Tour de France 2026, Mikkel Honoré, televisione danese TV2,

Honoré e lo schianto: 6 settimane (e il Tour) per ripartire

23.07.2026
7 min
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Nove fratture costali, una clavicola e quattro vertebre rotte, un polmone collassato. Eppure, sei settimane dopo, Mikkel Honoré è già qui a raccontarci di quando e come sta organizzando il suo rientro alle corse per fine agosto, sognando pure europei e mondiali.

Spesso i ciclisti sembrano dei cyborg per come vadano avanti per forza d’inerzia senza quasi sentire dolore dopo una caduta e, grazie alla disponibilità e all’ironia tutta italiana del danese della EF Education-Easy Post, vi illustriamo il percorso di recupero quando le cose vanno nel peggiore dei modi e bisogna fermarsi per forza.

Fino allo scorso 6 giugno, il ventinovenne di Fredericia era nella longlist della formazione statunitense per il Tour de France, poi uno spartitraffico durante la Heylen Vastgoed Heistse Pijl in Belgio ha stroncato i suoi piani. Alla Grande Boucle però, ci è andato lo stesso, chiamato come opinionista di rilievo dalla televisione nazionale pubblica danese TV 2 e anche qui si è distinto. 

Poi, di nuovo a San Marino e poi Livigno per tornare dall’altra parte della barricata e fare quello che Honoré sa meglio: sfrecciare in bicicletta. Prima però, vi parliamo del suo programma tra fisioterapia e allenamenti e di come la sicurezza in futuro potrebbe essere implementata anche in corsa grazie ai nuovi prototipi di airbag

Honoré è caduto il 6 giugno alla Heylen Vastgoed Heistse Pijl in Belgio, riportando fratture di vario genere
Honoré è caduto il 6 giugno alla Heylen Vastgoed Heistse Pijl in Belgio, riportando fratture di vario genere
Honoré è caduto il 6 giugno alla Heylen Vastgoed Heistse Pijl in Belgio, riportando fratture di vario genere
Honoré è caduto il 6 giugno alla Heylen Vastgoed Heistse Pijl in Belgio, riportando fratture di vario genere
Che effetto ti ha fatto vivere il Tour in altra veste?

Ero un po’ combattuto, perché essendo infortunato non volevo perdere altro tempo, ma visto che sto recuperando il più velocemente possibile e mi sento bene, sono voluto andare lo stesso e far vedere che sto meglio. In più, ho potuto vedere tanti compagni e tanta gente del nostro ambiente.

Come hai visto i tuoi colleghi al Tour de France?

Fa sempre caldo al Tour, ma non ricordo edizioni con condizioni estreme come questa e per tanti giorni di fila. Ne parlavo con un nostro massaggiatore della EF e mi ha detto che di solito per tutto il Tour vanno circa 3.000 borracce, mentre quest’anno ne hanno usate 2.000 soltanto nella prima settimana.

Ci racconti della tua esperienza?

Noi atleti cerchiamo sempre nuove sfide e anche questo, per certi versi, è stato un modo di uscire dalla comfort zone. Tanto alla fine si parlava di ciclismo, che è il mio pane quotidiano, ed abbiamo fatto delle belle puntate, per cui è stata un’esperienza senza dubbio positiva.

L’intervista con Vingegaard ha fatto il giro del mondo.

I responsabili del canale mi hanno ringraziato perché hanno visto che con me, in quanto collega, molti corridori si sono aperti anche di più rispetto a come fanno solitamente. Erano tutti molto più rilassati. Purtroppo, le parole di Vingegaard sono state un po’ state travisate con le traduzioni, come spesso accade. 

Dunque, ci racconti cosa intendeva?

Jonas ha semplicemente detto di aver capito di essere arrivato a un momento di svolta personale, ma non ha mai pensato di smettere: aveva bisogno di nuovi stimoli, nuovi programmi e di correre in maniera diversa. Credo sia una situazione che può occorrere a qualunque atleta, figurarsi a lui che già da qualche stagione chiedeva qualche cambiamento. Lui ha chiesto questo alla Visma per ritrovare la voglia e l’entusiasmo di quando ha cominciato a correre in bici.

Secondo te ha ottenuto qualche cambiamento?

Direi che già al Giro, i risultati si sono visti, come ha ribadito nell’intervista e ora è più felice ogni giorno che esce per allenarsi. Ovviamente, ha già un’idea in testa di quando potrebbe pensare di smettere, ma non la condivide all’esterno: di sicuro però, non è in un futuro prossimo.

E, invece, come ti senti tu sei settimane dopo quel tremendo volo del 6 giugno?

Più del brutto incidente, si parla sempre poco di come sia difficile riprendersi come se nulla fosse. Ho colpito una specie di spartitraffico, un palo di metallo, mentre ero a tutta, a circa 60 all’ora perché eravamo a 4 chilometri dall’arrivo. Purtroppo, quel palo lì non si è mosso tanto.

Poca voglia di perdere tempo: così Mikke Honoré ha iniziato la rieducazione appena possibile
Poca voglia di perdere tempo: così Mikke Honoré ha iniziato la rieducazione appena possibile
Poca voglia di perdere tempo: così Mikke Honoré ha iniziato la rieducazione appena possibile
Poca voglia di perdere tempo: così Mikke Honoré ha iniziato la rieducazione appena possibile
Dopo cadute come la tua si parla sempre di più dell’airbag nel ciclismo: cosa ne pensi?

Sono assolutamente favorevole. In futuro, penso che dovrebbe essere obbligatorio per tutti. Ovvio, quando fa caldo può dare magari fastidio, ma preferisco soffrire la temperatura che rischiare la vita. Però, penso che debba diventare qualcosa di massivo per tutto il gruppo. Ho visto un prototipo in questi giorni in cui ero al Tour ed era molto convincente. Non lo usavano in gara, ma lo attivavano e i riscontri erano davvero interessanti.

