Perché alla fine tutto nasce dalle piccole cose. Anche se poi piccole non sono. Pensiamo alle gare dei ragazzi, in un paesino al centro della Toscana, e al sogno che prende corpo. Sogno, tenete a mente questa parola. Tutto ciò è accaduto domenica scorsa a Lazzeretto, appunto sulle colline pistoiesi e fiorentine.
Ed è avvenuto, in gran parte, ad opera di Daniele Nieri, direttore sportivo della Pinarello-Q36.5, ma per l’occasione organizzatore. L’evento è stato ribattezzato in modo genuino “Sagra del ciclismo” e si è tornati a gareggiare sullo storico circuito da 4.850 metri attorno a questo paesino fiorentino.


Un vero meeting
«C’erano circa oltre 550 ragazzi – racconta con passione Nieri – e domenica si sono radunate circa 3.000 persone, tra accompagnatori, ragazzi, genitori e tifosi paesani. Si è rifatta la corsa a Lazzeretto, come la prima edizione. Non abbiamo una data certa, ma è certamente tra il 1960 e il 1962: abbiamo chiesto anche ai più anziani del paese. Non sappiamo qual è la prima, ma sappiamo sicuramente che l’ultima edizione di questa storica corsa fu nel 2006 e la vinse Elia Favilli, che vestiva la maglia della Rimor».
Una tradizione forte, dicevamo, quella tra Lazzeretto e il ciclismo giovanile. Ed è stato bellissimo vedere che un ragazzo, perché Daniele Nieri è un ragazzo, l’abbia voluta riprendere dopo 20 anni.
«A Lazzeretto veniva fatto questo circuito tre, forse anche quattro, volte all’anno. Una volta c’erano tantissime gare e società. Poi col tempo entrambe sono calate e appunto si chiusero i battenti nel 2006. Io già organizzavo in zona una gara di under 23, la Medicea, poi non avendo più la squadra nel 2025 non feci nulla. Ma lo scorso giugno è morto mio nonno Mauro, che fu il primo organizzatore, e qualcosa è scattato. All’epoca si chiamava Coppa Agip. E sapete perché? Perché a quel tempo il negozio, prima di diventare di bici, vendeva le bombole del gas».


Un valore nel tempo
Negli anni la corsa di Lazzeretto assunse prestigio. Era un vero richiamo, specie per le ruote veloci o per quei passisti che sapevano fare bene le volate. E così negli albo d’oro iniziano a comparire ragazzi che poi si sono distinti, in pista o su strada.
Ancora Nieri: «Ricordo Roberto Ciampi, campione del mondo juniores. Pensate che lui era di Lazzeretto e fu realizzata un’edizione della corsa a fine stagione proprio su questo circuito per farlo gareggiare con la maglia di campione del mondo. Oppure Marcello Bartalini, campione olimpico nella 100 chilometri. Anche lui ha corso e vinto qui. E poi tanti altri nel corso degli anni che sono passati pro’».
Davvero siamo in una terra di forte tradizione. Da un lato delle colline Lazzeretto e Mastromarco, in cima San Baronto, e dall’altro lato Lamporecchio. San Baronto e Mastromarco: ecco che già vengono in mente Nibali e Visconti, tra l’altro presenti alla gara.
«Vero – annuisce Nieri – forte tradizione. Qui da noi quando si parla di “Triangolo delle Bermuda” si pensa proprio a Lazzeretto, Lamporecchio e San Baronto. Una bella fetta del ciclismo toscano». Ma si potrebbe dire una bella fetta del ciclismo nazionale.


