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Prim 2022

Vi ricordate Tommy Prim? L’ultimo vincente di Svezia

07.04.2022
5 min
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Il suo italiano è ancora molto buono, con un leggero accento lombardo: Tommy Prim è ancora molto legato all’Italia, dove ha trascorso tutta la sua carriera da professionista. Non molto lunga, dal 1980 all’86, ma ricca di momenti importanti, perché Prim, in un’epoca di grandi specialisti delle corse a tappe, è stato uno di essi, per due volte finito al secondo posto al Giro d’Italia. Era una delle colonne della Bianchi, quella che al tempo era una squadra fortissima con Baronchelli e Contini e tanti aiutanti di spicco.

Quella era una squadra vera, dentro e fuori le corse e infatti quel legame che si costruì allora è andato avanti nel tempo e neanche la distanza lo ha spezzato. Prim è tornato nella Svezia, a Varberg, nel sud, ma spesso torna in Italia per rimpatriate con i suoi vecchi amici: «Alla Pedalando coi Campioni a Casazza in ottobre non manco mai, è l’occasione per rivederci e cavalcare l’onda dei ricordi. Peccato solo che il Covid mi ha impedito di farlo recentemente, ma quest’anno non mancherò».

Prim 1985
Prim è nato il 29 luglio 1955. Professionista per 6 anni, ha ottenuto 19 vittorie
Prim 1985
Prim è nato il 29 luglio 1955. Professionista per 6 anni, ha ottenuto 19 vittorie

La crisi del ciclismo svedese

Con Prim l’occasione è utile per affrontare un tema: nell’epoca del ciclismo universale, dei Paesi degli altri continenti che emergono, ci sono anche scuole storiche che vivono una profonda crisi. La Francia ne è uscita da poco, trascinata dalle imprese di Julian Alaphilippe, la Polonia guarda con rimpianto al secolo scorso quand’era una guida nel ciclismo dilettantistico. Negli anni Ottanta la Svezia viveva una stagione di grandi nomi, con Prim, l’olimpionico Johansson, Sven Ake Nilsson senza tornare indietro ai mitici fratelli Pettersson. Di quella scuola però non c’è più traccia.

Prim, che fine ha fatto il ciclismo svedese?

Oggi è molto più difficile emergere rispetto ai miei tempi. Ci sono poche squadre e i ragazzi, che pure mostrano qualche capacità, non hanno poi quello spirito di sacrificio necessario per andare all’estero. Il calendario interno c’è, ma la base di praticanti è ridotta e la Federazione non ha grandi idee per invertire la rotta.

Eppure i vostri vicini norvegesi stanno vivendo un periodo molto buono e duraturo…

Sì, la differenza è evidente ed è causata proprio da questa diversa impostazione. Lì si cerca anche di acquisire talenti dallo sci di fondo, ragazzi che mostrano grandi capacità di resistenza e che soprattutto hanno voglia di diventare forti, questo spirito da noi manca un po’, è diverso dalla nostra generazione: noi avevamo voglia di emergere, io a 17 anni avevo già trovato squadra e come me ce n’erano altri.

Contini Bianchi 2021
Con Ferretti i “suoi ragazzi”: Pozzi, Vanotti, Baronchelli, Contini e a sinistra Prim
Contini Bianchi 2021
Con Ferretti i “suoi ragazzi”: Vanotti, Baronchelli, Contini e a sinistra Prim
Finisti subito in una squadra italiana.

Al tempo l’Italia era la Mecca del ciclismo e la Bianchi era un marchio famosissimo. Io avevo cercato appositamente un contratto in Italia perché sapevo che se volevo emergere era il posto ideale. C’era l’ambiente più professionistico, d’inverno ci si preparava già per la stagione, a marzo si cominciava a gareggiare già con una buona condizione di forma.

Riguardando indietro alla tua carriera, sei contento di quello che hai fatto?

Decisamente, ho ottenuto 19 vittorie di cui alcune anche importanti come un Giro di Romandia e una Parigi-Bruxelles. Sono stato due volte secondo al Giro e forse quello è il mio rammarico maggiore. Nel 1981 sono finito a 38” da Battaglin e forse, se la squadra avesse investito da subito su di me abbandonando la formula dei tre capitani, le cose sarebbero andate diversamente.

Non hai mai corso il Tour de France: ti manca?

Un po’ sì, ma la Bianchi non aveva interessi in Francia e non vi partecipava mai. E’ un peccato perché penso che nel 1982-83 avrei potuto fare molto bene, nell’82 in particolare ero stato 5° alla Sanremo e alla Liegi e 2° al Giro, è stato il mio anno migliore. A me piacevano molto le corse in Francia e Belgio perché si battagliava sin dall’inizio, in Italia invece si partiva sempre piano e la corsa si animava molto avanti.

Prim Giro 1982
Prim affiancato alla maglia rosa Hinault. E’ il Giro 1982, il francese lo precederà di 2’35”
Prim Giro 1982
Prim affiancato alla maglia rosa Hinault. E’ il Giro 1982, il francese lo precederà di 2’35”
Saresti stato bene nel ciclismo odierno, allora…

Mi piace molto il ciclismo di oggi, le classiche non me le perdo mai, nei grandi giri guardo sempre i tapponi di montagna. Non c’è un corridore che mi piaccia più di altri, è un ciclismo con tanti campioni che ammiro.

Qual è l’impresa alla quale sei rimasto più legato?

Forse la Tirreno-Adriatico del 1984, nella tappa di Monteprandone provarono in tutti i modi a strapparmi la maglia, ma la difesi con i denti e nella cronometro finale la salvai per appena 2” sullo svizzero Machler e 5” su Visentini. Fu davvero una bella soddisfazione.

Era un ciclismo diverso, dove anche fra squadre rivali c’erano comunque legami…

Questo è vero, ancora oggi con tanti corridori di allora siamo rimasti in contatto: Moser, Gavazzi… Di amici ne ho tanti, soprattutto in Italia, per questo mi piace sempre tornarci.

Prim Mondiali
Lo svedese ha concluso un solo mondiale, nel 1985 a Valkenburg finendo 33°
Prim Mondiali
Lo svedese ha concluso un solo mondiale, nel 1985 a Valkenburg finendo 33°
Hai continuato ad andare in bici?

Altroché… Soprattutto dopo che sono andato in pensione, lo scorso anno ho fatto più chilometri in assoluto da quando ho smesso e quest’anno sono già oltre quota 4.000. Mi piace molto pedalare dalle mie parti, la Svezia è abbastanza piatta, ogni tanto ci sono strappi anche al 20 per cento di pendenza, ma sono brevi. Qui la bici è molto utilizzata perché è un mezzo di spostamento comodo e non inquina, poi è vero che non ci sono tante corse ciclistiche, ma c’è una Granfondo molto importante e tanti si allenano per quella.