MONTICHIARI (Brescia) – La sedia sulla quale ci sistemiamo insieme a Diego Bragato è la stessa che pochi minuti prima ha occupato Dino Salvoldi. I due cittì della pista azzurra endurance arrivano al mondiale di Shanghai alla ricerca di risposte ed equilibri sui quali costruire il futuro immediato e non solo. C’è da correre per le maglie iridate, messe in palio in questo lato della Cina. Diego Bragato sa che si dovrà avere anche la testa a Los Angeles che fisicamente è dall’altra parte del mondo, ma nella testa dei due tecnici sono molto vicine. Quasi attaccate.
La nazionale femminile guidata da Diego Bragato ha visto dei ritorni importanti, come quello di Elisa Balsamo e di Rachele Barbieri. Due storie diverse di amore per il parquet, che non poteva essere messo in secondo piano. Allo stesso tempo la spedizione azzurra si costruisce anche grazie alle certezze costruite nel corso degli anni: Chiara Consonni, Martina Fidanza, Martina Alzini e Vittoria Guazzini.


Come ci si avvicina all’esordio questa nazionale femminile?
Con la consapevolezza di ricoprire un ruolo importante perché arriviamo da campionesse in carica nel quartetto (e con il titolo olimpico nella madison, ndr). Allo stesso tempo siamo consapevoli che non è questo il nostro traguardo, ma un po’ più in là. Stiamo guardando ovviamente a Los Angeles, per noi questa è una tappa di avvicinamento.
Un modo per riprendere confidenza?
Inizia il biennio di qualifica olimpica, aspetto importante e da tenere in grande considerazione. Il mondiale di Shanghai ci permetterà di vedere le altre nazionali e capire come hanno lavorato e a che punto sono. Sappiamo quali sono le squadre da tenere d’occhio, allo stesso tempo siamo consapevoli di avere ancora delle cose da fare da qui a Los Angeles. Tuttavia misurarsi e capire dove siamo rispetto agli altri sarà importante.


Nell’arrivare a un mondiale senza grandi riferimenti si guarda a se stessi o su quali nazionali puntare l’attenzione?
L’uno e l’altro. In questi anni abbiamo monitorato, raccolto i dati su di noi, siamo migliorate rispetto all’anno scorso e sappiamo in quali aspetti crescere nei prossimi anni. Però ovviamente ci si confronta anche con le altre. Ad esempio sappiamo che le inglesi, le neozelandesi e le americane sono squadre da monitorare. C’è curiosità anche per quelle realtà che arriveranno dai Giochi Asiatici.
Cosa si guarda?
In quel caso i tempi, perché abbiamo visto delle prestazioni davvero incredibili, siamo curiosi di capire se verranno riconfermati. E poi c’è la grande novità: il quartetto delle olandesi, da loro ci aspettiamo subito grandi prestazioni.


Nel costruire il cammino per Los Angeles quanto pesa questo mondiale?
Ne ho parlato con le ragazze prima di partire, sarà un mattone importante ma non fondamentale. Perché ci misureremo con le altre nazionali, in caso di vittoria o di sconfitta il nostro percorso non deve cambiare. ci sarà da lavorare tanto e a testa bassa perché l’obiettivo da raggiungere è un altro. E’ un mattone importante perché è il primo, ma non deve né illuderci né abbatterci.
E’ stato semplice costruire il gruppo che correrà a Shanghai?
Diciamo che non è stato facile. In primis la mancanza di Federica Venturelli si farà sentire. L’altra difficoltà è data dal fatto che le ragazze arrivano da una stagione intensa su strada e ognuna di loro ha avuto un calendario diverso. C’è chi ha corso tanto ed è arrivata a fine stagione molto stanca o chi per infortuni o cose varie ha recuperato e in questo momento sta lavorando.
Diego Bragato come ha lavorato per trovare l’equilibrio?
Con la parte di analisi: i numeri e i dati raccolti mi hanno dato una mano. Inoltre il rapporto con le atlete in queste settimane e i feedback raccolti mi hanno permesso di muovermi al meglio. I programmi di lavoro sono stati differenziati proprio per permettere a ognuna di arrivare al massimo della condizione possibile.


Torna Rachele Barbieri dopo due anni…
Ho apprezzato il suo rientro e il modo in cui si è approcciata a questo mondo. Si è riguadagnata il posto sul campo con un bell’atteggiamento, si è presentata bene alle gare, ai campionati italiani. Ha fatto la sua parte per far vedere che aveva voglia di rimettersi in gioco e che ha fame di risultati. Credo abbia portato un’energia positiva per tutto il gruppo.
Arrivi con qualche curiosità tecnica?
La principale è soprattutto vedere queste olandesi come sono in un quartetto, è la curiosità più grande perché rispetto alle nostre ragazze sono consapevole di quello che possiamo ancora fare nei prossimi anni. Sono convinto che abbiamo un bel gruppo con dei tasselli sui quali lavorare, voglio capire ad oggi quanto valiamo.