BUDAPEST (Ungheria) – Era il mese di aprile 2023 quando Nicolò Buratti, dopo un inizio di stagione ad alti livelli con il Cycling Team Friuli, passò direttamente nel WorldTour a causa dell’inatteso ritiro di Haussler per motivi di salute. In quei primi mesi il corridore di Udine aveva messo insieme tre podi in cinque gare nella categoria under 23. Tanto gli bastò per far scattare nella testa della Bahrain Victorious, che già aveva notato il suo potenziale, l’idea di farlo entrare nel professionismo.
Così Nicolò Buratti si ritrovò, nel giro di una settimana, dal correre al Trofeo Piva all’essere in testa al gruppo alla Freccia del Brabante. Da lì una stagione fatta di esperienze nuove e qualche buon colpo di pedale, in particolare alla CroRace.


Diventare corridore
Le stagioni sono passate e Buratti nel WorldTour ci è rimasto fino alla fine del 2025, quando la Bahrain Victorious ha deciso di non credere più nel suo talento. Si sono aperte così le porte della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, diventata professional, che ha accolto il classe 2001 dandogli fiducia e un ruolo importante nel progetto che sta nascendo.
«In questi due anni e mezzo di WorldTour – racconta Buratti – ho sicuramente fatto una bellissima esperienza, ho acquisito un bagaglio tecnico importante tra gare, preparazione e vita da corridore. Ora con la MBH Bank-Csb riparto da questo, sono in una formazione giovane dove avrò le mie occasioni e i miei spazi per cercare di fare più risultati».


Ripensando al tuo percorso nel WorldTour, come lo giudichi?
Con il senno di poi, a distanza di tre anni, direi che è stato abbastanza particolare. Forse tutto troppo. Non dico che non lo rifarei, però se fosse stato gestito in maniera più graduale magari sarebbe stato meglio. O comunque lo avrei preferito.
Quali sono le cose che dopo tre stagioni ti porti via dal WorldTour?
Ma semplicemente chiamiamolo il “lifestyle”. Ho imparato a muovermi ed essere un professionista, in termini di allenamenti, nutrizione, so gestire tanti aspetti della vita da corridore. Anche in cose pratiche della vita ho imparato tanto: girare gli aeroporti, la lingua. Insomma so come funziona il mondo del ciclismo.


Cosa può portare un corridore come te in gruppo e un progetto così giovane?
Diciamo che c’è quasi un effetto contrario. In una squadra WorldTour arrivi che sei il più giovane e hai l’80 per cento delle persone, all’interno del team, che sono più “navigate”. Adesso a 24 anni, sono io uno dei più esperti, ma non che sia vecchio (dice con una risata, ndr). I giovani sono preparati su tutto, non c’è da insegnare nulla di nuovo, però posso sicuramente essere un riferimento in gara o in momenti particolari anche fuori dalle corse. Probabilmente servirà più un supporto umano che tecnico.
C’è qualcosa, sotto questo aspetto, che hai visto in questi primi mesi?
E’ importante trasmettere calma, dire: «Vai tranquillo, c’è tempo». Il mondo del professionismo è difficile, il livello è alto e più andremo avanti e maggiore sarà l’impegno richiesto. Servono pazienza e la consapevolezza di dover fare tutto pian piano, gradino dopo gradino.


Parliamo di te, quali sono i tuoi obiettivi?
Sono venuto alla MBH Bank-Csb-Telecom Fort per avere più spazio e maggiori ambizioni personali in termini di risultati. E’ quello che mi stanno dando ed è quello che cercherò di fare per tutta la stagione, la cosa inizia ad essere gratificante e va a braccetto anche l’obiettivo del team in termini di punti (ovvero cercare di entrare nelle prime 30 del ranking UCI, ndr).
Ripensando al tuo percorso credi che un passaggio intermedio, come un team professional, potesse essere utile?
Posso dire di sì e allo stesso tempo di no. Dipende da che squadra trovi dall’altra parte e dal calendario che ti propongono. Quando sono passato con la Bahrain il calendario era davvero importante e impegnativo, composto solamente da corse di categoria WorldTour o quasi. Forse sono entrato in qualcosa di troppo grande per il corridore che ero. Credo che una squadra professional, come la MBH Bank-Csb, sia l’approccio migliore al professionismo.


Perché?
Si parte dal basso, con l’obiettivo di salire. Se uno di questi ragazzi poi dimostra di avere le capacità ha modo di progredire ed entrare nel WorldTour come corridore più strutturato. Qui siamo in uno step intermedio fondamentale.
Che effetto fa tornare a correre per vincere?
E’ bello, e devo dire che mi era mancato parecchio in questi anni.