Rosita Zanchi, una sarta bergamasca al Tour de France

27.06.2023
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BERGAMO – Fra coloro che si apprestano a raggiungere il Tour de France, c’è anche Rosita Zanchi, di professione sarta. Bionda. Simpatica. Diretta. Dallo scorso anno, il maglificio Santini è sponsor della maglia gialla e fra i compiti più delicati c’è quello di fare gli adattamenti dell’ultima ora sui titolari delle maglie, quando devono indossare i body da crono. E’ un paradosso. Le squadre spendono un occhio in test e galleria del vento e quando poi i loro campioni si giocano la corsa più importante al mondo in una crono, devono usare un body diverso da quello su cui hanno lavorato. E’ perciò immediato capire quanto sia delicato il lavoro di Santini nel metterli nelle migliori condizioni possibili.

«La maglia gialla – racconta Rosita, da 36 anni in Santini – ha cambiato le cose, che si erano già accelerate quando abbiamo preso la Trek-Segafredo. Prima facevamo le maglie del Giro, ma erano altri tempi e non c’era tutta questa attenzione. Prima l’aerodinamica si limitava alla bici, adesso investe ogni dettaglio. Così con la squadra abbiamo iniziato a fare le lavorazioni personalizzate, che prima non si facevano tanto spesso».

Rosita Zanchi lavora in Santini da 36 anni ed è oggi la sarta con più esperienza (foto Santini)
Rosita Zanchi lavora in Santini da 36 anni ed è oggi la sarta con più esperienza (foto Santini)
Cosa puoi dirci del viaggio al Tour 2022?

E’ stato un’esperienza bellissima, anche solo nel vedere quello che c’era fuori, la gente, l’ambiente. Era la prima volta che lo vedevo dal vivo. Invece per quanto riguarda il lavoro, abbiamo fatto il meglio per riuscire ad accontentare ogni corridore. Abbiamo trovato le macchine lì sul posto, nel laboratorio di una sartina…

Come l’avete trovata?

Tramite il nostro referente in Francia. Grazie a lui abbiamo trovato queste macchine simili alle nostre. Lavoravamo di notte, perché andavamo da lei finita la corsa, fra le 20 e le 21, e lei è stata gentilissima. Però a un certo punto è successa una cosa…

Che cosa?

E’ successo che il giorno dopo i corridori avevano l’hotel lontano e non facevamo in tempo a fare il fitting e poi tornare per cucire. Così le abbiamo lasciato un biglietto con le scuse, e alle 3 del mattino siamo usciti dal laboratorio con le macchine in mano. Qualcuno avrà pensato che le stessimo rubando, ma il giorno dopo gliele abbiamo restituite.

Vingegaard, spiega Rosita, ha il polso di 3 centimetri: esile come quello di un bambino (foto Santini)
Vingegaard, spiega Rosita, ha il polso di 3 centimetri: esile come quello di un bambino (foto Santini)
Non avevate portato le vostre?

Era il primo anno, dovevamo prendere le misure: ora ci siamo attrezzati. E così, per evitare critiche, magari sul fatto che possa esserci una piegolina sul body, quest’anno portiamo le nostre macchine.

Servono macchine speciali per i tessuti sottilissimi su cui lavorate?

Serve una tagliacuci. E’ difficile trovare una macchina industriale che sia anche portatile, così ho chiesto al mio fornitore e ci ha procurato una macchina professionale simile alle nostre, che sta in un trolley ben protetto e alla fine è abbastanza simile a quelle della sartina.

Cosa fate quando arrivate nell’hotel in cui alloggia il leader della classifica?

Siamo in tre. Monica Santini, il nostro capo. Raffaella, la modellista. E io, la sarta. Portiamo i body di tutte le taglie. I corridori sono magrissimi perché vestono XS, tranne Van Aert che è un adone. Glielo facciamo provare, chiediamo come lo preferiscono. Il polsino di Vingegaard sarà di 3 centimetri: penso che mia nipote di tre anni ce l’abbia uguale. Infatti cucivo e mi chiedevo come facciano a starci dentro. Ci vogliono due persone per riuscire a metterlo su, perché sono proprio pennellati. Il body è una seconda pelle.