Perché i giovani?
Tradizione, passione, ma poi alla fine in questo mondo sempre più frenetico contano i fatti. E allora, domanda banale: quanto è importante fare questa attività giovanile, sostenerla nel concreto? Ricordiamo che hanno corso esordienti, allievi e juniores maschi, ed esordienti e allieve donne. Non poco.
«Quanto è importante? E’ fondamentale – dice Nieri – perché il bambino sogna in quel periodo della sua vita. Lo dico anche ai miei corridori professionisti. Quando sei esordiente o allievo sogni il Van der Poel, il Pogacar, il Van Aert della situazione. Sogni di arrivare lì. Se tu stai viaggiando in un sogno a quell’età e non c’è l’attività per farti sognare, non arriverai mai al professionismo. Poi il difficile è continuare a sognare quando sei pro’. Lo stress, il nervosismo, la pressione li mangiano e perdono la gioia di allenarsi, di fare sacrifici. Quei sacrifici che invece da esordiente o allievo facevi.
«Torni a casa da scuola, non mangi, vai ad allenarti, studi la sera dopo cena. Fai cose incredibili per correre da esordiente, allievo o juniores. E fai tutto questo per diventare pro’. Poi quando sei pro’ ti lamenti? Alla fine quando vedo i corridori nervosi, arrabbiati, gli dico: ragazzi, ma voi state vivendo il vostro sogno. Ora che siete nel sogno mollate o siete stressati? Godetevela».
Un concetto tanto semplice quanto reale, specie nel ciclismo di oggi sempre più al limite.


Allievi ancora genuini
E questo assunto porta anche a considerazioni più tecniche circa la kermesse di Lazzeretto di sette giorni fa. Come hanno approcciato le gare le varie categorie? Che differenze ha notato, in questo caso, il direttore sportivo Nieri?
«La vera differenza c’è stata con gli juniores – spiega Nieri – una categoria di alto livello ormai, internazionale in tutto e per tutto. E’ già una categoria spartiacque per tanti. In parecchi capiscono quello che faranno da grandi. E infatti ho visto una corsa più strutturata: gioco di squadra, un team che ha tirato anche se nella fuga aveva dentro un suo atleta, il quale però non dava garanzie allo sprint. Ho visto riunioni prima del via. E non a caso ha vinto Vendramin, che è uno dei velocisti più forti del momento».
«A me piace più di tutte la categoria allievi. Non a caso il Memorial, per ricordare tutte le persone di Lazzeretto che hanno fatto qualcosa per il ciclismo, mio nonno compreso, l’ho dedicato agli allievi. Vedi ragazzi ancora spensierati, ma che cominciano a muoversi in un certo modo. Vedi che sono grandicelli, ma vivono ancora il sogno, come dicevo. Cosa che tra gli juniores è sempre più difficile».


Notti insonni
Ma torniamo a discorsi più concreti. Fare attività giovanile è fondamentale, ma mandare in scena cinque gare in un weekend non è cosa da poco. Anche sul fronte logistico è un impegno di quelli tosti. Se si è frequentato il mondo delle corse si sa bene che non è facile gestire tutta questa gente. Dove far mangiare o anche solo parcheggiare tutte queste persone e questi mezzi?
«Vi dico questa. Ho la qualità o la fortuna, fate voi – ancora Nieri – che anche prima di una Sanremo, per dirne una dove c’è pressione e dove quest’anno avevamo Tom Pidcock che poteva far bene, io dormo. Sono tranquillo. Ebbene, l’ultima settimana prima di questa gara giovanile io non dormivo più! Avevo un’ansia grande che era il parcheggio. Quando Daniele Brozzini, il ragazzo che si occupa della segreteria, mi diceva: siamo a 500, siamo a 520, a 560… Io gli dicevo: voi siete contenti, ma io dormo sempre meno! Poi tutto è andato bene, anche sul fronte della sicurezza e delle strade chiuse. Per questo devo ringraziare, e ci tengo, Francesco Zingoni, direttore di corsa formidabile, Fabrizio Arzilli e Fabio Costagli, sempre direttori di corsa, e Giacomo Lamanna, presidente della società organizzatrice».
Pensate che impatto: 93 squadre, 560 ragazzi e accompagnatori in un paese di mille abitanti. All’inizio c’erano bocche storte, racconta Nieri. Le solite polemiche: ma chi è tutta questa gente, le strade chiuse… Poi il lunedì mattina c’era il sorriso sulle bocche di tutti e l’orgoglio dei paesani stessi.
«Come avveniva tanti anni fa, mi hanno raccontato i più anziani», ha degnamente concluso Daniele Nieri.