Luca Colnaghi

Colnaghi, nuova avventura in Cina e riflessioni sulla Bardiani

27.10.2026
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Luca Colnaghi alla fine si è salvato. Se fossimo nel calcio, avremmo detto in calcio d’angolo. La firma con la China Anta-Mentech rappresenta comunque una svolta e, si spera, il rilancio della sua carriera (in apertura foto Instagram).

Colnaghi si è salvato, ma la Bardiani-CSF 7 Saber, la sua squadra, molto meno. Ci riferiamo ovviamente all’esclusione dalla top 30 del ranking UCI. Un risultato difficile da digerire, visto il blasone del gruppo. E certo è un’esclusione che addolora gli appassionati italiani. Ma è chiaro che qualcosa non ha funzionato.

Luca Colnaghi
Colnaghi (classe 1999) in azione alla Bernocchi
Luca Colnaghi
Colnaghi (classe 1999) in azione alla Bernocchi
Luca, andiamo un po’ a ritroso. Partiamo dalla fine, da un paio di giorni fa, quando hai firmato con la China Anta-Mentech. Com’è andata la trattativa? Quando e come si è concretizzata?

Giovedì scorso. Abbiamo fatto tutto in giornata. Appena ho preso contatto con loro, sono stati gli unici, in questo periodo in cui cercavo squadra, a rispondermi subito. Mi hanno fatto una proposta e mi hanno parlato del progetto nel giro di poche ore. Altre persone, invece, si sono dileguate dopo un messaggio. Poi non rispondevano più. Diciamo che era una situazione difficile, soprattutto per me che non ho un procuratore, e anche abbastanza stressante.

Invece loro?

Loro si sono resi subito disponibili e si sono attivati immediatamente. Li ho visti davvero entusiasti. Mi hanno spiegato bene il progetto e la sua logica. Sono rimasto piacevolmente colpito soprattutto dalla fiducia che ripongono nel progetto e nei corridori. Alla fine era proprio quello che cercavo. Volevo trovare persone che lavorassero bene, con passione per i corridori e, soprattutto, che credessero in me e nel mio potenziale. Anche se sulla carta si parte da una realtà più piccola, guardando al calendario che ho fatto negli ultimi cinque anni con la Bardiani, non è nemmeno tanto più ridotto.

Cosa intendi?

Con la Bardiani ho fatto davvero poche gare WorldTour. Non c’era grande fiducia nei miei confronti e si è sempre data priorità ad altri corridori all’interno del progetto. Alla fine ho disputato poche gare. Per dire, quest’anno l’unica prova WorldTour è stata la Milano-Sanremo, alla quale sono stato chiamato due giorni prima per tappare un buco. Altrimenti non avrei fatto neanche quella. Con la nuova squadra andrò a correre gare che, bene o male, ho già affrontato. In Cina, infatti, ho gareggiato spesso con la Bardiani. Anche da questo punto di vista, quindi, non mi troverò in un ambiente completamente nuovo. So già cosa aspettarmi e ho avuto modo di vedere la squadra da vicino. Sapevo che era una formazione apprezzata e ben organizzata.

Colnaghi
Colnaghi ha vinto il Giro di Reggio Calabria (in foto), l’anno scorso, e il Trofeo Città di Brescia, quest’anno
Colnaghi
Colnaghi ha vinto il Giro di Reggio Calabria (in foto), l’anno scorso, e il Trofeo Città di Brescia, quest’anno
Con chi ti sei confrontato?

Con Willie Smit, che è ancora corridore. Questo è un altro aspetto molto interessante. Penso che chi guarda le cose con gli occhi di un atleta e con una mentalità moderna possa davvero fare la differenza. E’ proprio questo tipo di mentalità che, forse, in Italia manca un po’. Da noi si dice spesso che contano le gambe. La realtà è che le gambe sono fondamentali, ma nel ciclismo moderno sono tanti i piccoli dettagli che, messi insieme, fanno la differenza. Tra questi inserisco anche, e soprattutto, l’aspetto mentale.

Un tassello importante è quello della programmazione. Ne avevamo parlato quest’estate ed è un tema riemerso quando hai accennato al ruolo di tappabuchi alla Sanremo. Ne avete già parlato con la China Anta-Mentech?

E’ davvero molto importante, soprattutto nel ciclismo di oggi. Primo, perché sapere quali sono i tuoi obiettivi e dove devi performare al meglio ti dà una spinta mentale notevole. Secondo, perché significa che la squadra dialoga con il corridore e programma insieme a lui. Tradotto: mette le ambizioni dell’atleta al primo posto. Non è la squadra che decide, all’insaputa del corridore, dove mandarlo a gareggiare. Senza una programmazione devi essere sempre al 90 per cento. Devi essere sempre competitivo, ma non puoi mai dire: «In quella gara sarò al meglio. Potrò dare il 101 per cento». Pensate che mi hanno già dato una bozza di calendario.

Luca, indirettamente hai già chiamato in causa la squadra da cui arrivi. La Bardiani è uscita anche dalla top 30. Che cosa non ha funzionato, soprattutto nella seconda metà della stagione?

Nei miei confronti, sicuramente, non c’è mai stata grandissima fiducia. E questo non lo nego.

Cosa ti porta a dire questo?

