Data analysis, intelligenza artificiale, computer, dati, punti (depositphotos.com)

EDITORIALE / Punti UCI e ranking, a metà fra scienza e malizia

02.11.2026
5 min
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I punti UCI e la selezione dei team in base al ranking sarebbero un utile tentativo di mettere ordine nel professionismo se il sistema non fosse viziato alla radice. La rincorsa a un posto nel WorldTour con promozioni e retrocessioni ogni tre anni supera la selezione dei primi tempi, basata soprattutto su criteri finanziari ed etici.

La somma dei punti del triennio, dando per scontato il possesso dei requisiti attraverso cui si consegue la registrazione a inizio anno, favorisce l’avvicendamento nella massima categoria. Tuttavia, il fatto stesso che una squadra a corto di punti possa incrementare il bottino andando a correre in ogni angolo del mondo e in ogni categoria possibile rende il sistema poco credibile, per quanto ciò sia attualmente legittimo.

Stando al ranking di fine 2026, la Groupama è il fanalino di coda del ranking WorldTour: 20ª con 9.324 punti
Stando al ranking di fine 2026, la Groupama è il fanalino di coda del WorldTour: 20ª con 9.324 punti
Stando al ranking di fine 2026, la Groupama è il fanalino di coda del ranking WorldTour: 20ª con 9.324 punti
Stando al ranking di fine 2026, la Groupama è il fanalino di coda del WorldTour: 20ª con 9.324 punti

Una tesi della Bocconi

I punti rientrano in un discorso di ottimizzazione gestionale, al punto che la XDS Astana, che all’inizio del 2025 si ritrovò con un notevole gap di punti, si avvalse della consulenza del data scientist francese Morgan Saussine. Già coinvolto dalla squadra nel “Project 35” del 2024, in cui aiutò a pianificare l’attività della squadra perché Cavendish battesse il record di tappe al Tour, il suo ruolo successivo includeva l’ottimizzazione nella selezione dei corridori per ogni gara.

Il suo approccio e la sua analisi del calendario servirono ad aiutare i direttori sportivi a prendere le decisioni migliori. Prevedendo le gare in cui la squadra avrebbe avuto la maggiore probabilità di conquistare punti, fu di supporto nella composizione delle formazioni per ciascuna gara e nel raggiungimento della migliore classifica. E’ quanto si legge nella interessante tesi di Simon Lucat, appena laureato in Statistica alla Bocconi con un lavoro su come la qualità e la composizione interna della rosa di corridori di una squadra possano essere correlate ai punti UCI nelle principali gare (in apertura, immagine depositphotos.com).

I punti UCI di squadra riflettono i risultati ottenuti da tutti i corridori selezionati – si legge ancora nella tesi – ma non evidenziano ogni obiettivo perseguito dalla squadra stessa. Una vittoria prestigiosa può avere un valore sportivo e commerciale non pienamente rappresentato dai punti che rende nella classifica, mentre il miglior lavoro dei gregari rimarrà invisibile se non porterà a un risultato che generi punti.

Il data scientist francese Morgan Saussine è stato uno degli acquisti della XDS Astana (foto (Cyclism'Actu)
Il data scientist francese Morgan Saussine è stato uno degli acquisti della XDS Astana (foto (Cyclism’Actu)
Il data scientist francese Morgan Saussine è stato uno degli acquisti della XDS Astana (foto (Cyclism'Actu)
Il data scientist francese Morgan Saussine è stato uno degli acquisti della XDS Astana (foto (Cyclism’Actu)

Calendari confusi

Eppure proprio la rincorsa 2025 dell’Astana, come la lotta delle professional per un posto nelle prime 30, dimostra che il sistema è tanto severo nelle sentenze, quanto troppo elastico nei passaggi che determinano il ranking. Per quale motivo a una squadra WorldTour si concede di lottare per la permanenza nella categoria partecipando a gare di caratura inferiore alla massima? E per quale motivo la Euskaltel e altre squadre professional hanno potuto mantenere la loro posizione fra le prime 30 andando a correre il Grand Prix International d’Alger (classe 2.2) e il Gran Prix Chiriquí di Panama (ugualmente di classe 2)?

Se l’UCI vuole dare credibilità al sistema e un futuro al ciclismo, è davvero necessario riscrivere i calendari secondo criteri che rendano credibile il meccanismo dei punti. Se le WorldTour potessero fare punti soltanto nelle gare loro riservate, le professional nelle gare di classe .PRO e .1 e alle continental si riservasse la partecipazione alle gare .1 e alle .2, ecco che il sistema si chiuderebbe e la rincorsa diventerebbe credibile. Calendari chiusi, le stesse gare per tutti.

Altrimenti cosa succede? Il livello nelle gare WorldTour è talmente alto per le squadre professional, che paradossalmente non avrebbe tanto senso portare i migliori corridori perché vengano presi a sberloni, rinunciando ad averli nelle gare minori in cui possono fare punti. Se la mia squadra non ha la caratura per lasciare il segno al Giro d’Italia, vale quasi la pena che io mandi i migliori altrove, dato che nella corsa rosa non porterebbero a casa i punti che mi serviranno per rientrare nelle 30.

La vittoria di Martin Gotzon nella Clásica Provincia de Chiriquí di Panama ha permesso alla Euskaltel di consolidare il suo ranking
La vittoria di Martin Gotzon nella Clásica Provincia de Chiriquí di Panama ha permesso alla Euskaltel di consolidare il suo ranking
La vittoria di Martin Gotzon nella Clásica Provincia de Chiriquí di Panama ha permesso alla Euskaltel di consolidare il suo ranking
La vittoria di Martin Gotzon nella Clásica Provincia de Chiriquí di Panama ha permesso alla Euskaltel di consolidare il suo ranking

La teoria e la dura realtà

I punti UCI, si legge ancora nella tesi di Simon Lucat, contribuiscono alla classifica delle squadre e possono influenzare il mantenimento della licenza WorldTour, il massimo livello del ciclismo professionistico. Per questo motivo, le squadre non puntano soltanto a vincere le gare più prestigiose: devono anche pianificare la stagione e selezionare i corridori nelle competizioni in cui hanno maggiori possibilità di ottenere punti. La scelta dei partecipanti a una corsa diventa quindi una decisione sportiva, strategica ed economica.

Per dirigenti e direttori sportivi, emergono pertanto tre indicazioni. La prima è che non basta individuare il corridore più forte, ma bisogna valutare anche la qualità degli altri selezionati. La seconda impone di considerare la distribuzione del talento: può essere utile cioè disporre di più corridori capaci di ottenere punti, senza concentrare eccessivamente le risorse sportive su un solo atleta. Infine occorre valutare le risorse organizzative: il budget rimane associato ai risultati, ma le squadre dovrebbero combinare la selezione di un leader forte e adatto alla competizione con una qualità e una profondità di rosa sufficienti nel resto della squadra 

Se il sistema fosse questo e si basasse su calendari ben delimitati, di cui la tesi tiene conto marginalmente, impostare strategie e pianificare la stagione sarebbe un esercizio lineare. Così tuttavia non è. Rientra in un meccanismo credibile il fatto che squadre professional vadano a caccia di punti nelle corse frequentate soltanto da dilettanti dell’altro mondo? E’ questa la credibilità propugnata dall’UCI oppure lasciare tanta libertà di inventarsi il calendario più adatto è un nuovo modo per dopare il sistema, lasciando spazio ai più furbi?