Luca Covili ha fatto tre settimane in Colombia dove si è allenato con i compagni Edward Cruz e Martin Santiago Herreno

Covili in Colombia: un’esperienza di vita, non solo bici e altura

02.03.2026
7 min
Salva

Gli ultimi cinque giorni sono coincisi con i suoi primi cinque giorni di gara del 2026, anticipati da una immancabile quanto straordinaria altura. Luca Covili abita sull’Appennino Modenese e di montagna se ne intende, ma stavolta ha deciso di andare in Colombia per preparare questo avvio di stagione trascorrendo anche una nuova esperienza di vita.

Tre settimane nel Paese sudamericano dal 31 gennaio in avanti, poi un rapido passaggio da casa domenica 22 febbraio per assistere alla presentazione della Ciclistica Pavullese (la società in cui è cresciuto) ed infine il trasferimento al Giro di Sardegna. Per il 29enne della Bardiani CSF 7 Saber è stato un mese intenso che gli sta dando e gli darà risposte nell’avvicinamento al Giro d’Italia.

Ritmo sardo

Mercoledì si attaccherà nuovamente il numero sulla schiena al Trofeo Laigueglia, poi Milano-Torino, Coppi e Bartali e Tour of the Alps prima della Corsa Rosa, se tutto procederà da programma e senza modifiche. I primi riscontri del lavoro svolto in Colombia però Covili li ha cercati al Giro di Sardegna che presentava un percorso misto e quindi ottimo per capire subito com’è la condizione.

«Nella prima tappa – spiega Luca – sono stato sfortunato. Negli ultimi 70 chilometri avevo la ruota anteriore che continuava a perdere pressione, finché ho dovuto cambiare bici a 4 dall’arrivo e ho chiuso in coda al primo gruppo inseguitore. Nelle due volate dei giorni successivi sono sempre arrivato nel gruppo di testa, esattamente come nella tappa finale, dove c’è stato un po’ più di nervosismo.

«Nel tappone di sabato a Nuoro – va avanti nell’analisi – siamo sempre andati a tutta. Era molto impegnativa, ma le sensazioni sono state decisamente migliori dei giorni precedenti. Peccato perché mi è mancato pochissimo per restare agganciato ai dieci migliori in cima all’ultima salita. Ho chiuso nel primo gruppetto inseguitore dove c’erano anche i miei compagni Paletti e Tolio. Abbiamo provato a chiudere, però non c’è stato nulla da fare. Comunque sono contento per come ha reagito il fisico a quella tappa e a tutto il Sardegna».

Attorno a Bogotà

Dopo i classici ritiri in Spagna con la squadra, Covili ha preparato una valigia più capiente per l’altura colombiana. Partenza con Iberia da Bologna ed arrivo a Bogotà facendo scalo a Madrid. Un piccolo problema con la consegna della bici arrivata a destinazione, sana e salva, ventiquattro ore dopo.

«Solitamente – inizia il racconto – facevo altura sull’Etna, ma visto che il mio calendario non prevedeva gare tra gennaio e metà febbraio, ho approfittato dell’invito dei miei compagni colombiani Edward Cruz e Martin Santiago Herreno di raggiungerli a casa loro. Sono stati gentilissimi e disponibili durante il mio soggiorno. A partire dal “comitato di accoglienza” che avevano fatto al mio arrivo in aeroporto.

«Ho preso un appartamento – dice Covili – a nord di Bogotà, vicino all’aeroporto e in una zona residenziale e tranquilla. La città distava tre chilometri. Edward e Martin mi hanno dato tantissime indicazioni sia per gli allenamenti sia per la vita di tutti giorni. Mi hanno messo in guardia sulla malavita locale, come ad esempio non uscire da solo nelle ore serali o non usare il cellulare durante le uscite in bici perché puoi esserne rapinato. A parte qualche giornata, entrambi mi hanno coinvolto nella loro vita quotidiana».