Si va al Tour con la macchina per cucire, ma anche col vecchio metro: il lavoro è artigianale al 100 per cento (foto Santini)
Si va al Tour con la macchina per cucire, ma anche col vecchio metro: il lavoro è artigianale al 100 per cento (foto Santini)
Provano il body sui rulli?

Di solito nella stanza in cui facciamo le misure, troviamo già la bici montata. Ci spostiamo di albergo in albergo. Da Pogacar siamo arrivati che erano giù a fare colazione. Erano le 8. Abbiamo messo le macchine sui tavoli del ristorante, poco distante da dove mangiavano i corridori. Hanno portato i rulli e le bici. Pogacar è andato in bagno, si è messo il body, è venuto lì, abbiamo preso le misure che servivano, poi lui è tornato a colazione. E mentre finiva di mangiare, noi abbiamo fatto le sistemazioni. Credo che la scena la possiate vedere anche nella serie Netflix sul Tour

C’è da intervenire tanto?

Non troppo. Forse su Van Aert, perché ha una taglia in più rispetto agli altri. E’ alto, ha polsi e gambe più grossi. Se non ricordo male veste una L, ma considerate che le nostre taglie sono molto slim, per cui anche la L è molto stretta. Non devono esserci pieghe, il body deve essere davvero una seconda pelle.

Quanta manualità serve per fare certi interventi?

Ormai a me viene naturale perché lo faccio da trent’anni. Ma se mi avessero mandato al primo anno, se mandassimo ora una ragazza giovane, avrebbe problemi anche a regolare la macchina. Tutte le macchine cuciono, devi saper regolarle. E servono anche i fili adatti, infatti porto i miei. La lycra ha un’elasticità e il filo deve andargli dietro. Poi servono anche aghi sottilissimi e la capacità di fare punti ravvicinati, quasi continui.

Van Aert indossa un body taglia L, che è comunque strettissimo: servono tre persone per infilarlo. Davanti c’è Rosita (foto Santini)
Van Aert indossa un body taglia L, che è comunque strettissimo: servono tre persone per infilarlo. Davanti c’è Rosita (foto Santini)
Sono lavori veloci?

Per Pogacar sono bastati cinque minuti. E siccome nell’hotel c’era anche la Trek-Segafredo, abbiamo accontentato Mollema che voleva un aggiustamento sulla vita e sulle gambe. Non sembra, ma sono body così aderenti che ci si accorge della differenza quando i corridori perdono peso durante la corsa.

In 36 anni, avrai incontrato parecchi campioni che vestivano Santini: chi ti è rimasto impresso?

Uno che ho conosciuto anche personalmente, è stato Pantani. Venne in azienda a ritirare il kit per un evento che aveva a Milano. E’ stato lì, ha fatto il giro in azienda, ha dato la mano a tutti, proprio una persona alla mano, umile. Lo vedevi che era una persona buona. C’era il signor Santini che gli spiegava e noi che intanto gli preparavamo quel che doveva prendere. Qui funziona così. A volte si lavora davvero in tempi strettissimi.

Monica Santini e Rosita Zanchi al lavoro per eliminare ogni possibile piegolina: le leggi dell’aerodinamica non guardano in faccia nessuno (foto Santini)
Monica Santini e Rosita Zanchi al lavoro per eliminare ogni possibile piegolina: le leggi dell’aerodinamica non guardano in faccia nessuno (foto Santini)
Perché fai la sarta?

Era sarta anche mia madre, ma farlo a livello industriale è un’altra cosa. Ho cominciato cucendo le etichette e poi ho girato tutti i reparti. Adesso sono un po’ il riferimento per le più giovani. Il ciclismo non sapevo cosa fosse, ma ormai ci vivo dentro da tutta la vita.

La sartina francese ha detto niente quando le avete riconsegnato le macchine?

No, nulla. Le ho rimesso i suoi fili e non l’abbiamo più sentita. Evidentemente è andato tutto bene anche con lei.