GP Capodarco 2025, Jakob Omrzel, Pavel Novak, cesare Chesini (foto xpix.it)

GP Capodarco, si dimette Spinozzi: il nuovo corso è in salita

11.06.2026
4 min
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Qualcuno pensa che avrebbero fatto meglio a dire addio lo scorso anno. Il primo GP Capodarco senza Gazzoli, l’ultimo saluto, la mano sul cupolino della sua Honda gialla e la storia avrebbe portato con sé i racconti di un viaggio meraviglioso di uomini, fatiche e sogni di giovani campioni che su quel muro hanno costruito una carriera.

Gaetano Gazzoli, l’anima della corsa, se ne è andato alla fine di maggio 2025. Ci ha provato, ha dato calci finché ne ha avuto forza, l’ha respinta più di una volta e alla fine si è arreso. Un uomo vecchio stampo: da una parte accentratore, dall’altra capace di riconoscere i meriti di Adriano Spinozzi: il ragazzo che aveva visto crescere e che da solo sarebbe stato in grado di mandare avanti la loro corsa. Una coppia infallibile: vulcano e computer, intuizioni e competenze. Per questo sulla costa fermana le dimissioni di “Spino” hanno fatto rumore.

da dx: Gaetano Gazzoli, Giampietro Bonin, Adriano Spinozzi
Spinozzi, Bonin e Gazzoli: il gemellaggio fra Capodarco e Poggiana è da anni un capo saldo per la corsa marchigiana
Spinozzi, Bonin e Gazzoli: il gemellaggio fra Capodarco e Poggiana è da anni un capo saldo per la corsa marchigiana

Gazzoli avrebbe voluto che la corsa si fermasse, Spinozzi racconta di averlo sentito dalla sua stessa bocca: non per egoismo, ma per una consapevolezza istintiva e infallibile. L’ultima edizione, un bacio e addio. Era già tutto pronto: Adriano e Simone, il figlio di Gaetano, l’avrebbero condotta in porto, poi avrebbero fatto meglio a fermarsi. Quello voleva il padre. 

Capodarco alla Camera

Gaetano Gazzoli è stato l’anima del GP Capodarco dal 1973. Per 47 stagioni, al suo fianco c’è stato Adriano Spinozzi e nessun altro. I ricordi sono frammentari: la prima volta che sentimmo parlare di Simone Gazzoli fu quando in sella alla sua moto prese un pugno in faccia da un direttore sportivo troppo celebrato e non meno isterico. Nella corsa Simone non era coinvolto direttamente, per quella c’era Spinozzi, e magari non sempre questo insolito equilibrio lo avrà reso felice.

Sta di fatto che al momento di parlare della corsa e dei suoi uomini, lo schema è rimasto identico per trent’anni: chiamavi Gaetano e Gaetano ti diceva di chiamare Spinozzi. Un padre e l’altro figlio: amici e collaboratori. Gaetano a casa di “Spino” quando doveva sfogarsi, Spino a casa di Gaetano se c’era qualcosa da imparare.

Il GP Capodarco si corre il 16 agosto nella provincia di Fermo
Il GP Capodarco si corre il 16 agosto nella provincia di Fermo: su questa salita passa la storia di tanto ciclismo
Il GP Capodarco si corre il 16 agosto nella provincia di Fermo
Il GP Capodarco si corre il 16 agosto nella provincia di Fermo: su questa salita passa la storia di tanto ciclismo

Le loro presentazioni di ogni anno avevano come teatro la Comunità di Capodarco, il saluto di don Vinicio che la guida dal 1994, i collegamenti telefonici dalla salita e il senso di profonda appartenenza alla comunità locale. Quando lo scorso 19 maggio il Gran Premio Capodarco è stato presentato alla Camera dei Deputati, come si fa nel ciclismo da quando c’è arrivato Roberto Pella, ci ha assalito una strana sensazione: perché portarlo così lontano dalla sua gente e dal suo spiccato accento marchigiano? E perché alla Camera non c’era Spinozzi?

Lo spirito di Capodarco

Avrebbero fatto meglio a dire addio lo scorso anno, ma comprendiamo quanto sarebbe stato difficile fermare una storia così lunga. Anche per la gente che l’aspettava. Gaetano era morto da poco, quando chiamammo Spinozzi per sapere se e come il Gran Premio Capodarco sarebbe andato avanti e lo trovammo in macchina con Simone Gazzoli, nel rituale giro degli sponsor. Quale legame si è creato fra i due nuovi dirigenti della corsa? E perché, davanti a tanta eredità tecnica e morale, Spinozzi ha deciso di fermarsi?

Perché ci sono storie personali che forse devono fermarsi. Perché una corsa come Capodarco la organizzi con l’amore più che con la calcolatrice (lo stesso Gazzoli era solito pareggiare le spese con le entrate dell’anno successivo). Perché fare Capodarco significa invitare gli amici del Veneto, come Giampietro Bonin che organizza Poggiana, che a Capodarco è gemellata da anni. E allo stesso modo significa andare in Veneto, magari portando la famiglia, quando è il loro turno di correre, per ricambiare e rendere omaggio.

Capodarco non è Como e neppure Bergamo o Treviso: per arrivarci devi affrontare un viaggio, che ha dei costi. Lo fai volentieri se, una volta arrivato, ti fanno sentire importante. Forse è questa lettura ad essere sparita dall’orizzonte di Spinozzi?

Il 19 maggio il GP capodarco è stato presentato alla Camera dei Deputati
Il 19 maggio il GP Capodarco è stato presentato alla Camera dei Deputati
Il 19 maggio il GP Capodarco è stato presentato alla Camera dei Deputati
Il 19 maggio il GP Capodarco è stato presentato alla Camera dei Deputati

Il 16 agosto si avvicina, la corsa è praticamente pronta, perché prima di fermarsi Spinozzi ha fatto la sua parte. Esiste un modo di riportarlo dentro? Forse sì, probabilmente no. Non crediamo sia stato per un fatto di ambizione, quanto piuttosto per essersi reso conto di un nuovo corso in cui diventava ogni giorno più difficile riconoscersi. Chi scrive ne sa qualcosa: a volte è meglio separare le strade piuttosto che rovinare decenni di grandi ricordi. Capodarco resta un faro nell’estate del ciclismo, il giorno dopo Ferragosto si andrà in cerca del successore di Omrzel (in apertura, foto xpix.it). Ci auguriamo, per il ricordo di Gaetano Gazzoli, che sia in grado di brillare ancora a lungo.