solo i 10 piloti, che sono un po’ le star, ma alle loro spalle c’è tutto un comparto che comprende oltre 100 persone super qualificate.
Il volo com’è stato?
La parte più emozionante naturalmente, ho capito che significa volare a quei livello. Io volo in Italia, faccio i miei giri, mi godo i panorami. Loro invece lo fanno ad un livello di performance altissima, con una precisione incredibile. Sono a 2-3 metri di distanza l’uno dell’altro e si muovono con tecniche avanzatissime, per rendere possibile quello spettacolo che si vede dal basso. Loro sono davvero la massima espressione del volo.


La cosa che ti ha colpito di più?
Nella formazione normale, quella da nove aerei, è solo il capo pattuglia che guarda i comandi e gli strumenti, gli altri otto seguono quello che fa lui. E’ una continua manovra a vista con margini di errori tendenti a 0, il tutto fatto a 500 chilometri all’ora. Qualcosa di incredibile. E qui torna la fiducia di cui parlavo prima, che si costruisce in ogni momento di ogni giorno.
Quindi un modo di volare molto diverso da quello a cui sei abituato.
Col mio aereo vado a 200 all’ora. E quando nelle belle giornate iniziamo a trovare un po’ di traffico e vediamo altri aerei a 5-600 metri inizi già a sudare freddo. Loro sono a due metri l’uno dall’altro e a più del doppio della velocità. Non a caso si arriva a pilotare le Frecce solo alla fine di un lungo processo. E non a caso è qualcosa che tutto il mondo ci invidia, perché l’Italia è l’unico paese che può schierare 10 aerei in formazione, non ci riesce nessun altro. E oggi posso dire che anch’io sono stato Pony per un giorno.