Non sputo nel piatto in cui ho mangiato. So che grazie a loro sono diventato professionista e sono rimasto nel gruppo per cinque anni. Negli ultimi due o tre anni, però, è mancata forse la fiducia nei miei mezzi. Mi sono sentito un po’ fuori dal progetto. Negli ultimi due anni, infatti, rispetto agli standard della Bardiani, ho corso davvero poco. Quest’anno ho chiuso con 43 giorni di gara.

Alla Trans-Himalaya quattro top ten per Colnaghi (foto China Xizang Trans-Himalaya)
Alla Trans-Himalaya quattro top ten per Colnaghi quest’anno (foto China Xizang Trans-Himalaya)
Alla Trans-Himalaya quattro top ten per Colnaghi (foto China Xizang Trans-Himalaya)
Alla Trans-Himalaya quattro top ten per Colnaghi quest’anno (foto China Xizang Trans-Himalaya)
Ma a livello di squadra, dicevamo, che cosa non ha funzionato?

Secondo me, è una questione proprio di programmazione. Ti permette di avere corridori competitivi in determinati blocchi di gare e, di conseguenza, di mantenere una costanza di punti importante. Alla fine, questa ranking UCI, almeno per come la vedo io, è meritocratica nei confronti di chi lavora bene.

Qualche giorno fa Roberto Reverberi ci aveva detto l’esatto contrario…

Faccio un esempio. Penso alla Unibet, una squadra relativamente nuova. Come ha fatto a ottenere quei risultati, senza avere un budget da WorldTour? Secondo me, perché ha lavorato alla grande e, anno dopo anno, ha compiuto una crescita importante. Se lavori su ogni piccolo dettaglio, è normale che poi tu riesca a fare la differenza.

Passiamo dalla parte del diavolo, Luca. Prima ci hai detto che negli ultimi due anni è mancata la fiducia nei tuoi confronti. Ma Colnaghi può dire di aver fatto tutto bene? C’è qualcosa che rivedresti anche da parte tua?

Sono autocritico e mi metto sempre in discussione. Chi mi conosce sa che ho una professionalità, dentro e fuori dalla bici, che pochi hanno. Ne sono convintissimo e chi ha lavorato con me lo sa. Negli ultimi tre anni ho avuto tanti problemi. Nel 2024, dopo la prima gara, ho dovuto fermarmi per due mesi per un’operazione. Quando sono rientrato, però, ho ottenuto subito dei risultati. In seguito ho fatto fatica, probabilmente perché mi mancava la base di lavoro. Di conseguenza, ho continuato a rincorrere la forma migliore, anche se qualche risultato, seppur minore, l’ho ottenuto.

Vai avanti…

L’anno scorso ho iniziato la stagione con il fuoco di Sant’Antonio. Nonostante un problema che mi aveva davvero debilitato sul piano fisico, la squadra mi ha fatto correre due gare in Spagna, ad Almería e Murcia. Due giorni dopo avevo la febbre: ero completamente ko. Ho ripreso con calma, poi ho avuto quell’aggressione durante un allenamento, nella quale mi sono rotto una costola e lussato una spalla. Forse lì ho sbagliato io, per la mia stessa professionalità, cercando di tornare a correre subito in Belgio. La settimana successiva, invece, sono stato mandato in Croazia per tappare un buco. Mi sono ritirato già alla prima tappa: era improponibile in quelle condizioni.

Luca Colnaghi
Colnaghi saluta la Bardiani dopo cinque anni…
Luca Colnaghi
Colnaghi saluta la Bardiani dopo cinque anni…
Diverse sfortune, insomma…

E non sono finite – sospira Colnaghi – quest’anno ho iniziato con un’altra operazione al soprassella. Dopo tre settimane di allenamento sono rientrato in Grecia, dove ho ottenuto comunque tre piazzamenti nei primi dieci, pur avendo pochissimo lavoro nelle gambe. Poi sono stato chiamato anche alla Sanremo, con un mese di allenamento alle spalle. Per uno come me, sicuramente, è stato un rientro affrettato. Probabilmente ho sbagliato proprio in questo: sono tornato troppo presto. Mi mancava la base e, nelle prime gare, ero anche presente, ma non avevo ancora quel qualcosa in più che serviva per ottenere risultati. Quando la squadra ha visto che non arrivavano, ho avuto la sensazione che avesse tirato un po’ indietro i remi nei miei confronti.

E tu?

Da quel momento ho corso davvero poco. Nel mese e mezzo precedente al campionato italiano sono rimasto senza gare, perché ero stato escluso dalle convocazioni. Poi, però, ho dimostrato che la professionalità ripaga. Dopo un mese e mezzo di soli allenamenti, con uscite anche da 300 chilometri, sono arrivato quarto al Campionato Italiano. Poi ho vinto il Trofeo Città di Brescia. Alla Trans-Himalaya ho ottenuto piazzamenti nei primi dieci. Sono arrivato secondo al GP del Lazio e al Giro di Campania. Alla Coppa Bernocchi ero pronto a giocarmi qualcosa di importante in volata, ma sono rimasto coinvolto nella caduta. Quello che voglio dire è che, quando mi alleno e corro con continuità, ci sono.

Nell’ultimo periodo c’era un po’ di tensione in squadra? Ci riferiamo alla questione della top 30. Si respirava un po’ d’ansia?

Sì e no, sinceramente. Questa ansia l’ho percepita, ma soltanto nell’ultima settimana, quando hanno capito che ormai l’Euskaltel aveva fatto la mossa giusta. Forse, secondo me, se ne sono resi conto troppo tardi.