Il primo pensiero di Mikkel Honoré dopo la caduta?

Per la prima volta in carriera, ho avuto un po’ di paura, perché non respiravo, né mi muovevo. E’ stata pesante questa volta, anche di più di quando ero caduto alla Liegi con Pogacar nel 2023. Tre anni fa anche il trauma cranico non era da sottovalutare, perché poi parliamo del cervello e ho avuto un mese con continue emicranie e non mi sentivo a posto, ma quello del mese scorso come incidente è stato peggio nel complesso. Per fortuna, ora che so che tornerò al 100%, mi sento più tranquillo e fiducioso.

Il tuo sorriso nel selfie prima del Tour con Del Toro, la diceva tutta.

Era proprio la prima uscita, a San Marino, e ci siamo incrociati quasi per caso. E’ stato bello ricominciare così, ovviamente fai tanta fatica dopo quasi cinque settimane fermo, uno stop che di solito non fai nemmeno a fine stagione. Adesso sto meglio, mi sto allenando di più, poi il mese prossimo andrò a fare un ritiro in altura a Livigno per preparare le gare di fine agosto e inizio settembre.

Un'insolita foto di famiglia: Honoré e sua moglie Marilisa, in versione di infermiera
Un’insolita (e divertita) foto di famiglia: Honoré e sua moglie Marilisa, in versione di infermiera
Un'insolita (e divertita) foto di famiglia: Honoré e sua moglie Marilisa, in versione di infermiera
Un’insolita (e divertita) foto di famiglia: Honoré e sua moglie Marilisa, in versione di infermiera
Ci racconti della tua riabilitazione al centro di preparazione olimpica di Copenhagen?

Voglio ringraziare il Comitato olimpico danese per il supporto che mi ha dato sin da subito, perché ha significato davvero tanto. Sono uno degli otto corridori WorldTour in Danimarca che fa parte di questo programma e ha a disposizione il loro aiuto in caso di infortunio.

Che tipo di esercizi hai potuto fare, non potendo subito tornare sui rulli?

All’inizio soprattutto con bande elastiche, per rinforzare la cassa toracica dove c’erano gran parte delle fratture. Ho dovuto ristabilizzare tutti quei muscoli, per far tornare più dritta possibile la parte superiore della schiena. Poi, in palestra e, dopo qualche settimana, ho potuto fare un po’ di gambe, senza sovraccaricare la schiena, però sono riuscito a stimolarle per non perdere tutta la muscolatura. E’ molto raro per noi ciclisti allenare la parte superiore del corpo, ma è stato molto importante e sto continuando a farlo tutti i giorni anche adesso a San Marino, per proseguire questa sorta di fisioterapia funzionale. 

In bici, ora come va?

Le sensazioni migliorano, ho cominciato a fare di nuovo intensità. Sto meglio in sella che quando mi sdraio a letto, viste le costole: ma per un ciclista è quasi meglio così. Ho ancora qualche difficoltà per il pneumotorace a respirare al 100%, ma piano piano ci sto arrivando. I wattaggi sono leggermente più bassi, ma piano piano sto rimettendo le fondamenta per tornare il miglior Honoré.

Mentalmente, quanto è stata dura?

In primavera, per altri motivi, non era andata bene, ma dopo la pausa post Liegi, mi sentivo meglio. Mi ero preparato bene, avevo perso peso ed ero quasi arrivato al livello del finale della scorsa stagione. Non se n’è parlato, ma a novembre ero stato investito anche contromano a San Marino, per cui era già stato un inverno un po’ travagliato. Ogni tanto capita e fa parte del mestiere, ma non è facile.

Un ritiro in altura a Livigno e poi per Honoré sarà tempo di tornare in gruppo per la fine di agosto. Obiettivo su mondiali ed europei?
Un ritiro in altura a Livigno e poi per Honoré sarà tempo di tornare in gruppo per la fine di agosto. Obiettivo su mondiali ed europei?
Un ritiro in altura a Livigno e poi per Honoré sarà tempo di tornare in gruppo per la fine di agosto. Obiettivo su mondiali ed europei?
Un ritiro in altura a Livigno e poi per Honoré sarà tempo di tornare in gruppo per la fine di agosto. Obiettivo su mondiali ed europei?
Come ne sei uscito?

Mia moglie Marilisa e la squadra mi sono stati tanto vicini dopo questa caduta, per cui ho provato a pensare positivo e sto lavorando per tornare ad altissimo livello, perché già tanti corridori ci sono passati. Non è semplice certo, poi sono anche in scadenza di contratto per cui voglio dimostrare il mio valore al più presto e sono sicuro che tornerò competitivo già prima di fine 2026.

Pensi che rivedremo Mikkel Honoré alla Vuelta?

Mi sarebbe piaciuto e ne abbiamo parlato, ma non voglio nemmeno esagerare, visto che poi è una corsa di tre settimane. Per cui, meglio puntare sulle classiche e le corse di un giorno per agevolare il recupero al meglio. E poi mi tengo la strada aperta per i mondiali in Canada o per gli europei in Slovenia: sono due obiettivi che mi motivano, anche perché tengo molto alla nazionale.

Pensi vedremo anche Jonas nelle due rassegne?

Secondo me prima della caduta non aveva ancora deciso nulla, perché la stagione è già stata lunghissima per lui tra Giro e Tour col nuovo programma. Adesso poi sarà tutto da vedere. Comunque, che ci sia lui o meno, abbiamo una squadra molto forte, visto anche come sta andando Skjelmose al Tour.