Il divieto imposto dall’UCI alle professional di portare i loro corridori alle gare under 23 ha costretto alcune squadre a rivedere programmi e organici. La Bardiani, al pari del Team Polti e della MBH Bank hanno dirottato i loro giovani su gare del calendario professionistico, rendendo meno agevole il loro inserimento. Se l’obiettivo della nuova regola era spianare la strada ai devo team, basti considerare che il livello di questi ultimi è notevole: non ci sarebbe stato niente di male ad alzare la… temperatura del confronto.
Tuttavia la manovra non ha incontrato il favore di tutti gli organizzatori, che forse non vedevano così male la presenza delle professional. Ed è stato così che due grandi corse under 23 come il Trofeo Piva (in apertura foto di Angela Faggion) e il Trofeo Città di San Vendemiano dei presidenti Mario De Rosso e Fabrizio Furlan si sono unite nella stessa visione, cambiando data e categoria: non più under 23, ma internazionali 1.2. Aperte ai professionisti, come pure agli under 23.
«Su questo punto – hanno spiegato praticamente all’unisono i presidenti delle due società – vogliamo essere chiari. Siamo sempre stati un palcoscenico per under 23 e vorremo continuare ad esserlo. Nella selezione delle squadre invitate daremo particolare attenzione a quelle che sceglieranno di schierare formazioni giovani. Il passaggio alla categoria 1.2 rappresenta un’evoluzione necessaria per affrontare le nuove sfide del ciclismo internazionale e ampliare le opportunità di partecipazione, senza snaturare la vocazione delle nostre gare, che continueranno ad avere nei giovani talenti il loro principale punto di riferimento».


Due giorni ad alto livello
La nuova data vedrà le due gare svolgersi il 3-4 aprile 2027: il Trofeo Piva (vinto nel 2026 da Lorello) scala al sabato, San Vendemiano va alla domenica. Il cambiamento di categoria consentirà la partecipazione delle squadre professional italiane, senza tuttavia cambiare la vocazione delle due manifestazioni, che continueranno a puntare sulla valorizzazione dei giovani e a rappresentare un trampolino di lancio verso il professionismo ai giovani talenti del ciclismo internazionale.
«Il ciclismo sta cambiando in maniera rapida e perentoria – ha spiegato Mario De Rosso, presidente dell’AC Col San Martino che organizza il Piva – ma non sempre coordinata, e se non si sta al passo si rischia di rimanere indietro. Alle nostre gare abbiamo sempre cercato di portare i migliori talenti under 23, italiani e non solo. In un calendario internazionale sempre più articolato, crediamo sia importante trovare nuove soluzioni per agevolare la partecipazione delle squadre straniere.
«Unendo le nostre manifestazioni, offriamo loro la possibilità di affrontare due gare di grande storia e prestigio con un’unica trasferta, con l’auspicio di favorire una partecipazione ancora più ampia e qualificata».


Under 23 senza identità
La notizia è stata accolta con favore anche da chi, come la MBH Bank, si era strutturato con un nutrito gruppo di giovani e non ha potuto farli correre secondo quanto avrebbe voluto e vede nella novità del calendario un’opportunità sia per le squadre sia per la crescita degli atleti.
«Secondo me, il ciclismo under 23 internazionale – dice il diesse Gianluca Valoti – sta progressivamente perdendo la propria identità. Oggi i giovani più forti si trovano sempre più spesso a confrontarsi con le squadre WorldTour e questo sta cambiando il panorama delle gare under 23. Per questo credo che avere manifestazioni come il Piva e il San Vendemiano in categoria 1.2 possa essere positivo.
«Si alza il livello tecnico, si offre maggiore visibilità alle gare e si dà la possibilità ai nostri ragazzi di confrontarsi con realtà professionistiche di alto livello. Per noi della MBH, inoltre, avere più corse in Italia rappresenta anche un vantaggio importante dal punto di vista logistico e organizzativo, permettendoci di gestire meglio trasferte e risorse».


C’è voluta la semplice intuizione di due società organizzatrici per dare un po’ di ossigeno a squadre già gravemente provate dalla rincorsa ai punti e costrette a gettare i loro under 23 nella mischia dei grandi, quando sarebbe stato più giusto consentire loro la necessaria gradualità.
Sarebbe bello che riunendo allo stesso tavolo i principali organizzatori italiani, la Federazione propiziasse una serie di manovre analoghe, a tutela del ciclismo italiano. Il volere dell’UCI è ineluttabile, ma a voler davvero incidere sul movimento nazionale, ci sono diverse cosette che si potrebbero mettere a punto.