Certe volte un secondo posto può avere un sapore molto dolce. Certamente non è il caso di Ciccone che ancora maledice – giustamente – quei millimetri costatigli il titolo europeo, ma nel caso di Antonio Tiberi la piazza d’onore alla fine della Cro Race ha un significato profondo, legato non tanto e non solo alla categoria della prova (2.Pro) ma al fatto che viene nella fase finale di una stagione contraddittoria, che gli ha dato tanto ma forse chiesto anche di più.


Alla vigilia della sua partecipazione alla Tre Valli Varesine, una delle ultime prove del calendario in programma proprio oggi, è un Tiberi disponibile a parlare e confrontarsi quello che analizza la recente corsa balcanica: «Sinceramente è stata davvero una bella esperienza. Soprattutto siamo stati molto fortunati con il meteo, quindi me la sono goduta e sono tornato a casa sinceramente con dei bei ricordi, cosa che non capitata molto spesso in questa stagione».
Quattro secondi di distacco dal danese Svarre. Riflettendoci un po’, dove sono scaturiti?
Decisivo è stato l’arrivo della terza tappa dove si è deciso il tutto, dove io e il danese siamo arrivati insieme con Wellens a 6”. Poi la differenza l’hanno fatta gli abbuoni perché nelle tappe successive non c’era tanto spazio per provare a fare qualche azione, non c’era terreno adatto per qualche accelerazione decisiva, rimanevano giusto i bonus dei traguardi volanti dove provarci e non essendo nessuno dei tre uno sprinter, abbiamo provato a fare delle azioni. Senza risultato perché i ragazzi della Uno-X facevano buona guardia a supporto di Svarre.


Sulla base di com’è andata la stagione, questo secondo posto ti ha dato delle sensazioni positive, una voglia di rilancio rispetto a tutto quello che era successo prima?
Sicuramente, ma già dalle gare precedenti in Italia, un po’ in tutta questa ultima parte di stagione, ho sentito buone sensazioni, la voglia di rifarmi e questo mi metteva comunque morale, anche un po’ di tranquillità. In Croazia ho trovato una forma decisamente buona, quel qualcosina in più che mi ha dato più sicurezza anche in base a com’era andata la stagione fino allora. Avevo bisogno, a prescindere dal primo o secondo posto, di quell’iniezione di fiducia.
Confermi di essere un ottimo specialista per le corse a tappe medio-brevi. Sulla base dell’esperienza all’ultimo Tour de France, qual è lo step ulteriore che va fatto: è solo questione di resistenza, viste le tre settimane, o c’è qualcosa in più?
Io credo che sia solo questione di trovare il picco di forma al momento giusto. L’ho già provato su me stesso in primis, quando sono in condizione non ho problemi ad affrontare tre settimane di gara, come è stato nel Giro del 2024, dove continuavo a sentirmi bene anche alla penultima tappa. Non è il problema delle tre settimane, ma solo perfezionare la preparazione, tutto quello che c’è dietro per arrivare all’obiettivo nella forma migliore della stagione.


E’ quindi questa la tua prossima sfida…
Diciamo che è l’aspetto dove c’è da lavorare. Se per qualsiasi problema non riesco a presentarmi a un Giro, un Tour o una Vuelta che non sono al massimo, c’è poco da inventarsi per competere in modo da andare per una classifica generale.
Tu hai già fatto 72 giorni di gara che sicuramente non sono pochi tra tutti i professionisti, però ottobre è ancora abbastanza intenso per te, ti attendono Tre Valli Varesine, Lombardia e la Japan Cup. A che cosa devi attingere per poter affrontare queste ulteriori prove?
Queste tre gare erano i miei obiettivi per il finale di stagione, soprattutto il Lombardia cui tengo in particolar modo. Il Croazia mi ha dato le conferme di cui avevo bisogno, l’unica cosa che nel frattempo è un po’ cambiata è un leggero raffreddore e questo mi fa un po’ rabbia proprio perché a quelle gare volevo essere al massimo, senza ostacoli. Magari ho paura di non essere al 100 per cento, ma stiamo cercando di fare tutto il possibile per recuperare il prima possibile, almeno in vista del Lombardia.


Chiaramente è ancora presto per capire quali saranno programmi e obiettivi della prossima stagione, ma l’andamento di questa ti dà una spinta ulteriore verso il 2027?
Certamente. Questa è stata una stagione che ci ha fatto imparare tante cose e abbiamo capito dove possiamo e dobbiamo migliorare per il prossimo anno. Gli obiettivi verranno stabiliti nei training camp, ma se volete un parere personale, mi piacerebbe tornare al Giro d’Italia, anche perché ho visto che c’è qualche tappa vicino alle mie zone giù a Roma e quindi mi piacerebbe esserci. Ma c’è da parlarne con la squadra e trovare un accordo insieme.