A fine stagione gli atleti sono costantemente monitorati, ma qualcosa cambia nel corpo dei ragazzi e delle ragazze. Una volta si tendeva a concludere l’annata con valori più bassi, a partire da ematocrito ed emoglobina, e spesso anche con qualche chilo in meno. Si era, per così dire, finiti. Oggi le cose sono cambiate… anche nell’offseason.
E sono cambiate parecchio. A ribadirlo è anche il dottor Andrea Giorgi, medico e coach della Bardiani-CSF. Più che capire come si esce dalla stagione, bisogna ragionare su come mantenere determinati valori. Perché, come sottolinea lo stesso Giorgi, oggi l’imperativo è mantenere la performance. Naturalmente, con le dovute proporzioni e tenendo conto del periodo di stacco. Il concetto, però, è chiaro: se si vuole migliorare alla ripresa, non bisogna arrivare troppo indietro. E alla fine della stagione non si deve essere finiti. In quel caso, infatti, qualcosa non ha funzionato.


Dottor Giorgi, quali sono i valori che tendono a scendere maggiormente e che bisogna recuperare?
Il presupposto è che, dopo una stagione lunga e dura, oggi gli atleti hanno periodi di stacco e periodi in cui puntano a determinati obiettivi. Questo fa sì che non arrivino, e non debbano arrivare, troppo stanchi o carenti sotto il profilo di determinati valori. Semmai, subentra il discorso psicologico.
Il discorso psicologico?
Questo incide molto. Con una programmazione adeguata, a fine stagione gli atleti arrivano alle gare, diciamo, atleticamente pronti. Di conseguenza, il peso psicologico può essere maggiore rispetto a quello fisico. In quel periodo si dà tutto e, dal punto di vista atletico, ci si può sentire ancora bene. Guardiamo gli atleti di alto livello, come Paul Seixas per esempio: fanno bene fino al Lombardia. Non ci arrivano sfiniti. Riescono a esprimere valori importanti. Tutto dipende, quindi, dalla programmazione stessa. L’approccio a questo tema è molto diverso rispetto a qualche anno fa.
La programmazione è alla base di tutto. Quindi certi valori non decadono soltanto per motivi fisici?
Esatto, la programmazione è diversa. Un professionista ha o dovrebbe avere una pianificazione che consenta all’atleta di ridurre il meno possibile la prestazione durante la stagione e di arrivare sempre pronto alle gare a cui punta. Il peso psicologico di una corsa a fine stagione può esserci, perché si pensa alle ferie imminenti. Si dice: do il tutto per tutto e poi vado in vacanza, stacco. Questo, però, non significa necessariamente avere anche una stanchezza fisica misurabile.


Dal tuo punto di vista medico, invece, che cosa osservi?
Bisogna prestare attenzione, perché entrano in gioco diversi fattori. Uno importante è l’adattamento al riposo, cioè quello che succede quando l’atleta smette di allenarsi e comincia il periodo di stacco. In questa fase i parametri cardiorespiratori, ormonali ed ematologici cambiano. Per esempio, dopo due settimane di inattività, la riduzione del VO2max può oscillare dal 5 al 15 per cento.
Di questo ti avremmo chiesto. Ormai si sente parlare di determinati lavori da svolgere anche in offseason. Perché?
Esatto. I nuovi protocolli di allenamento prevedono soprattutto sedute in zona 2, ma anche richiami di sprint ad alta intensità, fino al VO2max. Sono variazioni intense da inserire un paio di volte alla settimana, perché in questo modo il declino del VO2max è minore.
Soprattutto in ottica ripresa, immaginiamo…
Esatto. Ed è proprio questo l’aspetto importante. Lo stesso discorso vale per i parametri cardiorespiratori ed ematologici. Dopo appena due giorni di stacco si osserva una riduzione del volume plasmatico. Il sistema vascolare è come un circuito di tubi al cui interno scorre il sangue. Il cuore è una pompa. Se il flusso è abbondante, il cuore lavora con uno sforzo minore e i battiti si abbassano, mentre riesce a pompare in modo più efficace. Se aumenta il volume ematico, entrano in gioco diversi adattamenti che migliorano la termodispersione, l’ossigenazione muscolare e la capacità del sistema cardiovascolare. Tutti questi aspetti cambiano quando si modifica il carico di allenamento.


