Zerosbatti: difesa dei ciclisti, tutela legale e tanto altro

24.03.2021
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I numeri parlano chiaro, in barba alle lamentele di chi guida l’auto e vorrebbe toglierli tutti di mezzo. I ciclisti sono l’anello debole della strada e spesso al danno vedono sommarsi la beffa: Zerosbatti è nata per questo. Vendrame aggredito per la strada. Scarponi ucciso a pochi metri da casa. Tommaso Cavorso ucciso da un’auto in sorpasso. Marina Romoli travolta. Pozzovivo schiantato da un’auto. Samuele Manfredi su una sedia a rotelle e Luca Panichi prima di lui. Quanti sono i ciclisti che ogni giorno subiscono la violenza della strada?

Se seguite il ciclismo su Eurosport, questa storia l’avete già sentita, perché Luca Gregorio non manca mai di parlarne e fa bene. Qui ci proponiamo di preparare la tela su cui stendere di qui in avanti una serie di ragionamenti a uso di chi va in bici e nel momento del sinistro, non sa che pesci prendere.

«Perché quando ci finisci in mezzo – dice Federico Balconi, avvocato (nella foto di apertura) – non hai la lucidità di fare quel che serve. Se sai di avere un’assistenza legale, magari sai anche come muoverti. Ma se prima hai da pensare alle tue ferite e alla fisioterapia e il ricorso lo tieni per dopo, magari quando cominci è già tardi. Avete fatto voi il nome di Scarponi. Non conosco il caso, ma quando succede qualcosa di così drammatico, l’avvocato serve subito perché vengano fatti tutti i rilievi e si lavori in modo tempestivo. Dopo è tardi. Dopo oltre al dolore per la perdita, c’è la beffa per risarcimenti risibili».

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Una storia personale

Federico va per i 53 e racconta che la sua storia e quella di Zerosbatti, l’associazione da lui fondata, risale al dicembre 2017. La storia nel dettaglio è sul sito. In sintesi, torniamo al 2016. Durante un’uscita in bici, Federico viene contattato da un’agente della Stradale che gli comunica che suo padre è stato investito. Corre al Pronto Soccorso. Trova il padre sfigurato dal dolore. Ma il vero calvario è appena cominciato. E proprio dal rendersi conto della difficoltà nell’ottenere giustizia, nasce l’idea di creare un’associazione che offra assistenza legale e metta il ciclista investito al riparo dai primi esborsi finanziari. Un’assicurazione. Zerosbatti, appunto, nessuna preoccupazione.

Perché di preoccupazione si tratta…

Hai subito l’incidente, poi arrivi alla causa e si apre tutto un altro scenario. Devi disporre di un fondo iniziale per cominciare e poi c’è la causa, che può andare bene o male. E se per qualsiasi motivo va male, non solo non hai un risarcimento, ma devi pagare le spese legali. Noi evitiamo tutto questo. Facciamo l’analisi della pratica e valutiamo la fattibilità. Se sei andato da solo contro un furgone parcheggiato, hai poco da fare. Ma se noi di Zerosbatti siamo convinti di poter procedere, la portiamo sino in fondo.

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Come dire che i ciclisti non sono la causa di tutti i mali?

Potranno dare fastidio quando sono in mezzo alla strada, ma la stragrande maggioranza dei sinistri vede la ragione da parte dei ciclisti. Sia che vengano travolti da un’auto, sia che cadano per una buca. La Cassazione ha detto che se anche il ciclista è distratto e non la vede, l’Ente che ne è proprietario ha l’obbligo di pensare alla manutenzione. Ma è necessario che il ciclista sappia quali sono i suoi diritti, per questo con i nostri associati facciamo anche opera di educazione, spiegando quali sono le cose da fare subito dopo un incidente.

Qual è il quadro più tipico in caso di incidente?

Leggendo i verbali, la frase più ricorrente è: «Non l’avevo visto!». Perché la vittima è più spesso un ciclista da solo. Il gruppo magari manda in bestia gli automobilisti, ma rende visibili. In auto ci si distrae, sempre più spesso a causa del cellulare. C’è la rotonda che entri e non sai come ne esci. Poi c’è il caso più ricorrente, del ciclista da solo che viene travolto mentre procede sulla destra per i fatti suoi. E poi c’è il sorpasso dell’auto dal senso opposto, perché le nostre strade sono strette e nessuno aspetta il tempo giusto. Il ciclista è l’anello debole e un bersaglio facile, ma nemmeno mi sento di demonizzare troppo l’automobilista.

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Perché?

Perché a meno che non sia un criminale, è qualcuno che dopo un incidente grave, ha finito di vivere: basti pensare all’uomo che investì Scarponi. Non è cattiveria, è un malcostume da sradicare. Bisogna fare educazione, nelle scuole e nella società civile. E noi facciamo anche questo.

State avendo buone risposte?

Mi parlavano del possibile arrivo di invidiosi ed haters, ma finora sto respirando soltanto la gratitudine di chi non aspettava altro. Finalmente c’è un soggetto legale che ci mette la faccia. E non si tratta solo di dare assistenza legale, perché tutto quello che c’è prima viene fatto a titolo gratuito. Se vai in un’assicurazione e attivi la tutela legale, l’avvocato comunque devi trovartelo da te.

E’ vero che c’è il suo zampino anche nella possibilità di uscire in bici durante il lockdown?

Lo ammetto, è vero. Ero abbastanza convinto che i vari DPCM non impedissero a chi va in bici di uscire dal Comune, ma non se ne trovava traccia. Così abbiamo pesato di scrivere una FAQ e ho trovato una persona davvero disponibile a Roma. Mi è stato chiesto di scrivere la domanda e la risposta e di inviarla, finché alle 23 della vigilia di Natale, è stata pubblicata. Adesso sparisce ad ogni DPCM successivo, ma tempo due giorni la rimettono fuori. Avrei potuto infischiarmene, andavo comunque in bici e avrei potuto difendermi da qualsiasi ricorso. Ma questa mossa ci ha dato un sacco di visibilità. E alla fine quello che conta è che se ne parli, che si faccia fronte comune. Solo così magari il ciclista diventerà meno invisibile.