Dopo quello della Sanremo ecco un altro debutto che difficilmente Edoardo Zamperini dimenticherà. Il giovane della Cofidis si è ritrovato nella mischia del Giro delle Fiandre. Non solo, ma è anche entrato nella fuga di giornata. E alla fine è persino riuscito a chiudere la Ronde.
Questa è una di quelle storie che meritano di essere raccontate. E così abbiamo “dato il microfono” proprio a Zamperini, che a distanza di una manciata di giorni da domenica scorsa è ancora decisamente emozionato del suo debutto fiammingo. «E’ proprio un’altra cultura. Qui c’era gente durante le ricognizioni. I bambini delle scuole materne erano tutti a bordo strada… E ripeto: era la ricognizione».


Partiamo dall’inizio, Edoardo: quando hai saputo che avresti fatto il Giro delle Fiandre?
L’ho saputo tre giorni prima della Gand. Io dovevo fare la Dwars door Vlaanderen e la Scheldeprijs, quindi correre nei due mercoledì prima e dopo la Ronde. Invece alla Ronde Van Brugge, Alex Kirsch si è rotto la mano e mi hanno chiamato. Mi hanno inserito prima alla In Flanders Fields Classic e poi mi hanno detto del Fiandre.
E come l’hai presa quando te l’hanno detto? Che sensazioni hai avuto dentro?
Ho detto: Oddio! Ero appena tornato dalla Milano-Sanremo e, al primo anno, ritrovarmi in due settimane a fare due Monumenti penso non capiti a tutti. Sto attraversando un periodo abbastanza buono e quindi ero molto contento di partecipare a queste due gare. Anche perché conosco le mie qualità e so che sono corse che si possono adattare a me, perché se non sai limare qui non fai niente. A me riesce molto bene, anche se una volta qui ho scoperto che mi manca ancora qualcosa, soprattutto dal punto di vista fisico. Però penso che prima si inizi a fare queste esperienze, meglio è. Ero super contento.
Che emozione è stata fare questo Fiandre?
Già il venerdì abbiamo fatto la ricognizione ed era da pelle d’oca… Il venerdì! I miei compagni di squadra mi dicevano: «Vedrai domenica, non hai idea di quel che sarà». Ed avevano ragione. Per di più ho avuto la fortuna di passare anche in fuga. E in fuga te la godi molto di più rispetto allo stare in gruppo, dove comunque sei stressato per tenere le posizioni, per i vari movimenti, gli spazi stretti. Dunque passare il primo Oude Kwaremont in fuga è stata una cosa indescrivibile.


Ti abbiamo visto fare anche quel gesto di incitamento verso il pubblico…
Quel gesto l’ho fatto all’imbocco proprio dell’Oude Kwaremont. C’erano non so quanti tifosi in mezzo alla strada. Pensavo a chissà da quanto stessero aspettavando e mi è venuto spontaneo gasare un po’ il pubblico.
Zamperini che gasi il pubblico, ma quanto il pubblico ha gasato te?
E’ stata una cosa veramente unica. Anche difficile da descrivere a parole. E dopo averla vissuta, neanche con le immagini ci si riesce bene. Infatti mi sono rivisto un po’ la corsa e dal video o dalla tv non si capisce veramente quanta gente ci sia, che atmosfera, quale bolgia… C’erano veramente quattro file di persone dietro le transenne. Su 280 chilometri ho fatto fatica a trovare un chilometro dove magari potersi fermare a fare la pipì!
Invece, Edoardo, la fuga era in programma o è stata casuale?
Era programmata. Ma un conto è dirlo e un conto è farlo. Alla Sanremo la fuga è molto più lineare, diciamo “semplice” da prendere. Solitamente va via abbastanza facilmente e si sa bene qual è il suo destino. Al Fiandre è diverso, c’è più bagarre. E il futuro della fuga non si conosce mai del tutto. Noi avevamo messo in conto che dietro la corsa sarebbe esplosa presto, ma non così tanto presto! Sapevamo che ci saremmo trovati nella prima parte del gruppo con magari massimo 20-30 persone, infatti è stato così.


Qual è stato il momento più difficile della corsa per te?
Dopo il secondo Kwaremont. Da lì in poi è iniziato il mio declino. Ho cercato di sopravvivere. Mancavano un po’ più di 40 chilometri, vorresti sempre fare di più, però alla fine bisogna anche sapere accontentarsi. E bisogna avere la consapevolezza di mettere sul piatto tutte le cose: sono al primo anno, non ho fatto una preparazione specifica per questa gara…
Magari ti è mancata l’ultima ora di corsa, sarà anche fisiologico al primo anno… Considerando il trasferimento si sfioravano i 290 chilometri…
Anche. Diciamo che alla Sanremo sono andato via liscio e anche nell’ultima ora di corsa stavo veramente bene. Al Fiandre è stata tutta un’altra cosa: queste sono davvero sei ore e mezza dure. Questa Ronde è stata una delle giornate più dure della mia vita, però ne è valsa la pena.
Quanto hai mangiato? E cosa hai mangiato?
Principalmente mi sono alimentato a base di gel e borracce da 50 grammi di carboidrati. La media è stata quella di ingerire mediamente 130 grammi l’ora. Perciò più o meno sei borracce da 50 grammi appunto e il resto con i gel. Ho ingerito una sola cosa solida: una rice krispies in partenza.


Quando sono passati Pogacar e gli altri big: come li hai visti?
Ci hanno ripreso prima del Berendries e lì abbiamo perso quattro corridori che erano nella fuga con me. Alla fine siamo rimasti in 20-25 fino al secondo Kwaremont, c’è stato un momento di transizione. Che dire, ritrovarsi in un gruppo di 25 con al fianco Mads Pedersen, Tadej Pogacar, Mathieu van der Poel, Wout van Aert, Matteo Trentin… una cosa incredibile. Come di dice adesso: tanta roba! Una gran bella sensazione e motivo di orgoglio.
Standoci in gruppo, pedalando fianco a fianco, soprattutto Pogacar e Van der Poel, si percepisce che ne hanno di più?
Eh, si vede che spendono poco, ma sul momento non c’è tanta differenza. Fanno paura quando accelerano. Quando aprono il gas, vanno via talmente forte che non ci puoi credere.
Ultima domanda, cosa ha detto Roberto Damiani, direttore sportivo dalla sensibilità non comune, a Zamperini?
Mi ha parlato, sì. Mi ha detto: «Bravo Edoardo, ma non accontentarti».