E quindi che cosa succede?
Dopo due giorni di stacco si registra già una riduzione del volume plasmatico. A riposo, quindi, possono aumentare i battiti cardiaci. Anche la capillarizzazione tende a diminuire e questo, nel tempo, può ridurre la prestazione. Prima accennavamo all’emoglobina. Vi faccio un esempio: al Giro d’Italia gli atleti effettuano gli esami del sangue prima della partenza e a metà corsa, oppure vengono sottoposti a controlli nell’ambito delle procedure antidoping. Può capitare che si noti una diminuzione dell’emoglobina di due punti. In realtà, probabilmente, non si tratta di una vera riduzione della massa emoglobinica, ma di una pseudo-anemia dovuta all’aumento del volume plasmatico, che diluisce il sangue.
Spiegaci meglio…
Oggi questo fenomeno può essere valutato anche attraverso sistemi più evoluti, come la misurazione della massa emoglobinica, utilizzati dalle squadre più attrezzate e in ambito ospedaliero. Al contrario, quando si riduce l’allenamento, può verificarsi un’emoconcentrazione, con un aumento dei valori misurati di emoglobina ed ematocrito. Anche in questo caso, però, il dato può essere fuorviante. Non è detto che sia aumentata la quantità di emoglobina in sé: può essere semplicemente diminuito il volume plasmatico. E’ come un cucchiaino di sale: un conto è metterlo in mezzo litro d’acqua, un altro è scioglierlo in un litro. La quantità di sale è la stessa, ma la concentrazione nell’acqua è differente.
Visto che il discorso si è spostato dai valori alla prestazione fisica, immaginiamo che entri in ballo anche la forza…
Esatto. Anche in questo caso si verifica una riduzione degli stimoli legati all’allenamento della forza in palestra. Già dopo una settimana si può registrare un calo significativo. E’ uno dei motivi per cui oggi si cerca di mantenere l’attività in palestra almeno una volta alla settimana anche durante la stagione. Va di moda allenarsi ogni dieci giorni con un determinato tipo di lavoro sulla forza, diverso da quello svolto in offseason. Gli obiettivi, infatti, sono differenti.


Cioè?
Durante la stagione, il principale obiettivo è lo sviluppo cardiorespiratorio, mentre in offseason bisogna mantenere anche la componente della forza. E’ importante continuare a eseguire questi esercizi anche durante il periodo di stacco, per evitare che la forza diminuisca.
Da medico e da preparatore, dottor Giorgi, consigli un paio di settimane di riposo totale?
Spetta al preparatore e all’atleta valutare lo stress accumulato dal ciclista durante la stagione e il modo in cui risponde ai carichi di allenamento. Torniamo, in parte, al discorso iniziale. C’è l’atleta che ha disputato tutta la stagione ad alto livello e mi dice di avere bisogno di staccare, perché vuole concedersi una decina di giorni di ferie. Lo comprendo e lo assecondiamo. C’è invece l’atleta che è stato infortunato, ha lavorato meno e può essere pronto a riprendere prima. In quel caso si può valutare una ripartenza anticipata, con un carico di allenamento adeguato, magari per arrivare subito in condizione nella prima parte della stagione. Resta il fatto che una settimana di vacanza fa sempre bene.
Ma, dal tono, ci sembra che la frase non sia finita…
Ricordo che, quando finisce il campionato di calcio, i calciatori vanno in ferie per una decina di giorni. Poi, però, hanno i compiti a casa: ognuno riceve la propria scheda da svolgere anche al mare, o comunque prima del ritrovo in ritiro. I ciclisti, invece, spesso si fermano del tutto. Magari dovrebbero dedicarsi a un po’ di stretching e, soprattutto, prestare attenzione al peso corporeo.


Una volta si finiva la stagione piuttosto provati, anche dal punto di vista del peso. Oggi com’è la situazione? Il peso rimane costante? Abbiamo sentito di corridori che sono usciti dal Giro d’Italia con lo stesso peso con cui erano partiti.
Una volta l’alimentazione era all’ultimo posto. Oggi è al primo, forse persino prima della preparazione fisica dell’atleta. Il peso deve essere mantenuto abbastanza stabile, anche in offseason. Se a dicembre ti ritrovi con un atleta che pesa quattro o cinque chili in più, sei già in difficoltà. Il margine di variazione dopo il periodo di stacco si è ridotto parecchio.
Ma, alla partenza della Veneto Classic, l’ultimissima corsa dell’anno, mediamente gli atleti pesano di più o di meno?
Anche in questo caso dipende dall’atleta. In teoria, chi deve fare la prestazione dovrebbe essere in forma. Gli altri, se non hanno più molta voglia di correre o sono già a posto con i propri obiettivi, magari non sono al massimo della definizione, ma stanno comunque bene. Ormai è diventata una questione di forza di volontà e di capacità di mantenere il più possibile la prestazione.
Però, mentalmente, è dura?
Sì, è dura. C’è poco da dire. Persino Tadej Pogacar ha dichiarato di non sapere fino a quando riuscirà a sostenere questi ritmi. Oggi si lavora sui marginal gain e, proprio per questo, non ci si può permettere di perdere completamente la condizione. Nemmeno in offseason.