«Ai dieci che correranno con noi quest’anno – dice Lillo Zussa presidente del VC Orsago – ho detto che devono prendersi la rivincita su quelli più blasonati di loro, quelli che hanno avuto più fortuna e compagnia bella. Ho cercato di spronarli. Un po’ come Davide contro Golia…».
Il VC Orsago, squadra juniores della provincia trevigiana, aveva chiuso i battenti. Poco budget e una situazione troppo difficile, finché il presidente Zussa si è reso conto che le richieste di corridori senza squadra erano arrivate a trenta e a quel punto ha tirato la cinghia, ci ha ripensato e ne ha tesserati dieci. Dieci ragazzi all’ultima spiaggia che quasi certamente avevano già bussato a porte più importanti, trovandole chiuse.
Leggere le sue parole farà capire che lo ha fatto per amore verso il ciclismo e non certo per tornaconto o ambizione di chissà quali risultati. Sta alle squadre trovare gli sponsor: qualcuno è molto bravo, qualcuno lo è meno, ma nel ciclismo giovanile dovrebbero contare anche altri aspetti. Se la categoria juniores ha smesso di essere tale, come appare da tempo evidente, siamo certi che qualcuno stia guidando la transizione con lo stesso amore per lo sport?
«Il mondo è sbagliato – dice Zussa – sono nel ciclismo dal 1981 e penso che sino ai 18 anni si dovrebbe dare a tutti i ragazzi la possibilità di correre. Il fatto è che qua nella nostra zona, tra il Piave e il confine col Friuli, una volta c’erano 10 società più di adesso, che sono sparite per vari motivi. E sono sparite anche 35 corse per juniores e 15-20 di under 23, una categoria che fra poco non esisterà più…».


Perché aveva pensato di chiudere il VC Orsago?
Perché ci sono sempre più problematiche. Perché non abbiamo più il budget per affrontare la stagione. Perché viviamo al fianco della Imoco Volley, la squadra femminile di pallavolo, e 5-6 sponsor del VC Orsago sono andati di là. E poi ci sono grandi eventi che ti portano via spazio e risorse. Il Giro d’Italia bazzica sempre qua intorno, poi ci sono i campionati del mondo gravel. Ogni anno c’è qualcosa…
E chi resta in piedi?
In Veneto ci sono 4-5 grandi società, 1-2 sono in Friuli e quando vedono squadroni che fanno 50 vittorie all’anno, i corridori vanno tutti là. Loro fanno la squadra a giugno e luglio, così i ragazzi liberi a settembre e ottobre sono quelli rimasti a piedi, i corridori che non vuole nessuno. Perché se non danno vittorie o risultati, non li guardano nemmeno. E allora magari vengono a bussare anche al VC Orsago…
Un meccanismo che non condivide?
Per niente, perché qualcuno magari matura dopo. Noi avevamo un ragazzo arrivato dal calcio, Giovanni De Carlo. Ha fatto due anni da junior con noi e correva sempre in coda al gruppo, perché non aveva esperienza. Poi ha avuto la fortuna di trovare due squadre under 23. Alla fine è andato per quattro volte in nazionale. Ha corso l’ultimo anno con la Zalf, ha vinto e ha fatto diversi piazzamenti. Nel frattempo è diventato elite e corse non ce n’erano. Però era bravo a scuola, le ditte facevano la fila per prenderlo e, quando la Zalf ha chiuso, è andato a lavorare.
Il VC Orsago 2026 avrà dieci corridori di primo anno, qualcuno dovrà portarsi la bici…
Noi facciamo miracoli. Per comprare un po’ di materiale abbiamo già speso 30.000 euro. Se guardiamo il budget dell’anno scorso, ce ne rimangono 20.000 per fare tutta l’attività dell’anno. Ci sono in giro società che hanno 400-450 mila euro di budget. Dove possiamo andare?


