BENIDORM (Spagna) – Tim Wellens, campione nazionale belga e ormai pedina chiave della UAE Emirates, è un corridore che ha saputo reinventarsi in qualche modo. Il suo arrivo nella formazione emiratina un po’ aveva colpito. In fin dei conti era un fiammingo della Lotto in un team votato, non solo ma soprattutto, ai Grandi Giri. Invece la sua professionalità, il suo carattere, il suo essere metodico e le capacità di leggere le corse ne hanno fatto un vero perno.
E’ soprattutto la sua amicizia con Tadej Pogacar a rappresentare un valore aggiunto per sé e per il team. Tra i due si è sviluppata una sintonia tecnica e umana che va oltre il semplice rapporto tra capitano e gregario di lusso. Wellens non è solo un uomo-fidato del fuoriclasse sloveno. I due si allenano insieme, vivono vicini a Montecarlo e possiamo garantirvi che quando il belga ha vinto la tappa a Carcassone, Pogacar era più felice che di un suo successo.


Wellens per sé e per Tadej
Il programma 2026 di Tim Wellens ricalca in buona parte quello della scorsa stagione, un’impostazione che il corridore belga considera un “vantaggio operativo”.
«Il mio calendario è quasi un copia e incolla del 2025 – ha detto Tim – Ci sono poche sorprese. Gli obiettivi principali sono le classiche e il Tour, per aiutare Tadej. E’ una routine positiva per me. La crescita della UAE Emirates passa anche da questo approccio. Abbiamo affinato i nostri processi tecnici e le nostre metodologie d’allenamento mirate. Fosse per me, correrei sempre con Pogacar, perché è bello ottenere risultati di squadra. Quando c’è lui è diverso ovviamente e il senso di squadra aumenta. Personalmente ora sento meno pressione, corro in modo più rilassato. Alla Lotto le prestazioni dovevano venire da me e se non succedeva era un problema, qui alla UAE Emirates ci sono altri 30 corridori che possono arrivare tra i primi cinque. Ovviamente la squadre vuole che io corra bene, ma non è un problema se per una volta non ci riesco».
Wellens inizierà con Omloop e Kuurne. E saranno subito grandi occasioni per lui, in quanto non ci sarà Pogacar. E poi quelli sono i suoi terreni di caccia preferiti. Niente Andalucia e altre gare prima. L’obiettivo è essere freschi il più possibile. Quindi farà tutte le altre classiche di primavera, ad esclusione della Liegi, e poi il Tour de France.
«Non andrò in Oman per aiutare Adam Yates e inizierò direttamente in Belgio. Però è bello stare tutti insieme qui a Benidorm. Per dire, ho avuto l’opportunità di stare con Jay Vine con il quale l’anno scorso non ho mai corso. Bene davvero: sono nella squadra migliore del mondo, con il miglior corridore del mondo. Da bambino non ci avrei mai creduto. Qui mi trovo bene e per me non c’è posto migliore. Il senso del gruppo è la nostra forza».


Allenamenti a sfinimento
Ma nel grande bar del bellissimo hotel di Benidorm, Wellens ha parlato molto del suo rapporto con Pogacar, qualcosa che è iniziato per lavoro, ma che man mano è diventata amicizia vera. Una volta proprio Wellens raccontò che suo padre era venuto dal Belgio e un giorno doveva fargli fare dietro motore. Si è aggregato anche Tadej dietro lo scooter. Ad un certo punto il papà ha accelerato: lui si è staccato. Pogacar lo ha saltato e si è accodato. «Lì capisci che ha davvero qualcosa in più», aggiunse Wellens.
Dal canto suo, lo sloveno ne apprezza l’affidabilità tattica, la capacità di interpretare i ritmi più estremi e il contributo nelle fasi decisive, insomma la sicurezza che può darti un compagno così. La loro amicizia, consolidata dentro e fuori dalle corse, crea un clima di condivisione tecnica che favorisce l’intero team.
«Pogacar – spiega Wellens – è davvero incredibile. E’ il più professionale di tutti. Tadej è forte, ma si allena anche molto. Sarebbe un errore pensare che per lui la vittoria sia qualcosa di facile e naturale. Ed è impressionante quanto sia resistente. Tante volte, per cinque ore giriamo in coppia e lui è sempre davanti, gli altri si alternano al suo fianco. Oppure facciamo la doppia fila – imita il gesto con le mani – e lui pedala in testa da solo al nostro lato. Quella che per lui è la zona 2, per noi è la zona 3.
«Ogni anno siamo stupiti dai progressi che continua a fare, perciò non mi sorprenderei se fosse così anche questa volta».


Sognando Roubaix
La preparazione dunque è molto spesso condivisa non è solo un confronto fisico, ma un ambiente di costante crescita: «Ognuno spinge l’altro a superare il proprio limite. E in tutto questo Tadej ha fame».
E a proposito di fame, non è un segreto che Sanremo e Roubaix siano due enormi obiettivi dell’iridato per questa stagione. Già a dicembre, a sorpresa, Pogacar e Wellens andarono in avanscoperta sulle pietre della Roubaix.
Ancora Wellens: «La ricognizione con Pogacar è stata “molto istruttiva”. Abbiamo fatto delle prove sui materiali e ci siamo confrontati sulle sensazioni di guida nei settori più ostici. Tadej ama quello che fa, è un ragazzo semplice, per me alla fine ci riuscirà e durerà ancora a lungo perché, foto a parte, vive tutto ciò senza lo stress di chi deve essere sempre al 100 per cento».
E sulla Sanremo? «Sappiamo che se dobbiamo vincerla dobbiamo scalare la Cipressa in meno di nove minuti». Come se fosse una cosa semplice! In realtà sotto ai 9′ ci andarono già l’anno scorso quando fermarono il corno ad 8’59”. Probabilmente Wellens si riferiva a ben più secondi… sotto ai nove minuti.