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Casagrande, ultimo italiano sul trono di Svizzera

10.06.2021
4 min
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In questi giorni si sta correndo il Giro di Svizzera, una breve corsa a tappe che anticipa il Tour de France, l’ultimo trionfo italiano nella corsa elvetica risale al 1999, fu Francesco Casagrande a vincere quell’edizione del Giro di Svizzera, sul podio con lui salirono Jalabert e Simoni.

Ci facciamo raccontare proprio da lui le sensazioni e come sia riuscito a vincere una corsa così dura e complicata.

«Quando l’ho vinto io – dice Casagrande – il Giro di Svizzera veniva affrontato maggiormente dai corridori che uscivano con una buona condizione dal Giro d’Italia. La gara, infatti, iniziava esattamente una settimana dopo la fine della Corsa Rosa. Chi voleva preparare il Tour de France faceva il Delfinato che partiva uno o due giorni dopo la fine del Giro».

Sul podio precedette Laurent Jalabert e Gilberto Simoni
Sul podio precedette Laurent Jalabert e Gilberto Simoni
E’ stata un’edizione combattuta quella del 1999, con Simoni e Jalabert che ti hanno dato del filo da torcere per tutte le 10 tappe.

Sì, come detto Simoni e Jalabert uscivano in ottima condizione dal Giro e puntavano a fare bene per dare un continuo alla loro stato di forma. Io invece arrivavo da un periodo di 6 mesi di inattività e avevo messo nel mirino quell’edizione visto che decretava il mio ritorno alle corse.

Un Giro di Svizzera di gestione dove tu e Simoni siete stati insidiati da Jalabert, il quale ha recuperato con la cronometro riuscendo a conquistare la maglia gialla alla quinta tappa.

La mia è stata una corsa sì di gestione, ma soprattutto di costanza. Sono stato sempre davanti e questo mi ha permesso di arrivare alla penultima tappa in ottima posizione. Jalabert era superiore a cronometro, io sono riuscito a difendermi bene, poi sull’arrivo ad Arosa, uno dei pochi in salita di quell’edizione, ho dato tutto e sono riuscito a distanziare i miei due rivali concretizzando il lavoro della squadra, la Vini Caldirola, che aveva tirato per tutto il giorno.

Una corsa che ti è sempre piaciuta particolarmente

Molto, io non ho mai fatto il Tour, quindi era proprio una gara sulla quale mettevo il cerchio sul calendario. Sono andato vicino a vincerlo nuovamente nel 2003 quando ero nella Lampre, ma quell’anno vinse Vinokourov.

Nel 1999 il toscano rientrò da una sospensione di 6 mesi e nel 2000 sfiorò il Giro: qui sull’Abetone
Nel 1999 il toscano rientrò da una sospensione di 6 mesi e nel 2000 sfiorò il Giro: qui sull’Abetone
E’ una corsa meno impegnativa dal punto di vista altimetrico rispetto al Delfinato e sicuramente più lunga viste le sue 10 tappe, ed anche per questo non è mai stata fatta per preparare il Tour?

Esattamente, per numero di tappe è paragonabile ad un altro mezzo Giro, chi prepara il Tour preferisce una corsa di meno giorni ma con più dislivello, così da poter affinare meglio la preparazione ed allo stesso tempo avere più giorni per recuperare.

Una caratteristica in controtendenza nell’ultimo decennio, dovuto anche all’anticipazione del Giro di Svizzera di qualche giorno

Ai miei tempi Ullrich era uno dei pochi a fare il Giro di Svizzera come preparazione per il Tour de France. Nell’ultimo decennio invece ci sono molti più corridori che affrontano questa corsa come rifinitura alla Grande Boucle. I motivi sono due. Il primo è semplicemente legato al cambio del calendario, il Giro di Svizzera è stato anticipato di alcuni giorni sul calendario ed è stato accorciato, non si corrono più 10 tappe bensì 8.

Il secondo?

E’ decisamente un motivo più importante. I corridori tendono a disputare meno gare nel corso della stagione, quando correvo io le gare erano parte della preparazione, ora si corre solamente se si è sicuri di competere per la vittoria.

Francesco Casagrande, Ginestra Fiorentina, 2020, Trofeo numero 1 al mondo 2000
Francesco Casagrande ha 51 anni e vive a Ginestra Fiorentina. Qui con il trofeo di numero 1 al mondo del 2000
Francesco Casagrande, Ginestra Fiorentina, 2020, Trofeo numero 1 al mondo 2000
Casagrande ha 51 anni e vive a Ginestra Fiorentina. Qui con il trofeo di numero 1 al mondo 2000
Ti ricordi qualche aneddoto particolare su quell’edizione del Giro di Svizzera?

Ricordi fatico a metterli a fuoco, sono passati 22 anni (ride, ndr), però ricordo molto bene l’ascesa finale ad Arosa, per l’arrivo dell’ottava tappa. Ricordo la fatica accompagnata dalla voglia di non mollare neanche un centimetro, volevo coronare il mio ritorno alle corse.

Quel Giro di Svizzera ti ha lanciato, il 1999 è stata una stagione importante

E’ stato un bel trampolino di lancio, i risultati nella seconda parte della stagione furono di rilievo, vinsi la Clasica San Sebastian, il Trofeo Matteotti, arrivai quinto al Giro dell’Emilia. Ovviamente io arrivavo con una motivazione diversa, essendo la mia prima gara fu preparata in modo impeccabile, ci tenevo ad iniziare bene.