Specchio di un movimento non troppo in salute?
Il movimento è in crisi perché una volta, fino al 2010, ogni weekend in Veneto c’erano tre gare per juniores. Quando sono arrivato io, erano addirittura quattro, per cui potevi mandare da una parte gli scalatori e dall’altra i velocisti senza dover viaggiare e spendere. Adesso c’è una sola gara nel Triveneto e quando manca, se hai soldi vai in Toscana o da qualche altra parte, altrimenti resti a casa. Quando vedi arrivare squadre da fuori regione, vuol dire che da loro non ci sono corse.
Qualcuno dice che resteranno solo le grandi squadre.
Fino a quando? I migliori juniores vengono contattati dagli agenti già al primo anno e finiscono nel professionismo. Quanti sfondano davvero? Due o tre, mentre gli altri tornano a casa dopo due anni e vanno nuovamente nelle società di dilettanti o nelle continental e finiscono la carriera.
Perché Lillo Zussa ha deciso di rifare la squadra?
Perché sono in mezzo dal 1981 e ho passione per il ciclismo. Mio figlio ha corso per quattro anni e io ho fatto parte del Comitato regionale. Però se non cambia niente, secondo me non ha senso stare in quei posti, così me ne sono andato.
Il nome di Orsago è legato anche a una corsa molto bella…
Dal 2004 al 2017, ho organizzato il Trittico Veneto e fra i vincitori abbiamo avuto anche corridori di nome. Quando vado in giro, quelli che mi conoscono vengono a salutarmi. E ogni tanto mi chiamano e vorrebbero che tornassi a fare la corsa, ma non c’è più l’animo per farla. Almeno io non ho più voglia.


Pensa di essere il solo a fronteggiare certe difficoltà?
Sono tanti i miei colleghi presidenti qua in zona che mi chiamano e più o meno hanno tutti le stesse problematiche.
La Federazione potrebbe imporre un cambio di rotta?
Difficile, finché le norme attuative le fanno senza ascoltare la base. Se ascoltassero la base, vedrebbero quali sono le problematiche. Invece non c’è alcun riscontro, il sistema va avanti così ormai da alcuni anni.
Alcune squadre hanno proposto di abolire la limitazione dei tre atleti con più di 20 punti, cosa ne pensa?
Quella regola è stata una rovina. Prendi tre corridori da società che non fanno gli juniores, però la regola ti permette di prenderne altri con punteggi superiori purché facciano parte del tuo vivaio. Allora cosa succede? Ne abbiamo un esempio vicino casa, ma non faccio il nome.
Che cosa fanno?
Andavano a prendere i migliori esordienti per fare il vivaio degli allievi da far passare juniores. Tutti i ragazzi con il punteggio superiore salivano nella squadra degli juniores, quindi aggiungevano i tre ragazzi con più di 20 punti e il gioco era fatto. L’effetto collaterale è che fra gli allievi c’erano delle squadre di serie B e le 3-4 di serie A, piene dei ragazzi più forti.



Prima ha detto che gli organizzatori hanno bisogno dei corridori, ma i corridori hanno bisogno degli organizzatori.
Ci sono troppe gare nazionali. Secondo me ha senso mantenere le gare internazionali e le nazionali che hanno tanti anni sulle spalle. Se poi viene fuori l’organizzatore che vuole passare da regionale a nazionale perché festeggia i 40 anni di attività, mi sta bene. Però dall’anno dopo deve tornare regionale.
Perché?
Perché se cinque corridori vanno a fare la gara nazionale, la regionale non ha più squadre e muore. Se al via hai cinquanta corridori, l’anno dopo lo sponsor non ti dà più soldi per fare la corsa. Questo sta succedendo ormai da un paio di anni e così nel calendario del Veneto ci sono delle domeniche buche. Se a ciò si aggiungono le problematiche legali e le nuove responsabilità, chi vuoi che si metta a organizzare?
Ci sono squadre che nuotano nell’oro e quelle che devono arrangiarsi. Si va lontano così?
Io parto sempre dall’idea che i patrizi hanno bisogno dei plebei e i plebei dei patrizi. I corridori hanno bisogno degli organizzatori e gli organizzatori dei corridori, ma non tutti evidentemente la vedono così.