Il 10 febbraio la famiglia di Edward Cruz ha organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di Covili
Il 10 febbraio la famiglia di Edward Cruz ha organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di Covili
Il 10 febbraio la famiglia di Edward Cruz ha organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di Covili
Il 10 febbraio la famiglia di Edward Cruz ha organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di Covili

Compleanno a 3.000 metri

A Sant’Antonio di Pavullo nel Frignano dalla finestra di casa, Covili vede il Monte Cimone. Un affascinante gigante appenninico che appare come una montagnola al cospetto delle vette andine che circondano Bogotà.

«Considerate – sottolinea Luca con un pizzico di sbalordimento – che mi allenavo tra i 2.600 e i 3.800 metri di altitudine. Proprio per questo ad ogni allenamento si perdono diversi watt e rientravo a casa sempre piuttosto cotto. Fare tre o cinque ore lassù, tenendo conto del tanto dislivello accumulato, equivale a farne almeno un paio in più a livello del mare. Tuttavia, essendo Bogotà su un altopiano, quando dovevo fare la giornata di scarico, riuscivo a farla senza problemi.

«Ero già stato in Colombia – continua – ad aprile 2017 con la nazionale U23 per correre la Vuelta de la Juventud (Covili chiuse 24°, primo azzurro nella generale, ndr). Mi sono rinfrescato il ricordo. Mi sono adattato molto bene e in fretta, ma i miei due compagni hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio. Il 10 febbraio, il giorno del mio compleanno, dopo un bell’allenamento sempre sui 3.000 metri, mi hanno organizzato una festa a sorpresa. E’ stato tutto fantastico. E’ molto importante pedalare anche con un buon umore in un Paese con caratteristiche come la Colombia».

Altura e i suoi effetti

Covili due giorni prima del suo compleanno aveva visto dal vivo anche il campionato nazionale colombiano (vinto da Egan Bernal), riuscendo ad allenarsi sul percorso di gara. Era stato invitato dalle famiglie dei suoi compagni a seguirle per fare il tifo. Durante il resto dei giorni si organizzava in un modo tutto locale.

«In Colombia – descrive la sua routine – esistono delle società in cui puoi “noleggiare” un assistente che ti segue in moto e a cui puoi consegnare un piccolo frigo per le borracce, uno zainetto col cibo e con altro vestiario. Una sorta di mini ammiraglia a due ruote. E’ un servizio molto comodo, anche per quel discorso di sicurezza che dicevo prima. Questa figura la prenotavo solo nelle volte in cui mi allenavo da solo e non con i miei compagni.

Durante le tre settimane, Covili si è sempre allenato tra i 2600 e i 3800 metri di altitudine, accumulando tanto dislivello
Durante le tre settimane, Covili si è sempre allenato tra i 2.600 e i 3.800 metri di altitudine, accumulando tanto dislivello
Durante le tre settimane, Covili si è sempre allenato tra i 2600 e i 3800 metri di altitudine, accumulando tanto dislivello
Durante le tre settimane, Covili si è sempre allenato tra i 2600 e i 3800 metri di altitudine, accumulando tanto dislivello

«Dopo gli allenamenti – prosegue – avevo sempre le sedute dal massaggiatore, mentre nei momenti liberi andavo a fare la spesa in un grande centro commerciale vicino alla mia abitazione. Con Edward e Martin sono riuscito a visitare anche Bogotà, che ho spesso attraversato in bici. Per quanto riguarda l’altura direi che sono contento del mio adattamento».

Tutto il lavoro fatto in Colombia darà i suoi frutti a breve, con o senza quella “bad window” di cui ci ha parlato Artuso qualche giorno fa, tenendo che lo scalatore modenese è appena sceso dall’altura e da un viaggio intercontinentale.

«In Colombia – conclude Covili – avevo 28/29 battiti a riposo e 4/5 in più quando sono rientrato a casa in Italia. Anche la saturazione era in linea con i valori richiesti. Ho anche seguito certe mie sensazioni rispetto al passato. Ho visto che io, forse per genetica, per sentire gli effetti dell’altura devo salire molto sopra i 2.000 metri. In Sardegna stavo bene come respirazione polmonare, ma mi mancavano brillantezza e cambio di ritmo. Me lo aspettavo e per questo sono fiducioso per il futuro».